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Menopausa. Evoluzione, genetica e futuro

La menopausa, o meglio i suoi effetti, è un fenomeno "naturale" che le donne affrontano quando raggiungono una età compresa fra i 45 ed i 55 anni.
©medicina360
Se le problematiche di maggior interesse riguardano le modificazioni psico-fisiche che la menopausa comporta, da un punto di vista scientifico l'interesse è nel comprendere le basi di questo fenomeno. Un fenomeno che in natura è praticamente assente. E questo non a caso se affrontiamo questo argomento da un punto di vista evolutivo.
Nella prima riga di questo topic ho virgolettato l'aggettivo naturale per un motivo molto semplice. La menopausa è si un fenomeno tipico nella vita delle donne ma lo è soltanto per il fatto che la natura non aveva previsto che noi vivessimo così a lungo. Ricordiamo alcune nozioni base della selezione naturale:
  • la selezione agisce UNICAMENTE su quegli aspetti che determinano alterano la fitness.
  • In genetica, fitness definisce il potenziale che un organismo ha di riprodursi con successo. Due esempi pratici. Una mutazione che renda un animale albino in natura è sfavorita in quanto esso sarà meno abile nella caccia (o nella fuga se erbivoro) quindi avrà una vita media minore e meno, sempre che ne abbia, progenie. Una mutazione che renda questo animale criticamente cardiopatico nella fase avanzata della vita adulta non avrà grosso effetto in quanto in assenza di sintomi da giovane adulto, avrà già avuto modo di riprodursi più volte. La mutazione si fisserà nella popolazione. Da un punto di vista selettivo sarà infatti irrilevante.
  • Se un fenomeno fisiologico compare oltre il periodo della vita media di un organismo questo ugualmente si fisserà o più semplicemente non ci sarà alcuna selezione contraria, in quanto la stragrande parte dei portatori si sarà già riprodotta e/o sarà già morta prima che questa mutazione sia manifesta.
Fatte queste premesse (vedi anche la parte finale di questo articolo) diviene ovvio estrapolare che la menopausa semplicemente esiste perché un compito impegnativo come quello della gravidanza era tale da rendere, perdonatemi il termine, allo stato brado dell'evoluzione umana, la possibilità di raggiungere i 50 anni praticamente nulla. Quindi la perdita di funzionalità riproduttiva, perché questa è in estrema sintesi la menopausa, è un prodotto collaterale dell'invecchiamento fisiologico per cui il nostro corpo non è stato programmato.
Nel caso dell'uomo la situazione è in parte diversa in quanto pur essendovi una chiara diminuzione della fertilità con gli anni, il rapporto fra investimento riproduttivo richiesto e possibilità di successo è chiaramente inferiore. Ancora più semplicemente: l'atto riproduttivo di successo di un primate che sia riuscito a superare la mezza età viene premiato da una maggiore discendenza, e quindi selezionato positivamente, anche se un minuto dopo l'atto il "vecchio" primate fosse stato, in quanto meno agile, "predato" da un grosso felino nelle vicinanze o fosse morto per un attacco cardiaco. Nel caso di una primate femmina ovviamente l'atto in se è il meno; deve riuscire non solo a sopravvivere fino al termine della gravidanza ma deve tenere in vita la prole fino a che diviene indipendente. Una probabilità che diviene esponenzialmente più bassa con il superamento della piena maturità fisica.
I punti di cui sopra sono l'unica cosa di cui tenere conto. Il fatto che noi da meno di un centinaio di anni vediamo la frequenza degli ultracinquantenni in costante aumento, da un punto di vista evolutivo è un battito di ciglia in una giornata. Perché il periodo in cui insorge la menopausa si sposti oltre il periodo attuale saranno necessarie moltissime generazioni in cui, naturalmente e NON grazie a fecondazione assistita, la proporzione di donne che figliano in tarda età superi una certo valore per un numero sufficiente di generazioni. Inoltre tale capacità riproduttiva dovrà essere anche associata ad un incrementato numero di individui  o loro "successo", generati.
Se invece tale fenomeno venisse ottenuto SOLO grazie alla tecnologia si accumulerebbero paradossalmente nella popolazione un numero di individui che portano geni a fitness bassa. Se tale frequenza dovesse aumentare oltre un certo livello basterebbe UNA SOLA generazione non in grado di usufruire della tecnologia (per motivi vari che comprendono costi non accessibili, crisi sociali o economiche, catastrofi naturali, etc) per avere un effetto dirompente, e negativo, sulla fertilità della popolazione e quindi sugli equilibri sociali.

Un recente studio multinazionale (UK, UE, USA, Australia e Singapore), pubblicato su Nature Genetics e condotto su 50.000 donne in menopausa e di età intorno ad i 50 anni, ha permesso di ottenere molte informazioni sui geni e quindi sulle vie metaboliche coinvolte nella menopausa. In particolare 13 sono i geni identificati e 17 le regioni genomiche in qualche modo strettamente associate alla menopausa. La maggior parte dei geni codifica per proteine coinvolte nei processi di riconoscimento dei danni genetici e nei processi di riparazione,  ed altri geni invece importanti per il funzionamento del sistema immunitario e nella regolazione ormonale.
Parte degli sforzi dei ricercatori sono ora indirizzati nel capire quali siano i meccanismi alterati che portano ad una precoce, o tardiva, menopausa.


*** aggiornamento febbraio 2016 ***

Sull'argomento "perché esiste la menopausa" segnalo un articolo pubblicato su Biology Letters in cui si discute delle varie ipotesi. Oltre a quella già descritta ("menopausa come difetto divenuto evidente nella specie umana semplicemente perché vive più di quello per cui l'evoluzione l'ha selezionata") si ipotizza che possa avere giocato un ruolo importante anche la crescente tendenza dei figli maschi a rimanere nei dintorni della famiglia originaria. La presenza della donna "non più fertile" (in altre parole la nonna) in grado di curare la propria discendenza (i nipoti) avrebbe avuto un impatto sostanziale nel massimizzare la trasmissione dei propri geni anche senza riprodursi. Perché "figli maschi"? Le figlie femmine sono notoriamente più efficienti nell'assicurare il benessere della prole rispetto e quindi l'impatto della presenza della "nonna" sarebbe stato inferiore.
Possiamo dire allora che i "mammoni" sono una delle cause della menopausa? In un certo senso, si.
(Patterns of philopatry and longevity contribute to the evolution of post-reproductive lifespan in mammals, Biology Letters, 2016, v12 n2)




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