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Megalodonte. La scomparsa del mega squalo fu causata da predatori più abili e non da eventi ambientali

Dimenticatevi gli squali di Spielberg o quelli dei film della Asylum, la casa di produzione famosa per film del filone popcorn-catastrofista ricca di effetti speciali low cost e con trame (!?!) che definire trash è già un complimento (il più famoso è sicuramente Sharknado). La natura (e le discipline che indagano il suo mutare) offre spunti ben più interessanti alla persona curiosa, in quanto decisamente reali  sebbene apparentemente "incredibili".
Limitandoci al filone "squali che non vorremmo incontrare" come non citare allora il fortunatamente per noi estinto Carcharocles megalodon, lungo circa 18 metri (tre volte lo squalo bianco) ed egualmente feroce (a giudicare dalla dentatura). 
Vedi anche il sito prehistoric-wildlife.com
Il megalodonte visse tra i 23 e 2,6 milioni di anni fa per poi scomparire senza una ragione evidente; un mistero questo dato che nel periodo non si sono verificate estinzioni di ampia portata tale da spiegare il perché una specie sopravvissuta per 20 milioni di anni sia "improvvisamente" diventata inadatta.
Nota. Dalla comparsa dei primi resti fossili (il Fanerozoico, l'eone in cui viviamo, comprende gli ultimi 540 milioni di anni) si contano cinque estinzioni di massa (70-90% delle specie estinte) più una serie di eventi "minori". Secondo molti ricercatori l'era in cui viviamo, Olocene, è concomitante alla sesta estinzione di massa, attribuibile questa volta all'azione umana.  (per ulteriori info vedi --> Olocene, --> estinzioni di massa)
L'ipotesi comunemente accettata è che  l'animale non abbia saputo adattarsi alla variazione delle condizioni climatiche iniziate nel pliocene e culminate con le glaciazioni dell'era quaternaria (--> qui). A mettere in discussione questo assunto arriva ora lo studio condotto da ricercatori dell'università di Zurigo che correla il declino del megasqualo non a variazioni climatiche ma alla perdita di competitività a causa della comparsa nella stessa nicchia ecologica di specie più efficienti, vale a dire di predatori capaci di "rubargli" il cibo (e magari anche in alcune situazioni di diventare pericoli diretti).
Denti fossili di megalodonti, alcuni dei quali lunghi fino a 18 cm!!! (credit: Pimiento C et al)

Lo studio ha preso in esame circa 200 resti fossili di megalodonte provenienti da diverse parti del mondo usandole per "mappare" le variazioni occorse (sia come caratteristiche fisiche che nella diffusione) nell'arco di 20 milioni di anni. Se nel Miocene inferiore (tra 20 e 16 milioni di anni fa) i megalodonti popolavano principalmente le acque calde epicontinentali dell'emisfero settentrionale, nella fase di maggior diffusione arrivarono fino alle coste australiane e del Sudamerica.

La Terra ai tempi del Miocene e la diffusione del megalodonte. I continenti sono quasi nelle posizioni odierne. Da notare la separazione tra le due americhe  che fungeva da via di passaggio di molte specie marine e la maggiore apertura dell'area mediterranea. (Clicca QUI per la versione ingrandita) Credit: Catalina Pimiento et al, UZH
I dati sulla diffusione di questi giganti non sembrano indicare alcuna sostanziale variazione nella densità di popolazione anche nei periodi più freddi (che, è bene ricordarlo, non raggiunsero MAI le intensità della Snowball Earth del Neoproterozoico e che causo la quasi totale estinzione della vita sulla Terra); al contrario la loro popolazione si espanse anche a cavallo dei periodi freddi, in disaccordo quindi con l'ipotesi climatica.
Al contrario i ricercatori hanno notato una curiosa correlazione tra la densità di popolazione dei megasquali e quella di altre specie acquatiche di taglia piccola: al diminuire del numero di megalodonti si osserva anche una riduzione dei mammiferi marini di taglia inferiore. Il che potrebbe sembrare controintuitivo a meno di considerare che questi mammiferi non fossero il cibo preferito del megadonte ma che questo ci cibasse preferenzialmente di animali di taglia maggiore, tra cui (ma non solo) dei veri predatori dei piccoli mammiferi acquatici. Altra possibilità è che la comparsa di un qualche altro predatore più efficiente del megalodonte gli abbia "sottratto" il cibo.
In effetti, in concomitanza con la riduzione del numero di megalodonti si ha l'aumento delle orche (Orcinus orca) e del grande squalo bianco (Carcharodon carcharias). Due specie in grado di predare (e predarsi) nella stessa nicchia ecologica del megalodonte.
L'aumento della competizione e la probabile (anche se temporanea in un ciclo ecologico in equilibrio) forte riduzione delle prede in comune tra questi tre predatori avrebbe indubbiamente favorito gli animali più agili e con un fabbisogno energetico inferiore; la condanna all'estinzione del megasqualo.
Forse la stessa cosa è avvenuta per il Sarcosuchus imperator, il coccodrillo gigante vissuto al tempo dei dinosauri che con i suoi 10 metri di lunghezza era di sicuro un animale da evitare.
La classe dei chondrichthyans (pesci cartilaginei) presenta tracce fossili molto lontane nel tempo


Per articoli tematicamente correlati --> Cammelli giganti a nord del circolo polare , --> "animali da favola (o incubo) durante l'esplosione precambriana" oppure clicca il tag --> paleobiologia s

Fonte
- Prey scarcity and competition led to extinction of ancient monster shark
 University of Zurich / news

- Geographical distribution patterns of Carcharocles megalodon over time reveal clues about extinction mechanisms
C. Pimiento et al, (2016) Journal of Biogeography. doi: 10.1111/jbi.12754


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