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Perchè i giapponesi pensano che puzziamo ...

... e perché la fisiologia dà loro ragione

Chiunque abbia vissuto per qualche tempo in Giappone (o in estremo oriente) o abbia anche solo avuto contatti quotidiani con persone di quei paesi avrà di certo notato, con un misto di stupore e ammirazione, il loro essere … "inodori". Chiaramente mi riferisco alla mancanza di effluvi aromatici di origine corporea legati non tanto alla sudorazione "standard" (generalmente inodori) quanto a quella associata allo stato emotivo
 I nostri amici asiatici possono essere reduci da una partita di tennis in una calda giornata estiva o nel bel mezzo di una riunione agitata e ad alto coinvolgimento emotivo (quindi stressogeno) ma mai percepirete in loro odori sgradevoli.
Questa loro invidiabile caratteristica trova un immediato riscontro visivo quando si visita un supermercato giapponese. Se da noi il reparto deodoranti copre un'area non secondaria del reparto "cura della persona", da loro ci si limita a pochissimi prodotti esposti e per di più di scarsa varietà. Spazio medio? Un ripiano.
Altro riscontro, meno piacevole, il loro istintivo ribrezzo verso i gaijin (in generale gli stranieri ma più in particolare i non-asiatici) additati come esseri puzzolenti. Il che, benché non politically correct (che palle questa parola ipocrita che oramai pervade la nostra società), è "comprensibile" se si pensa al fatto che un giapponese medio emana molti meno "aromi" rispetto anche al più virtuoso tra noi che fa dell'igiene personale un mantra quotidiano ineludibile.
Essendo giapponesi, il loro ribrezzo "a priori" non viene quasi mai esternato, se non quando sono alticci. Ma se entrerete in confidenza con uno di loro, allora, pur profondendosi in mille scuse, ammetterà che "si, i gaijin puzzano".
Purtroppo per noi non si tratta di una diversa attenzione all'igiene personale. Se fosse questo il caso sarebbe facilmente risolvibile educando il "puzzone" di turno, pena l'esclusione dal consesso sociale. Si tratta invece, ahinoi, di una caratteristica fisiologica per la quale, pur con la variabilità interpersonale, un non-asiatico è a rischio-odore già a metà mattina (come chi frequenta i mezzi pubblici sa bene).
Nota. Il rischio varia, a parità di igiene personale, tra una persona e l'altra. Alcuni sono più soggetti di altri alla sudorazione "emotiva" (come vedremo quella a maggior rischio odore) mentre altri pur caratterizzati da intensa sudorazione (facile identificarli in palestra) sono solo debolmente "odoriferi". Il tutto al netto delle non poche persone tra i non asiatici che soffrono di bromidrosi che ho volutamente escluso dalla comparazione in quanto condizione particolare. Vale la pena ricordare che iperidrosi e bromidrosi sono fenomeni distinti che solo raramente (per fortuna della persona colpita) coesistono.
Possiamo quindi cestinare le obiezioni mosse storicamente fin dai primi contatti tra giapponesi e occidentali tipo "non vi lavate come noi", "la colpa è della vostra dieta ricca di latticini e carne", ... ; meglio cercare una risposta scientifica.

Il punto chiave è che l'essere umano è dotato di due tipi di ghiandole sudoripare: eccrine e apocrine. Le ghiandole sudoripare eccrine sono piccole e si trovano quasi ovunque nel corpo. Secernono sulla superficie un liquido che è una mistura di acqua e sale, che ha lo scopo principale di raffreddare il corpo.

Le ghiandole sudoripare apocrine invece hanno solo in parte una funzione termoregolatoria; sono la nostra carta di identità ormonale e identitaria e sono le principali responsabili (o meglio producono le molecole responsabili) dell'odore corporeo.
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Sono in genere più grandi delle ghiandole eccrine e sono distribuite in modo molto più specifico, principalmente ascelle e zona pubica. Invece di secernere direttamente sulla pelle, la secrezione avviene nel follicolo pilifero, lungo il quale il sudore migrerà poi all'esterno. Il liquido secreto contiene proteine, lipidi e steroidi. Di per sé queste molecole non generano odore (o almeno non a livello conscio come i feromoni insegnano). L'odorosità è a valle e deriva dall'essere molecole di cui "sono golosi" i microorganismi che vivono sulla nostra pelle. I batteri si nutrono di questo sudore, lo metabolizzano, e i prodotti di scarto generati sono i responsabili dell'odore.
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La carta di identità odorifera che ci contraddistingue deriva dal fatto che batteri diversi usano enzimi diversi per scomporre le molecole presenti nel sudore, a sua volta molecolarmente eterogeneo. Quindi sia la flora batterica con cui conviviamo che i nostri livelli ormonali (e non solo) disegnano il nostro fingerprint odorifero, talmente specifico da rendere possibile ad un cane seguire le tracce di una persona e identificarla tra tante.
Riassumendo, la flora batterica (che varia nelle diverse parti del corpo) metabolizza l'humus risultante dalle sostanze secrete dalle ghiandole sudoripare o di derivazione cheratinocitaria; ad esempio l'odore del cuoio capelluto deriva da sudore e sebo, quello ascellare principalmente da sudore mentre nei piedi il punto di partenza è sudore più cheratina. Ad aumentare la variabilità interpersonale (o della stessa persona in momenti diversi) contribuiscono fattori come patologie (e i farmaci usati), i cambiamenti ormonali e l'alimentazione.
Ma allora hanno ragione i giapponesi a considerare l'odore dei gaijin come un segno di barbarie essendo la conseguenza di una scarsa igiene? In fondo se uno si lavasse accuratamente, la pelle diventerebbe un luogo inospitale per i batteri prevenendo così la formazione dei prodotti di scarto.
Stessa cosa per l'alimentazione. Mangiare cipolle non aiuta di sicuro, come so bene io avendo frequentato colleghi dell'est Europa ... .
Di sicuro l'igiene gioca un ruolo fondamentale così come evitare alcuni cibi aiuta, ma ... sfortunatamente per noi il problema è a monte e quindi  a parità di igiene e di alimentazione il risultato netto è che il giapponese medio è meno "a rischio" di un non asiatico virtuoso. A monte vuol dire che la componente genetica è fondamentale e si traduce negli asiatici in una minore densità e numero di ghiandole sudoripare apocrine.

La genetica
Il fenomeno è riconducibile al gene ABCC11. Di questo gene esistono due varianti che differiscono per una mutazione puntiforme (538A/G che si traduce in una sostituzione Arg180Gly). Le persone con l'allele G hanno più ghiandole sudoripare apocrine attive, mentre quelle con l'allele A ne hanno meno e, in conseguenza, un odore scarso o nullo.
Da un punto di vista evolutivo l'allele G è la versione originale del gene presente nel genere Homo quando iniziò la sua marcia al di fuori dell'Africa. Data l'ampia distribuzione dell'allele A nelle popolazioni asiatiche è verosimile che la sua comparsa sia avvenuta nelle prime fasi della radiazione verso oriente dell'Homo sapiens.
La diversa frequenza allelica nelle diverse popolazion. Il grafico è stato ottenuto caricando i dati di popolazione sul database "ALFRED"  (ALlele FREquency Database)

Per quale motivo l'allele A sia diventato dominante in Asia non è chiaro. Eliminando l'ipotesi deriva genetica, una delle ipotesi considerate più probabili lega questo allele ad un leggero vantaggio (0,1%) nel freddo ambiente siberiano, selezionato nel corso di una migrazione multisecolare (circa 2000 generazioni).
(credit: gbhealthwatch.com)
I due grafici sopra riportati mostrano chiaramente come la maggior parte dei non-asiatici (siano essi africani o abitanti di un'isola del Pacifico) ha la versione puzzolente del gene. Tra i popoli "fortunati" l'allele indesiderato è presente solo nel 25% dei giapponesi, in meno del 15% dei cinesi e praticamente in nessun coreano.

Curiosamente c'è un modo indiretto (a parte annusare) per capire quale quale sia il nostro allele (e se siamo predisposti al cattivo odore o se questo sia invece è colpa di una cattiva igiene): l'analisi visiva del cerume in quanto questo è prodotto da una ghiandola apocrina sita nel canale uditivo. I possessori dell'allele A hanno un cerume "secco" mentre quello dei gaijin è "umido".


Letture utili
- Dependence of Deodorant Usage on ABCC11 Genotype: Scope for Personalized Genetics in Personal Hygiene
Santiago Rodriguez et al Journal of Investigative Dermatology (2013) 133, 1760–1767
- A SNP in the ABCC11 gene is the determinant of human earwax type
Yoshiura K et al. Nature Genetics (2006) 38 (3): 324-30
- ATP-Binding Cassette, Sub-Family C, MEMBER 11; ABCC11 
omim.org/entry/607040
- The impact of natural selection on an ABCC11 SNP determining earwax type
Ohashi, J. et al. Molecular Biology and Evolution (2011) 28:849-857

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