Nelle indagini forensi capita frequentemente di recuperare prove biologiche - come un singolo capello senza radice, un'impronta digitale parziale o un frammento osseo vecchio di decenni - da cui è impossibile estrarre DNA in quantità sufficiente o non deteriorato.
In questi casi, la risposta su chi fosse presente o su cosa sia accaduto rischia di rimanere irrisolta. Per superare questa impasse la ricerca si è spostata sulle proteine (ben più resistenti e abbondanti del DNA) presenti nel campione, un campo di analisi noto come proteomica.
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| Image Credit: Microgen |
La proteomica forense ha nella spettrometria di massa lo strumento d’elezione per le analisi qualitative e quantitative.
Oltre alla resistenza e persistenza (come evidente in ossa e peli) c’è un vantaggio non molto conosciuto: mentre il DNA è identico in quasi tutte le cellule di uno stesso individuo, la composizione proteica varia a seconda del tessuto o del fluido corporeo di origine e questo permette di etichettarne la provenienza, distinguendo ad esempio tracce di sangue, saliva e secrezioni genitali anche quando si trovano in miscele complesse.
Tra le procedure utilizzabili vi è la genotipizzazione proteomica, mirante a identificare varianti proteiche geneticamente informative (genetically variant peptides), riflesso dell’informazione genetica magari assente nel campione (es. un capello senza radice).
L’analisi proteica e il raffronto con database di riferimento consente di identificare la specie di appartenenza da tracce di pelo/capello o stimare il sesso biologico dai resti scheletrici (usando le proteine dello smalto dentale)
Le stesse impronte digitali trovate nel luogo del crimine non sono utili solo in sé stesse ma da queste è possibile recuperare residui proteici lasciati dal sudore o dalla esfoliazione cutanea.
Start-up biotech come Cellation si stanno focalizzando sulla “ricostruzione definitiva dell'evento" (ultimate event reconstruction). In breve il concetto è che poiché il proteoma umano partecipa a quasi tutti i processi biologici (reazioni a ferite, patologie, stress, attività fisica), le proteine potrebbero aiutare a capire non solo chi era presente, ma cosa è successo sulla scena del crimine.
Approcci, sia ben chiaro, sinergici e non sostitutivi dell’analisi del DNA e della dattiloscopia.
Prima di arrivare a questo obiettivo gli ostacoli da superare sono nell'ordine:
- standardizzazione e validazione (servono protocolli scientifici rigorosi che soddisfino i requisiti di ammissibilità legale in tribunale);
- facile accesso alle strumentazioni di ultima generazione in laboratori certificati.
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