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Ecco perché alcuni vaccini contro il COVID hanno causato (rarissimi) effetti collaterali

Durante le fasi critiche della pandemia, proprio mentre entravano nell'uso di massa (in senso letterale, cioè centinaia di milioni di persone) i primi vaccini, si cominciò ad osservare che alcuni di questi (e no, non erano quelli a RNA ma quelli "classici") si associavano alla comparsa di eventi collaterali inattesi per quanto rari. 
Le stime a posteriori sono di circa 1 ogni 100 mila persone vaccinate con numeri che oscillano tra 1 su 50 mila e 1 ogni 1 milione a seconda della classe di età e di malattie pregresse. Quindi eventi molto rari che sarebbe stato impossibile rilevare anche con una sperimentazione clinica completa (questo va detto a chi rifiutava la vaccinazione per questa ragione) in quanto il mumero di soggetti testati, e testabili, in questo tipo di studi è al massimo di alcune migliaia di persone.

l rischio trombocitopenia riguardava unicamente i vaccini AstraZeneca e Johnson & Johnson basati sull'utilizzo come vettore di un adenovirus modificato, virus incapace di riprodursi in quanto mancante di molto del suo genoma, già usato per altri vaccini.

Ricordo che entrambi questi vaccini sono stati dismessi soppiantati dai vaccini a RNA in cui il rischio di effetti collaterali è nettamente inferiore

A distanza di anni e grazie ad uno studio approfondito di tutti i casi rilevati si è scoperto che, come atteso, si è trattato di casi in cui i soggetti colpiti avevano sia una certa mutazione nelle cellule produttrici di anticorpi (linfociti) che una precedente esposizione all'adenovirus presente nel vaccino, che aveva "addestrato" il corpo a rispondere ad un nuovo incontro attaccando le proteine coinvolte nella coagulazione (quindi trombocitopenia).


Fonte
Adenoviral Inciting Antigen and Somatic Hypermutation in VITT
JJ Wang et al, (2026) NEJM



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