Il recente decesso di una ricercatrice in un laboratorio siberiano in cui si maneggiano i batteri della peste ha acceso i riflettori su una malattia infettiva che richiama alla mente disastri storici di proporzioni difficilmente immaginabili se non in un film apocalittico.
Il batterio responsabile della peste è Yersinia pestis, un coccobacillo Gram-negativo della famiglia Yersiniaceae.
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| In giallo (colorazione digitale) il batterio (credit: Britannica.com) |
È una zoonosi naturale (tanto da essere endemica in molte aree "selvagge" anche di paesi avanzati come gli USA) dei roditori selvatici e viene trasmessa soprattutto dalle pulci. Nell’uomo può causare peste bubbonica, setticemica o polmonare. Il condizionale è d'obbligo in quanto il contatto tra il vettore animale e gli umani è oggi limitato ad ambienti rurali isolati.
Articoli precedenti sul tema "Tagikistan il punto zero da cui originò l'epidemia del XIV secolo" e "resistenza alla peste pagata con rischio di morbo di Crohn".
Patogenesi
Dopo l’ingresso nel corpo il batterio raggiunge i linfonodi regionali, dove si moltiplica causando i bubboni. Può poi passare nel sangue, provocando sepsi, coagulazione intravascolare disseminata e insufficienza multiorgano, oppure raggiungere i polmoni.
Capace di sfuggire ai sistemi immunitari grazie a meccanismi che ostacolano la fagocitosi e la risposta immunitaria (vedi l’antigene capsulare F1 e proteine secrete dal sistema Yop) il ché permette loro di sopravvivere anche all'interno dei macrofagi che li hanno inglobati rendendo così possibile una diffusione sistemica.
Il tempo di incubazione è inferiore ai 6 giorni.
La nota positiva è che, a differenza del batterio che causa la tubercolosi (sempre più diffusa come ceppi MDR), la Yersinia è sensibile a vari antibiotici per cui in caso di contatti sospetti si può iniziare una terapia preventiva anche in assenza di conferma dal laboratorio.
Tra gli antibiotici utilizzabili cito la gentamicina (preferita nei casi più gravi), streptomicina, doxiciclina o tetraciclina (scelta ideale nei casi meno gravi in quanto con minor rischio di effetti collaterali), ciprofloxacina (o altri fluorochinoloni) o il cloramfenicolo.
Nel caso di peste polmonare i soggetti vengono tenuti in isolamento durante il trattamento e le persone con cui sono entrate in contatto ricevono una profilassi antibiotica giusto per stare sicuri.
Negli USA, dove si verificano casi sporadici legati a focolai di roditori, la diagnosi precoce e l’avvio tempestivo della terapia determinano in genere una prognosi favorevole. In India, i casi documentati sono spesso trattati con aminoglicosidi, tetracicline o fluorochinoloni secondo gravità e disponibilità locale.
Al ché una domanda ovvia si pone: perché il trattamento potrebbe non avere funzionato in Siberia (ricercatrice deceduta)?
In assenza di spiegazioni ufficiali (tipica scuola sovietica) le spiegazioni più probabili sono: inizio tardivo della terapia (anche se l'antibiotico funziona possono sopraggiungere nel frattempo shock septico e danni d'organo); una forma clinica particolarmente aggressiva; diagnosi iniziale errata (i sintomi iniziali possono assomigliare a polmonite grave, influenza, COVID-19, meningite, ...); dosaggio antibiotico errato; accesso ritardato alle cure intensive; comorbidità (altra infezione opportunistica); resistenza antibiotica (evento ad oggi raro in questo batterio ma possibile)
C'è sempre la possibilità che il ceppo responsabile sia stato modificato in laboratorio con finalità di guerra batteriologica. Dato impossibile da verificare in assenza di studi indipendenti.
Note storiche
La Yersinia Pestis è il batterio responsabile delle grandi epidemie storiche (certificate dalla presenza del DNA del batterio nei resti umani):
- la peste di Giustiniano (dal 541 d.C., con ondate successive fino all’VIII secolo).
- Metà XIV secolo, epidemia nota come la Morte Nera (circa 1347–1353), che causò decine di milioni di morti in Europa.
- Londra, 1665–1666 nota coma la Grande peste di Londra** (temporalmente coincidente con la Peste in Lombardia descritta dal Manzoni nei Promessi Sposi)
In tutti questi casi si tratta sì dello steppo batterio ma di linee evolutive distinte (ceppi diversi) da quelli esistenti nei focolai moderni anche perché le popolazioni colpite e sopravvissute hanno sviluppato anticorpi e resistenza contro il ceppo che le aveva colpite.
** In passato alcuni storici e medici ipotizzarono che la Grande peste di Londra fosse dovuta a un agente diverso da Yersinia pestis, forse virale, citando la sintomatologia, la diffusione e le descrizioni incomplete dell’epoca. L’ipotesi è oggi largamente superata avendo trovato il DNA del batterio nei resti umani.
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