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Dopo la vernice "più nera di sempre" ecco il "super-bianco"

Poco più di un anno fa avevo segnalato lo sviluppo del prodotto più nero di sempre, che spruzzato su un oggetto era capace di assorbire il 99,995% dei fotoni incidenti, surclassando così il precedente primato del Vantablack®. Al lavoro portato avanti dai soliti geniacci del MIT hanno risposto, in modo complementare, i ricercatori della Purdue University con una vernice acrilica definita come il "bianco più bianco mai prodotto"  capace di riflettere il 95,5% della luce incidente.
La ricerca è stata pubblicata  qualche settimana fa sulla rivista Cell Reports Physical Science.
Nota. Per comodità del lettore riporto in calce alla presente il precedente articolo sul "super-nero". 
Non si tratta, come ovvio, della solita ricerca accademica utile per soddisfare l'interesse nerd degli scienziati, ma di prodotti che hanno importanti applicazioni pratiche. Nel caso del "super-bianco" il suo utilizzo aiuterebbe anche a combattere il riscaldamento globale.
X. Ruan & J. Peoples testano la capacità schermante
(credit: J. Pike/Purdue Un.)
 


Alcuni dettagli dei test condotti, usando il prodotto e verificando sia la riflessione che il calore assorbito
Credit: ScienceDirect


Obiettivo dichiarato dei ricercatori quello di ottenere una vernice utilizzabile per mantenere gli edifici più freschi e, con questo, minimizzare lo sforzo degli impianti di raffreddamento.
Per inciso ricordo che l'impianto di condizionamento non è (sempre) un vezzo degli umani contemporanei ma lo strumento che ha permesso di abitare tutto l'anno territori altrimenti proibitivi; uno su tutti l'ovest degli USA (vedi il bell'articolo su The Atlantic per gli USA o a livello globale l'articolo e mappa del The Guardian). 
Senza entrare troppo in dettagli chimici, si tratta di un materiale a base di carbonato di calcio, essenziale per le caratteristiche di riflettività, e a cascata di minor assorbimento di calore, assente nelle altre vernici bianche isolanti.
I dati parlano chiaro: le superfici verniciate con il "super-bianco" erano fino a 18 °C più fresche rispetto alle aree circostanti, il che rende perfino ipotizzabile fare a meno dell'area condizionata. La zona più ovvia in cui utilizzarlo sarebbero i tetti, con un risparmio nel consumo di energia stimato in 1 dollaro al giorno (molto di più da noi visto il costo dell'energia), massimizzando così i guadagni dell'utilizzo dei pannelli fotovoltaici, diffusi oramai nelle area ad alta insolazione nonostante la scarsa efficienza energetica.
Confronto tra la temperatura dell'area verniciata con il super-white (sinistra) e la classica vernice bianca
(Image credit: Purdue University image/Joseph Peoples)

L'utilizzo del carbonato di calcio presenta molteplici vantaggi: molecola di facile produzione; molto più economico del biossido di titanio usato nelle vernici in uso oggi (oltre che come additivo alimentare e nelle creme solari).

I ricercatori stanno ora cercando di sfruttare la capacità di "abbattimento del calore assorbito" utilizzando la stessa miscela con altri pigmenti (secondo i tecnici è fattibile anche diminuendo la "bianchezza") per soddisfare le preferenze estetiche di tutti, facilitandone la diffusione e massimizzando così l'impatto positivo sui consumi.

Video riassuntivo 
Se avete problemi di visualizzazione --> youtube



Fonte
- Full Daytime Sub-ambient Radiative Cooling in Commercial-like Paints with High Figure of Merit
X. Ruan & J. Peoples Volume 1, Issue 10, 21 October 2020, 100221
- This white paint could reduce the need for air conditioning by keeping surfaces cooler than surroundings  
Purdue University /news

Nota. In natura il record di "bianchezza" va alla scaglie ultrasottili del coleottero Cyphochilus (foto C e D nell'immagine sotto) capaci di riflettere poco meno del 70% della luce incidente
All Credit to the Authors



**

Realizzato in laboratorio il materiale più nero del nero mai visto in natura (buchi neri esclusi).
** copia dell'articolo scritto il 19/09/19)**

Ricordo di avere letto per la prima volta del nero assoluto in un breve racconto di Jack London "L'ombra e il baleno", dove questo pigmento, capace di assorbire ogni radiazione nel visibile, permetteva di ottenere l'invisibilità dell'oggetto o corpo su cui fosse stato spruzzato.

Una teoria alquanto curiosa perché invece dell'invisibilità (per cui serve o il passaggio indisturbato dei fotoni o la loro curvatura attorno all'oggetto) il nero assoluto sarebbe semmai utile per mimetizzarsi in condizioni di scarsa luminosità e non in piena luce dove si apparirebbe come ... buchi neri ambulanti. A proposito di invisibilità potrebbe interessarvi l'articolo "la realtà del mantello dell'invisibilità di Harry Potter".
 Nota. Il buco nero è tale perché ogni cosa, luce compresa, che vi entra scompare nella singolarità. Nella vita quotidiana il colore di un oggetto è funzione della quantità (percentuale) e qualità (lunghezza d'onda) della luce incidente che viene riflessa (per approfondimenti vi rimando all'ottima sezione sul colore della Stanford University).
Ma possiamo perdonare al grande Jack London questo errore scientifico a fini narrativi.
La ricerca del nero assoluto è tuttavia una realtà, per fini che vedremo poi, con miglioramenti continui che sono culminati con quello che si riteneva il top cioè il Vantablack ®.
Non è photoshop ma l'effetto di spruzzare sulla statua il Vantablack. Se non vi basta, la BMW ha un modello, VBX6, con carrozzeria "nero assoluto". (image credit: Surrey NanoSystems via focus.it)

Verbo declinato al passato perché poco tempo fa i ricercatori del MIT hanno annunciato un nuovo materiale, ancora senza nome, che (parodiando il claim di Tim Cook) è "il più scuro di sempre" grazie alla sua capacità di assorbimento della luce superiore al 99,995 per cento contro il 99,96 per cento di Vantablack. Può sembrare un miglioramento esiziale visto che si parla di decimali ma traducendo in linguaggio semplice il nuovo materiale riflette 10 volte meno luce del Vantablack.

La composizione di questo nuovo materiale è, a grandi linee simile a quella del Vantablack (nanotubi di carbonio o CNT) con una particolare struttura e geometria (allineati verticalmente) che appaiono come microscopiche stringhe che svettano dalla superficie come una piccola foresta.
Come spesso avviene nella scienza, la scoperta è frutto del caso nel senso che la si è ottenuta mentre si cercava altro. Proprio qui sta la differenza tra uno scienziato ed uno che "si occupa di cose scientifiche"  cioè nella capacità di vedere oltre un risultato inatteso e comprenderne potenzialità al di fuori della ricerca in corso. Nello specifico i ricercatori stavano testando nuovi approcci per produrre CNT su materiali elettricamente conduttivi come l'alluminio; durante uno di questi esperimenti si resero conto che sul supporto di alluminio pretrattato per la reazione di sintesi (e già scuro di suo) il nero diventava via via "più nero". La conferma a questa sensazione visiva venne da test che mostrarono una assorbanza quasi assoluta.

Non è ben chiaro perché i CNT organizzati in tal modo siano così foto-assorbenti ma il risultato rimane.

Il nuovo nero da record è stato anche oggetto a New York di una installazione artistica, intitolata The Redemption of Vanity,  dell'artista del MIT Diemut Strebe. Un'opera invero già preziosa di suo se si pensa che l'oggetto è un diamante giallo naturale da 16,78 carati (valore 2 milioni di dollari) rivestito con il nuovo materiale: invece di apparire come una gemma brillante, scintillante e altamente riflettente appare come un vuoto senza luce.
Una spruzzata del nuovo materiale e la lucentezza del diamante scompare (immagino dato il costo dello stesso che sia facile da rimuovere ...). Credit: Diemut Strebe via MIT news

Quali applicazioni per il nero assoluto? Ad esempio nella strumentazione ottica (fotocamere, telescopi e perfino nei telescopi spaziali) in cui la rimozione di luce e bagliore ha un valore fondamentale.

La ricerca è stata pubblicata su ACS Applied Materials & Interfaces.

Nota di "colore" La gara per ottenere il prodotto più di nero è uscita dall'alveo accademico coinvolgendo gli artisti. L'artista Anish Kapoor possiede la licenza esclusiva per l'utilizzo di Vantablack; questo ha provocato la "risposta" di un altro artista, Stuart Semple, che ha sviluppato la sua linea di pigmenti e sta cercando di surclassare il collega rivale con una versione beta di Whiteest White che dichiara di riflettere il 99,6% della luce.

Fonti
-  MIT engineers develop “blackest black” material to date
MIT news

- Breakdown of Native Oxide Enables Multifunctional, Free-Form Carbon Nanotube–Metal Hierarchical Architectures
Kehang Cui & Brian L. Wardle, (2019) ACS Applied Materials & Interfaces.





Dal MIT il materiale più nero di sempre ... a parte i buchi neri

Realizzato in laboratorio il materiale più nero del nero mai visto in natura (buchi neri esclusi).

Ricordo di avere letto per la prima volta del nero assoluto in un breve racconto di Jack London "L'ombra e il baleno", dove questo pigmento, capace di assorbire ogni radiazione nel visibile, permetteva di ottenere l'invisibilità dell'oggetto o corpo su cui fosse stato spruzzato.

Una teoria alquanto curiosa perché invece dell'invisibilità (per cui serve o il passaggio indisturbato dei fotoni o la loro curvatura attorno all'oggetto) il nero assoluto sarebbe semmai utile per mimetizzarsi in condizioni di scarsa luminosità e non in piena luce dove si apparirebbe come ... buchi neri ambulanti. A proposito di invisibilità potrebbe interessarvi l'articolo "la realtà del mantello dell'invisibilità di Harry Potter".
Nota. Il buco nero è tale perché ogni cosa, luce compresa, che vi entra scompare nella singolarità. Nella vita quotidiana il colore di un oggetto è funzione della quantità (percentuale) e qualità (lunghezza d'onda) della luce incidente che viene riflessa (per approfondimenti vi rimando all'ottima sezione sul colore della Stanford University).
Ma possiamo perdonare al grande Jack London questo errore scientifico a fini narrativi.
La ricerca del nero assoluto è tuttavia una realtà, per fini che vedremo poi, con miglioramenti continui che sono culminati con quello che si riteneva il top cioè il Vantablack ®.
Non è photoshop ma l'effetto di spruzzare sulla statua il Vantablack. Se non vi basta, la BMW ha un modello, VBX6, con carrozzeria "nero assoluto". (image credit: Surrey NanoSystems via focus.it)

Verbo declinato al passato perché poco tempo fa i ricercatori del MIT hanno annunciato un nuovo materiale, ancora senza nome, che (parodiando il claim di Tim Cook) è "il più scuro di sempre" grazie alla sua capacità di assorbimento della luce superiore al 99,995 per cento contro il 99,96 per cento di Vantablack. Può sembrare un miglioramento esiziale visto che si parla di decimali ma traducendo in linguaggio semplice il nuovo materiale riflette 10 volte meno luce del Vantablack.

La composizione di questo nuovo materiale è, a grandi linee simile a quella del Vantablack (nanotubi di carbonio o CNT) con una particolare struttura e geometria (allineati verticalmente) che appaiono come microscopiche stringhe che svettano dalla superficie come una piccola foresta.
Come spesso avviene nella scienza, la scoperta è frutto del caso nel senso che la si è ottenuta mentre si cercava altro. Proprio qui sta la differenza tra uno scienziato ed uno che "si occupa di cose scientifiche", cioè nella capacità di vedere oltre un risultato inatteso e comprenderne potenzialità al di fuori della ricerca in corso. Nello specifico i ricercatori stavano testando nuovi approcci per produrre CNT su materiali elettricamente conduttivi come l'alluminio; durante uno di questi esperimenti si resero conto che sul supporto di alluminio pretrattato per la reazione di sintesi (e già scuro di suo) il nero diventava via via "più nero". La conferma a questa sensazione visiva venne da test che mostrarono una assorbanza quasi assoluta.

Non è ben chiaro perché i CNT organizzati in tal modo siano così foto-assorbenti ma il risultato rimane.

Il nuovo nero da record è stato anche oggetto a New York di una installazione artistica, intitolata The Redemption of Vanity,  dell'artista del MIT Diemut Strebe. Un'opera invero già preziosa di suo se si pensa che l'oggetto è un diamante giallo naturale da 16,78 carati (valore 2 milioni di dollari) rivestito con il nuovo materiale: invece di apparire come una gemma brillante, scintillante e altamente riflettente appare come un vuoto senza luce.
Una spruzzata del nuovo materiale e la lucentezza del diamante scompare (immagino dato il costo dello stesso che sia facile da rimuovere ...). Credit: Diemut Strebe via MIT news

Quali applicazioni per il nero assoluto? Ad esempio nella strumentazione ottica (fotocamere, telescopi e perfino nei telescopi spaziali) in cui la rimozione di luce e bagliore ha un valore fondamentale.

La ricerca è stata pubblicata su ACS Applied Materials & Interfaces.


Articolo successivo su tema correlato --> "Il super-bianco"



Fonti
-  MIT engineers develop “blackest black” material to date
MIT news

- Breakdown of Native Oxide Enables Multifunctional, Free-Form Carbon Nanotube–Metal Hierarchical Architectures
Kehang Cui & Brian L. Wardle, (2019) ACS Applied Materials & Interfaces.





Intelligenza e disturbi mentali. Un legame

La letteratura scientifica e aneddotica sul legame tra arte, genialità e "peculiarità" mentali, giusto per usare un eufemismo, è ampia e di questo ne ho trattato in precedenza in questo blog (--> QUI). Niente di eclatante in fondo visto quanto sono comuni frasi caratterizzanti tipo "è proprio strano ma in fondo è un artista (oppure scienziato o scrittore o ...)".
(©Focus.it / Works/Corbis)
Ad aggiungere un nuovo tassello alla conoscenza del perché sussista tale legame vi è la ricerca pubblicata sul British Journal of Psychiatry, che suggerisce come i gravi disturbi dell'umore, quale il disturbo bipolare, potrebbero rappresentare il dazio evolutivo pagato dagli esseri umani per la comparsa dei tratti caratterizzanti la nostra specie come intelligenza, creatività e competenza verbale.
I ricercatori sono partiti dalla ampia raccolta di informazioni presente nello studio longitudinale AVON su genitori e figli iniziato negli anni '90 (ALSPAC) giungendo alla conclusione che il possedere un alto QI durante l'infanzia è predittivo della comparsa del disturbo bipolare in età adulta.
Il database ALSPAC rappresenta un ottimo punto di partenza per indagini che presentano molteplici (e poco note) varianti grazie alle informazioni contenuti sui partecipanti allo studio (14 mila donne più partner e figli) seguiti nel corso di oltre due decenni grazie ad interviste e analisi periodiche sul loro stato di salute. Per le finalità dello studio di cui sopra i ricercatori si sono concentrati sul grado di correlazione tra i valori di QI misurati all'età di otto anni e la presenza di sintomi maniacali intorno ai  22 anni.
Nota. La valutazione del QI nello studio è basata sia sul QI verbale (VIQ) che di performance (IPU).
In totale sono state identificate 1881 persone che mostravano una associazione tra QI e presenza di episodi maniacali continuati. Nello specifico gli individui che presentavano caratteristiche maniacali nel decile inferiore avevano ricevuto un punteggio QI inferiore di circa 10 punti rispetto ai soggetti le cui caratteristiche maniacali li posizionavano nel decile superiore. In particolare è il VIQ il parametro con miglior valore predittivo di disturbi maniacali futuri.

Il responsabile del progetto, Daniel Smith, riassume così le idee attuali sul tema: "un possibile legame tra disturbo bipolare e intelligenza/creatività è da anni oggetto di discussioni e sono molti gli studi che vanno in tale direzione. Nel nostro studio, abbiamo scoperto che avere migliori punteggi nel test QI all'età di otto [strumento ampiamente usato nelle scuole anglosassoni e orientali. NdB] può prevedere la comparsa di caratteristiche bipolari all'inizio della età adulta. Questo NON vuol dire che un alto QI infantile sia un fattore di rischio concreto ma piuttosto che esista una biologia condivisa tra l'intelligenza e il disturbo bipolare che merita di essere studiata".
Molti sono i fattori in grado di influire pesantemente sul rischio concreto di disturbi maniacali; tra questi la storia familiare di malattie mentali (la genetica), fenomeni traumatici, anche se non percepiti come tali, nella prima decade e infine l'uso/abuso di droghe. 
L'aggettivazione "biologica" usata da Smith è particolarmente interessante in quanto tale pattern (il sapere vedere fuori dagli schemi) potrebbe essere stato selezionato come fattore evolutivamente utile purché a bassa frequenza nella popolazione. Semplificando al massimo, una popolazione in cui fossero dominanti le caratteristiche mentali di persone indubbiamente geniali come il matematico Nash, Einstein o di un Van Gogh, si sarebbe verosimilmente autoestinta in quanto non "adatta alla vita pratica". Di converso se non fossero mai esistite  persone in grado di "vedere oltre" saremmo rimasti confinati nelle savane africane allo stadio di cacciatori-raccoglitori.

Nota. In data 21 marzo 2016, sempre grazie ai dati forniti dallo studio AVON, è stato pubblicato sulla rivista Nature Genetics un lavoro centrato sulla distribuzione degli alleli "autistici" nella popolazione generale (vedi Elise B Robinson et al, Nature Genetics (2016).


Fonte
- Childhood IQ and risk of bipolar disorder in adulthood: prospective birth cohort study
J.D. Smith et al, (2015)  British Journal of Psychiatry Open, 1(1), pp. 74-80
- Is there a link between high childhood IQ and bipolar disorder?
Bristol University/news

Dalla biologia all'arte.

Non è la prima volta che parlo del rapporto tra biologia e arte. Questa volta però niente neurobiologia. Solo la grande capacità artistica di partire da immagini ottenute al microscopio ricreandole su materiali macroscopici (come carta, materiale da cucito e tessuti vari).
Qui riporto solo alcuni esempi tratti dalla rivista scientifica di eccellenza, Cell, nella sezione cell-picture-show/under-the-microscope (link per tutte le altre immagini. Altre fonti a fondo pagina).

Nota importante
I colori delle fotografie al microscopio ottico derivano da un mix di tecniche quali fluorescenza (ad esempio il blu dei nuclei deriva dal trattamento con DAPI) ed elaborazioni al computer: una precisazione importante per non indurre la falsa credenza che questi siano i colori "naturali". Si tratta invece di metodi normalmente usati per meglio studiare la struttura tissutale.

A sinistra le foto originali e a destra le riproduzioni artistiche.

Tutti i diritti riservati a Art Quilt by Barbara Hollinger, Fiber Artists@Loose Ends. Immagini da Cell.com
Mark Hutchin, University of Michigan (SIN)
Art Quilt by Carole Nicholas, Fiber Artists@Loose Ends (DX)

Sezione della retina di topo o dipinto di Van Gogh (riproduzione su tessuto)
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Lymari Lopez-Diaz, University of Michigan (SIN)
Art Quilt by Carole Nicholas, Fiber Artists@Loose Ends (DX)
Epitelio intestinale in verde e sottostanti vasi sanguigni vs riproduzione su tessuto.
_________________________________________
Rebecca Bernardos, University of Michigan (SIN)
Art Quilt by Judy Busby, Fiber Artists@Loose Ends (DX)
Sezione della retina di zebrafish (fotorecettori in rosso, nuclei in blu) vs riproduzione fatta usando paillettes cucite a mano e carta.
_________________________________________
Maria Morrell, University of Michigan (SIN)
Art Quilt by Bunnie Jordan, Fiber Artists@Loose Ends (DX)
Un aggregato di cellule staminali neurali (le cosiddette neurosfere) colorate in rosso grazie a un colorante specifico per le proteine astrocitarie vs la riproduzione artistica ottenuta unendo su tessuto delle appliqué di organza, rete e perline.
_________________________________________

Tom Glaser, University of Michigan (SIN)
Art Quilt by Christine Adams, Fiber Artists@Loose Ends (DX)
Una sezione trasversale della retina (che mostra i diversi strati cellulari) vs l'artefatto creato usando il tessuto delle trapunte
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Shannon Davis, University of Michigan (SIN)
Art Quilt by Lisa Ellis, Fiber Artists@Loose Ends (DX)
Sezione trasversale della ghiandola pituitaria e del tubo neurale (nota. Il tuo e' stato ovviamente "stirato" con photoshop per formare una stella ... il tubo ha infatti una sezione circolare) vs un manufatto creato con feltro, perline e filo.
_________________________________________
By Maria Morrell, University of Michigan (SIN)
Art Quilt by Barbara Hollinger, Fiber Artists@Loose Ends (DX)
Ancora un aggregato di cellule staminali neurali colorate questa volta in verde (marcatori neuronali) e arancio (marcatori astrocitari) vs uno sfondo colorato a mano su cui sono stati posti strati iridescenti di tessuto voile.


Altri articoli di biologia e "arte" in questo blog
clicca il "tag" immagini per articoli con immagini scientifiche (nel pannello a destra oppure qui)



Altri link sull'argomento di questo articolo
Immagini di microscopia a fluorescenza. Solo biologia, "no artefatti", eppure ...

Rain Room: quando l'arte incontra la scienza

L'argomento di oggi è apparentemente un off-topic rispetto alle tematiche prettamente scientifiche affrontate in questo blog. Apparentemente off-topic però. 
Il video sotto riportato illustra una opera artistica interattiva in cui il fruitore può attraversare una stanza della pioggia (Rain Room) senza bagnarsi. Non si tratta sia chiaro di pioggia virtuale ma di acqua totalmente reale. Come sia possibile non bagnarsi è la tecnologia a dircelo. Grazie ad una rete di sensori la Rain Room "capisce" dove si trovi ad ogni istante la persona che transita per la stanza, disattivando la pioggia nella zona corrispondente giusto il tempo per permetterne il passaggio.
L'effetto è quello di attraversare un acquazzone senza bagnarsi. Peccato che l'esposizione sia da poco terminata. Una esperienza, vi assicuro, molto interessante. I video di seguito danno una idea approssimativa dell'esperienza, soprattutto a causa del numero di persone transitanti. Immaginate invece il transito di una sola persona con il muro di pioggia che si apre al suo passaggio. L'opposto, visivamente, della celeberrima nuvoletta di Fantozzi.

 
(se non vedete il video --> youtube). All credit to the poster



(se non vedete il video --> Vimeo). All credit to the poster
 
Sede dell'installazione: The Barbican (Londra), link
Autori: Random International, link
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