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Genetica degli scimpanzè e conservazione

Le differenze genetiche intraspecie negli scimpanze sono maggiori di quelle riscontrabili negli esseri umani.
©wikipedia
Un dato non atteso se si considera che la diffusione geografica dello scimpanzè è limitata all'Africa equatoriale e quindi è molto inferiore a quella coperta dal genere Homo già diverse decine di migliaia di anni fa. Questa localizzazione era compatibile con l'idea che da un punto di vista genetico gli scimpanzè fossero sostanzialmente omogeni. Una idea con forti ripercussioni sulle politiche di preservazione della specie.
Tale idea non ha tuttavia trovato riscontro e, di conseguenza, è un utile paradigma per indicare come ogni politica di conservazione basata su ipotesi logiche necessiti tuttavia di una conferma scientifica. Pena l'attuazione di operazioni che invece di essere conservative diventano "distruttive" della diversità.

I motivi di questa maggiore eterogeneità sono al momento solo ipotetici e comprendono il numero degli individui componenti la popolazione (e quindi il numero di potenziali incroci fra le diverse popolazioni) e le modalità associate alle migrazioni.
Un articolo pubblicato dalla Oxford University su PLoS Genetics ha analizzato in dettaglio le differenze genetiche nei nostri cugini con un obiettivo molto importante. Se si vuole lavorare per preservare tali popolazioni di primati è necessario che tale opera sia fatta in modo specifico, per evitare che le politiche di ripopolamento di aree a rischio siano fatte con gli animali "sbagliati". Una azione che paradossalmente aggraverebbe la situazione in modo irreversibile. A tal proposito il commento di Rory Bowden del dipartimento di statistica di Oxford afferma "Questi studi  sono importanti a fini conservativi. Tutte le grandi popolazioni di primati hanno affrontato prove selettive diverse nei diversi habitat. La modifica di tali habitat e l'aumento di malattie infettive che li colpiscono richiedono strategie di intervento specificamente differenziate. Il fatto che questi primati siano fra loro geneticamente diversi enfattizza la necessità di preservare tale diversità."
Riassumiamo le nozioni base. Gli scimpanze (Pan troglodytes) dell'Africa equatoriale sono divisi in quattro popolazioni distinte o quasi-specie: occidentale; centrale; orientale ed un gruppo che vive nella zona del Camerun (sulla cui classificazione vi è però ampio dibattito). 
Il DNA di 54 scimpanzè è stato caratterizzato comparando i polimorfismi in 818 posizioni lungo il genoma, ottenendo in tal modo una impronta genetica di popolazione. Fra i risultati ottenuti si è avuta la sconfessione dell'idea che gli scimpanzè camerunensi fossero strettamente imparentati con quelli occidentali, mostrando al contrario similitudini con quelli delle zone centrali.
Sebbene tali scimmie vivano a distanze non eccessive fra loro, in alcuni casi solo un fiume li separa, le differenze che si sono sedimentate sono maggiori rispetto a quelle riscontrate in popolazioni umane che invece vivono su diversi continenti. Tralasciando qui le disquisizioni umanistiche o creazioniste per cui rimando alle credenze religiose, da un punto di vista evolutivo il minor differenziamento all'interno dell'Homo sapiens sapiens è riconducibile ad una serie di fattori egualmente importanti:
  • le colonie di scimpanzè sono molto più statiche e meno numerose. Un fenomeno che dopo centinaia di migliaia di anni di incroci "interni" ha portato ad accentuare le specificità genetiche di popolazione prossime ma distinte.
  • si stima che il numero di uomini che lasciò l'Africa fra  50 e 100 mila anni fa fosse estremamente ridotto. Questo collo di bottiglia genetico iniziale spiega per quale motivo le differenze polimorfiche fra le popolazioni africane e non-africane sia maggiore rispetto a quello all'interno delle popolazioni non-africane. Per essere molto sintetici ci sono meno differenze genetiche fra un asiatico ed un caucasico che fra un asiatico/caucasico ed un africano. Questo dato dovrebbe incorporare anche l'evidenza scientifica, ancora difficilmente quantificabile, che indica come nelle prime fasi migratorie gli individui che avrebbero originato le popolazioni "non africane" si siano incrociate con i Neanderthal (post).
 Comprendere le differenze a livello genetico è fondamentale per preservare la biodiversità. Un compito che, temo, fra non molti anni sarà ineludibile a causa della aumentata pressione del genere Homo negli ambienti naturali che porterà alla scomparsa di molte specie animali e vegetali.

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