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L'inulina, un polisaccaride dalle molte risorse

L'inulina è un polisaccaride naturale ampiamente utilizzato nell'industria alimentare, presente nelle radici e nei rizomi di molti tipi di piante dove svolge una funzione paragonabile a quella dell'amido, cioè l'immagazzinamento dell'energia.
Uno "zoom" sul polimero
Da un punto di vista chimico l'inulina è una fibra solubile (in acqua forma un materiale gelatinoso) appartenente alla classe di fibre alimentari nota come fruttani. Le altre tipologie di fibre alimentari sono l'amido insolubile e l'amido resistente. L'inulina è un polimero composto da un numero variabile di molecole di fruttosio (comprese fra 20 e alcune migliaia) con il glucosio in posizione terminale.
Altre caratteristiche tipiche sono la minor "dolcezza" (10%) e il ridotto contenuto calorico (25-35 %) rispetto allo zucchero comune e all'amido.
L'inulina è considerata un prebiotico in grado di abbassare la glicemia e il colesterolo ematico. Ricordo che prebiotico è cosa diversa da probiotico ed indica una sostanza che, presente nel cibo, non viene assorbita dall'organismo ma è utilizzata dalla flora intestinale.
Il minor impatto glicemico è una diretta conseguenza della ridotta capacità del corpo di metabolizzare i fruttani (l'amilasi infatti non processa l'inulina). L'inulina inoltre aumenta l'assorbimento di calcio e magnesio intestinale e, come altri fruttani, permette di controllare efficacemente l'appetito ed il metabolismo lipidico attraverso la modulazione dei peptidi gastrointestinali .

Il punto di forza dell'inulina è anche all'origine degli svantaggi di questa fibra. L'inulina non digerita arriva nel colon dove favorisce la crescita dei batteri intestinali con conseguente produzione di significative quantità  di anidride carbonica, idrogeno e metano. Quindi se da una parte il suo ridotto indice glicemico è potenzialmente utile nel trattamento del diabete dall'altra può provocare disturbi intestinali non gravi ma sicuramente fastidiosi. Un problema più accentuato nelle persone con ridotta capacità di assorbire il fruttosio (30-40 % delle persone in alcune popolazioni europee).
Un fastidio tuttavia facilmente tollerabile se l'indiretta azione antitumorale dell'inulina, descritta poche settimane fa sul British Journal of Cancer (Bindels et al.), verrà confermata da studi indipendenti.
Vediamo in breve di cosa si tratta.
Tutto ruota intorno al microbioma e al processamento dell'inulina effettuato da questi organismi. Fra le molecole ottenute dalla scissione del polisaccaride vi sono gas e acidi organici, tra cui lattato e acidi grassi a catena corta (SCFA) quali acetato, propionato e butirrato. L'ipotesi recentemente formulata è che l'inulina, stimolando l'attività microbica e quindi la produzione di SCFA, contrasti indirettamente (attraverso molecole come il propionato) la proliferazione cellulare nei tumori epatici. Dati ottenuti in laboratorio hanno dimostrato come l'inulina riduca la capacità di infiltrazione di alcune cellule tumorali epatiche, modulando l'infiammazione locale, grazie all'aumentata concentrazione di propionato che il sistema portale convoglia dall'intestino al fegato.
Un dato estremamente interessante e che mette una volta di più l'accento sul ruolo che il microbioma ha sul benessere dell'organismo.

Altri articoli di riferimento sull'inulina, qui

Alimenti ricchi di inulina (da assumere con moderazione se si ha ridotta capacità di metabolizzare il fruttosio) sono ad esempio:
  • Banana
  • Bardana (Arctium lappa)
  • Cicoria (Cichorium intybus)
  • Artemisia
  • Cipolla (Allium cepa)
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Articoli dal blog che trattano il microbioma, qui.    

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