La ragione per cui i batteri, presenti anche nelle nicchie ecologiche più estreme, non "si sono posti" il problema evolutivo di distinguere i due elementi è verosimilmente legato al fatto che il gallio di fatto non esiste in forma libera ma sotto forma di composti spesso insolubili, quindi inaccessibili ai batteri.
Curiosità scientifiche digerite perché siano accessibili a tutti specialmente in un mondo dove c'è troppa informazione ridondante
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Un gallio contro i batteri
Se sei donna e mancina potresti mancare del bulbo olfattivo e avere olfatto normale. Una scoperta che rimette in discussione un cardine della neurobiologia
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| Il confronto tra il bulbo olfattivo normale (A) e quello della donna mancina (B). Image credit: Weizman Institute |
Di trattazioni sulla plasticità neuronale ne trovate molte anche a carattere divulgativo quindi non mi dilungo sulla sua importanza.
Solo 2 esempi tratti dal libro di Matthew Cobb a fondo pagina: un francese la cui corteccia appariva minimale rispetto al normale eppure era dotato di intelligenza media; una giovane donna cinese senza cervelletto i cui unici sintomi erano linguaggio confuso e scarsa coordinazione ("unici" perché data la centralità del cervelletto e quanto abbiamo appreso dagli studi sugli animali, i sintomi avrebbero dovuto essere molto più seri)
Nota. Due parole sulla neurofisiologia dell'olfatto in compendio a quanto già scritto nel precedente articolo. Evito invece in toto l'analisi del funzionamento dei recettori olfattivi (per la cronaca sono G-protein coupled receptors) in quanto sarebbe solo confondente per le persone digiune di fisiologia cellulare.
Le molecole "odorifere" arrivano e penetrano nelle narici, intrappolate dalla mucosa nasale dove vengono intercettate, eccitandole, dalle terminazioni nervose di neuroni di vario tipo (in genere bipolari e non mielinizzati) che convogliano il segnale al nervo olfattivo prima e infine al bulbo olfattivo, una estensione della corteccia sita tra gli occhi e il lobo frontale.
Il bulbo olfattivo, che è bilaterale, è una piccola struttura vescicolare la cui funzione principale è acquisire ed elaborare le informazioni provenienti dai recettori periferici della mucosa nasale. Nel bulbo olfattivo, i neuroni veicolanti il segnale si interfacciano con neuroni detti cellule mitrali, all'interno di strutture chiamate glomeruli. Il segnale elaborato dipende da vari fattori tra cui il tipo di terminazione eccitata e la frequenza del segnale, funzione della velocità di passaggio delle molecole odorifere attraverso la mucosa nasale, a sua volta dipendente dalla chimica della molecola. Ciascuna cellule "recettrice" esprime solo un tipo di recettore dell'odore; esistono tra 10 e 20 milioni di neuroni olfattivi.
| Trovate una immagine più completa --> QUI. |
Lo schema precedente riporta la struttura semplificata del bulbo olfattivo costituito da:
- strato glomerulare. L'area in cui vi sono le sinapsi con le cellule mitrali e in cui avviene la categorizzazione dei diversi odori.
- Strato plessiforme esterno. Qui vi sono altre cellule, simili a quelle mitrali, ma in cui si verifica il processo di inibizione laterale che permette di "scovare" un odore tra i tanti.
- Strato delle cellule mitrali , in cui si trova il soma delle cellule.
- Strato plessiforme interno contenente gli assoni delle cellule mitrali e delle cellule trapuntate.
- Strato cellulare granulare
L'informazione odorifera, dopo essere stata processata nei glomeruli del bulbo, viene trasmessa a varie regioni del cervello tipo la corteccia olfattiva primaria, la corteccia olfattiva secondaria, la corteccia orbitofrontale, l'amigdala e l'ippocampo. Alcune di queste aree spiegano perché la percezione di un odore è sufficiente sia a farci ricordare eventi particolari che ad attivare una reazione automatica di rifiuto.
Vaccini e Covid19. I trial clinici e l'effetto protettivo sul campo dei principali vaccini (Pfizer, Moderna, AstraZeneca, Sinovac, ...)
*** Il presente sostituisce in toto l'articolo del 16/11 ***
- È possibile raggiungere una copertura vaccinale in grado di conferire una herd immunity (sempre che sia possibile per i coronavirus; molti virologi ipotizzano a ragione la sua endemicizzazione)? La risposta non è assoluta ma dipende dalla comparsa di varianti (e dalla frequenza con cui compaiono) in grado di sfuggire al vaccino. In linea generale perché si abbia herd immunity è necessario vaccinare (o avere popolazione protetta da propri anticorpi post-infezione) una percentuale variabile a seconda sia dell'efficacia del vaccino che del valore di R0.
- Altro aspetto da capire è quanto tempo dura la protezione post-infezione (sintomatica o asintomatica che sia) o post-vaccino. Ad oggi sono 3 gli studi pubblicati su quanto dura la protezione dei vaccini anti-covid19. I dati sono concordi nell'indicare in almeno 8 mesi (quanto è durato finora lo studio) tale periodo sebbene questo non riguardi il 100% dei soggetti.Di seguito i link ai 3 studi:
| I sintomi più comunemente associati al covid19 |
*** dicembre 2020 ***
Nota. Sul sito del NYT è disponibile una interessante infografica riassuntiva dei 9 vaccini principali aggiornata in data 05/01/21: Pfizer; Moderna; AstraZeneca; Johnson&Johnson; Gamaleya; Novavax; Sinovac; Sinopharm; Bharat.
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| L'articolo da cui ho tratto la figura fornisce un ottimo compendio di quanti e quali vaccini sono in fase di sviluppo (image credit & original article --> Vaccines in development (news.sky.com). Dalla figura si nota che quello di Pfizer non è il primo vaccino approvato per l'uso, primato che va ad un prodotto russo (nota. Approvato in Russia, non altrove, lo scorso agosto saltando a piè pari la fase 2). Secondo l'OMS sono 180 i vaccini in fase di sviluppo --> OMS. |
- Classica 1. È il virus intero, inattivato o attenuato che sia, ad essere iniettato e come tale l'individuo ricevente lo "vedrà" e processerà per creare una "foto segnaletica" con cui istruire le pattuglie linfocitarie a riconoscere l'invasore in base a dettagli ad esso specifici. Vantaggio di questa procedura è il disporre di una foto segnaletica con molte più informazioni (rispetto alle procedure descritte poi), tale da sopperire ad eventuali mutazioni di alcune caratteristiche virali (se un gruppo di cellule non riesce più a riconoscerlo, quelle miranti ad altre caratteristiche dovrebbero continuare a funzionare). Due gli svantaggi principali di questo approccio: processo produttivo più complesso, sottostante a molti controlli di qualità per accertarsi che il virus usato sia inattivo (non sono stati usati virus attenuati per il covid19); maggior rischio di reazioni avverse al vaccino conseguenti ad una eccessiva risposta immunitaria. Questa è la procedura seguita dalle cinesi Sinovac e Sinopharm e dall'indiana Bharat.
- Classica 2. Invece di usare il virus integro si usano sue parti, in genere le proteine del rivestimento virale, prodotte in vitro, purificate e poi iniettate. Il vantaggio principale è la sicurezza assoluta (rispetto al precedente) nei processi produttivi legata al non maneggiare virus e quindi il minor costo complessivo. Svantaggio è nel non semplice controllo di qualità/scelta della proteina iniettata che deve essere immunogenica (spesso viene associata ad un adiuvante per massimizzare la risposta) e mantenere possibilmente la sua conformazione nativa per facilitare la capacità del sistema immunitario di riconoscere poi la proteina nativamente presente sul capside virale. Novavax si basa su questo approccio: proteine prodotte in colture cellulari infettate con baculovirus che esprime la Spike protein, che viene infine purificata, assemblata in nanoparticelle e infine usata per le immunizzazioni. EDIT: in data 11/03 sono stati resi pubblici i risultati degli studi clinici che mostrano per Novavax una protezione del 89,7% e nei restanti l'assenza di forme gravi del covid19.
- RNA. Si tratta della vera novità legata al vaccino contro il coronavirus. In sintesi (vedremo poi i dettagli) si veicola l'informazione genetica per produrre la proteina di interesse, sotto forma di mRNA, direttamente nelle cellule dell'organismo. Saranno poi queste a produrre la proteina che attiverà una risposta immunitaria in quanto non riconosciuta come self. La gran parte delle aziende in gara ha deciso di seguire questa strada, finora solo sperimentale, per una serie di ragioni tra cui sicurezza, velocità di produzione di milioni di dosi e costi contenuti a parità (o migliore) di efficacia. Non a caso i migliori vaccini per il covid19 finora emersi sono quelli di Moderna e Pfizer (CureVac è troppo indietro nella sperimentazione) tutti basati su RNA. Lo svantaggio di questo approccio è simile a "classica 2" nel senso che il bersaglio virale è una singola proteina (in genere la proteina S del capside. Vedi sotto perché si è scelta questa e non la proteina N).
- Vaccino virus ricombinante. Si utilizza una strategia ben nota a chi lavora nei laboratori di ricerca, cioè utilizzare come vettore un virus di altro tipo (non patogeno) in cui vengono rimosse alcune porzioni del genoma, sostituite con quelle del virus verso cui si vuole indurre la risposta immunitaria. Il virus iniettato infetterà le cellule senza produrre alcun tipo di progenie virale, producendo solo la proteina di interesse. Questa è la strategia usata da AstraZeneca, Johnson & Johnson e Gamaleya e Merck (basato sul VSV) per fare esprimere alle cellule del soggetto da immunizzare la proteina S. A gennaio Merck ha comunicato di avere abbandonato lo sviluppo di entrambi i suoi vaccini a causa di risultati di fase 1 inferiori alle aspettative.
- Cito qui solo per conoscenza anche la cosiddetta vaccinazione passiva, cioè quella "forzata" dall'esterno introducendo anticorpi capaci di neutralizzare il virus. Un approccio classico (mostrato anche in film classici come Virus Letale) ma che, come dice il termine non è una vera vaccinazione. Gli anticorpi possono essere originati dal siero di soggetti infettatisi e guariti autonomamente (che hanno quindi montato una risposta immunitaria efficace) oppure da anticorpi monoclonali (mAb) prodotti in colture cellulari. L'effetto protettivo è temporaneo (limitato alla emivita degli anticorpi iniettati) e limitato alla neutralizzazione dei virus circolanti, quindi utile dopo essere stati esposti al virus o con i primi sintomi e NON quando si viene ricoverati per l'aggravarsi delle condizioni (manca in toto la componente cellulare della risposta immunitaria). Fatta questa premessa il trattamento con mAb ha mostrato una capacità di ridurre l'ospedalizzazione negli infettati del 70% ma solo se preso in fase precoce (entro 7gg dai sintomi) e se rientrano nella popolazione approvata dalla FDA (+65aa o con sottostanti fattori di rischio salute). Nel momento in cui scrivo l'unico trattamento per il Covid19 autorizzato dalla FDA è quello basato sugli mAb prodotti dalle aziende Ely Lily e da Regeneron. In Europa non mi sembra che siano stati approvati per ragioni di costi associati e non per ragioni di funzionalità; mentre nel caso di Ebola sarebbero utili (alta mortalità e bassa infettività) nel caso di Covid19 (bassa mortalità ed alta infettività) il costo sottostante sarebbe troppo alto. In un comunicato di fine gennaio 2021, sia Regeneron che Lily affermano di avere ottenuto protezione completa (su un centinaio di volontari) dalla infezione sintomatica e di avere dimezzato il numero di asintomatici positivi.
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| Riassunto degli approcci utilizzabili per preparare l'organismo a combattere il virus (Image Credit: theconversation.com) |
Ottenere un vaccino attraverso studi clinici e passare dalle forche caudine di FDA o EMA è un processo complesso, costoso e che richiede tempo (vedi in proposito la serie di articoli "Nuovi farmaci e costi connessi" che ne analizza i punti chiave). Inoltre la "mera" approvazione da parte delle autorità regolatorie è solo un passaggio per fare realmente arrivare un farmaco sul mercato (alcuni non ci arriveranno mai anche se formalmente approvati). Ancora di più nel caso di un vaccino come l'attuale con un problema di logistica legato al dovere essere disponibile in tempi brevi. Il piano allo studio da mesi dal governo federale americano, noto come Operazione Warp Speed, prevede uno sforzo finanziario di 10 miliardi di dollari, mirante ad assicurare 300 milioni di dosi di vaccino entro gennaio 2021 (anche se è probabile che i tempi possano essere posticipati di 1-3 mesi) e parlo solo del mercato USA.Altro punto importante è che, almeno nel caso di Moderna e Pfizer (quelli che hanno completato la fase 3) si è usata la corsia accelerata per la valutazione dei risultati clinici (analisi ad interim). La conseguenza è che oggi si può valutare SOLO la risposta immunitaria primaria, quella che genera la barriera anticorpale che dovrebbe minimizzare il rischio che il virus attecchisca. Questo tipo di risposta fornisce in genere una protezione temporanea che può durare anche solo due mesi (non c'è nemmeno bisogno che il virus muti perché questa risposta si attenui, spesso basta un calo dello "stimolo" virale). La maggior parte dei vaccini oggi in uso si basa invece sulla attivazione della memoria immunitaria a lungo termine, quella che permette di fare si che tu debba essere vaccinato una sola volta (eventualmente con richiamo) per darti la protezione (sempre che il virus ovviamente non muti, come nel caso del virus influenzale). Per verificare se il vaccino è stato in grado di evocare una risposta immunitaria a lungo termine sono necessari 6-10 mesi di follow-up, quindi nella migliore delle ipotesi si avranno questi risultati in tarda primavera.
EDIT luglio 2020. Una possibile spiegazione del fenomeno ADE è nella presenza, all'interno del pool anticorpale sviluppato dopo la prima esposizione, di anticorpi capaci di riconoscere il virus ma non "neutralizzanti. Il loro legame al bersaglio potrebbe infatti, paradossalmente, aumentare l'infezione permettendo l'ingresso in cellule immunitarie tipo i macrofagi che non sono il bersaglio naturale del virus. Un "corto circuito" mediato dai recettori per le Fc (le regioni costanti degli anticorpi) che sono usati da queste cellule per ripulire e processare tutto ciò che gli anticorpi indicano come "non self". Successivamente alla cattura i virus riuscirebbero a sfuggire dal fagosoma e inizierebbero a replicarsi dentro queste cellule aumentando così lo stato infiammatorio e il rischio di una malattia con sintomi più gravi.
Ricordo che nei pazienti con sintomatologia covid19 più grave, questo stato NON è da attribuire (solo) all'essersi imbattuti in un ceppo molto virulento, ma alla eccessiva risposta immunitaria che provoca, in primis, il collasso della funzionalità polmonare, e in seguito un deterioramento sistemico.
In verità i vaccini "cinesi" sono almeno 2. Oltre a CoronaVac c'è Cansino (simile concettualmente al vaccino adenovirale di AstraZeneca) che è appena entrato in fase 3
- la prima coorte (n = 8.895) ha ricevuto l'equivalente di due "dosi complete" a circa un mese di distanza;
- la seconda coorte ha agito come controllo per la prima coorte e ha ricevuto il vaccino meningococcico + placebo salino;
- la terza coorte (n = 2.741) ha ricevuto una mezza dose nella vaccinazione iniziale, seguita da una dose completa circa un mese dopo;
- la quarta coorte ha agito come controllo per la terza coorte e ha ricevuto il vaccino contro il meningococco + placebo.
76% vaccine efficacy against symptomatic COVID-19100% efficacy against severe or critical disease and hospitalisation85% efficacy against symptomatic COVID-19 in participants aged 65 years and over
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| image credit e fonte: University of Cambridge |
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| Esempio di nanoparticella lipidica, simile a quella usata da Moderna, caricata del suo cargo (le molecole di RNA). In questo caso i lipidi carichi positivamente nella parte interna servono a stabilizzare l'acido nucleico (carico negativamente). Image credit: Sei Yonezawa et al. (2020) . |
- Il primo vero problema è stato proprio lo sviluppo di un sistema affidabile e non tossico per veicolare l'RNA. Come vedremo poi uno dei punti chiave è stata la scelta di nanoparticelle lipidiche (particelle "piene") invece dei classici liposomi (cavi). Ma questo è stato solo il primo passo. Per ottenere nanoparticelle al cui interno l'acido nucleico (carico negativamente) fosse stabilizzato dall'interazione con il lipidi (di loro natura idrofobi) necessitava usare lipidi cationici (con estremità carica positivamente). Questi lipidi, non esistenti in natura ma facilmente sintetizzabili hanno un grosso problema: sono molto tossici perché funzionano come detergenti. La soluzione trovata negli anni fu nello sviluppo di lipidi cationici "condizionali", in cui la parte carica si palesava solo in condizioni acide mentre al pH del sangue erano neutri. Un trucchetto che insieme allo sviluppo di tecniche di microfluidica ha permesso di produrre in modo controllato e affidabile le nanoparticelle con all'interno l'RNA.
- L'RNA è una macromolecola labile dal punto di vista chimico a causa sia delle proprietà chimiche della sua struttura che della suscettibilità alle ribonucleasi. Tuttavia è possibile superare questi problemi di stabilità mediante sostituzioni chimiche appropriate.
- Le nanoparticelle con il tempo possono tendere all'aggregazione e al deterioramento. L'ipotesi generale è che il riarrangiamento del complesso mRNA-nanoparticelle lipidiche sia alla base della perdita di attività. I criopreservanti aiutano sicuramente, ma devi trovare il cocktail giusto per ogni tipologia di utilizzo.

Ecco cosa capita conservando anche solo poche settimane le LNP in frigo. Problemi simili si hanno con congelamento e scongelamento. 
La dimensione delle LNP "ideali" perché siano catturate dalle APC ha dimensioni definite. Eventi di aggregazione le rendono "inutili" 
L'aggiunta di saccarosio o trealosio aiuta a preservare l'integrità delle LNP durante la conservazione e il congelamento.
Una ipotesi la mia guidata dalla nozione che se è vero che nei pazienti affetti da covid19 si ha una diminuzione dei linfociti B, delle cellule NK e della conta dei linfociti totali, sono le cellule CD4+ (rispetto alle CD8+) a subire il calo maggiore. Un calo che ha valore prognostico in quanto un basso livello di CD4+ predice sia la maggiore conta virale che una maggiore probabilità di ricovero nei reparti di terapia intensiva; i pazienti più gravi presentano un aumento di monoliti, neutrofili ed eosinofili, livelli più elevati di cellule Th1 CD4+ rispetto ai pazienti con malattia moderata (questo pur in presenza di un calo simile nei valori di CD4+ e CD8+ Tc). Da questo deduco che se si vuole predisporre il sistema immunitario ad affrontare il virus in modo da non causare risposte deleterie (vedi sotto), si dovrà agire limitando la risposta mediata da Th1. Possibile in quanto l'espressione della sola proteina "aliena" nelle cellule trasfettate (che hanno catturato il nanosoma) non si associa alla emissione di segnali di pericolo (vedi danger model) con i quali la cellula segnala di essere danneggiata o infettata. Tra essi cito il recettore B7 che è fondamentale nel processo di attivazione della risposta Th1 mediata; in sintesi se il TCR su una cellula Th si imbatte in un MHC-I che porta l'antigene riconosciuto da quel TCR ma manca l'interazione tra il B7 sulla cellula APC e il CD28 sul Th, quest'ultima diviene energica, smette di partecipare alla risposta immunitaria.
[edit dicembre 2020]. L'analisi del report Pfizer presentato alla FDA (qui il PDF) permette di avere un quadro più chiaro dell'approccio. Ad esempio si apprende che la risposta CD8 mediata è prevista, viene monitorata ed è considerata essenziale per l'eliminazione delle cellule infettate. Non contraddice quanto scritto sopra nel senso che la tossicità sistemica causata da Th1 si evidenzia durante l'infezione acuta del virus, mentre nel caso del vaccino si "prepara" l'organismo affinché possa da subito eliminare il problema, minimizzando così il rischio di risposte eccessive. Per approfondimenti sulla relazione tra gravità della malattia e livelli di citochine --> Cytokine profile and disease severity in patients with COVID-19.
Edit 2022. L'importanza della risposta cellulare (più stabile) rispetto a quella anticorpale nell'affrontare nuove varianti è discussa in un articolo su Nature.
Nota. Il vaccino a mRNA fu pensato all'inizio come terapia contro il cancro basandosi sul principio che se si fosse "convinto" il sistema immunitario a riconoscere come "alieno" il pattern proteico tumorale (in questo caso attivando una risposta Th1) le cellule tumorali sarebbero state attaccate come estranee, quindi distrutte (ne ho accennato in un precedente articolo). Successivamente si cominciò a lavorare per applicare questo tipo di vaccinazione anche contro i virus (in primis influenza, citomegalovirus, HIV, rabbia e Zika) ma è stato l'arrivo dell'uragano Covid-19 a dare la spinta al processo grazie alle ingenti risorse, finanziare e strutturali, messe in campo.
Vi rimando ad un articolo successivo per gli effetti collaterali riscontrati con i vaccini a RNA basati sulle nanoparticelle lipidiche --> "Il PEG alla base degli effetti collaterali del vaccino?".
Nota. Il procedimento è comune quando durante uno studio clinico, i dati sono fortemente indicativi di un risultato (positivo o negativo che sia). In questi casi si procede ad una analisi ad interim dei dati; se statisticamente fondati lo studio clinico viene interrotto in modo da passare direttamente alla fase successiva (o fornire il trattamento in uso anche al campione di controllo che riceveva il placebo). Questa "scorciatoia" riguarda in genere farmaci progettati per malattie prive di un trattamento efficace, gravi e che colpiscono un numero elevato di persone.
Cito solo per dovere di cronaca il vaccino prodotto dalla tedesca CureVac che, nonostante abbia iniziato i test clinici per ultimi, prometteva di essere migliore rispetto a Pfizer e Moderna data la sua stabilità a 5°C. I risultati tuttavia non sono all'altezza con protezione poco inferiore al 50%. La bassa efficacia non sembra essere legata alla dominanza di varianti, assenti ai tempi delle altre sperimentazioni, ma all'avere dovuto usare dosi inferiori rispetto a Pfizer (a causa degli effetti collaterali), a sua volta forse causato dal non avere modificato il RNA (la struttura nanolipidica è invece simile).
Nota. 1 settimana dopo il primo comunicato (e pochi giorni dopo che Moderna aveva mostrato il 94,6% di protezione, vedi fondo pagina per i dati a 6 mesi) ecco la correzione di Pfizer con i dati "definitivi" che alzano la soglia di efficacia ad un curioso 95% (0,4 sopra Moderna) nel campione over-65. Una correzione dei dati sicuramente fondata ma che potrebbe essere anche dovuta ad una rimodulazione del campione in esame. Per capirci sia i numeri del campione (passati da 64 mila a 44 mila), l'accento (comprensibile) sugli over-65 e la tempistica (subito dopo il successo azionario di Moderna) mi fanno sospendere il giudizio anche se non ho dubbi di correttezza al riguardo (e la statistica, bellezza!), solo l'avere ottenuto dati completi. Nei paragrafi successivi mi riferirò quindi SOLO ai primi dati emersi, piu che sufficienti per il mio scopo: spiegare i risultati e l'approccio usato.
L'RNA del vaccino di Pfizer codifica per la proteina S (spike), parte del rivestimento esterno della particella virale. Perché proprio la proteina S e non, ad esempio, quella nucleocapsidica (N)? Vedi nota2 a fondo pagina.
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| Image Credit:Orpheus FX via news-medical.net |
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| Il nanosoma lipidico prodotto Acuitas (all credit to acuitastx.com) |
Ricordo che le persone reclutate sono state scelte in modo da essere rappresentative della popolazione di provenienza, con la quale condividono il rischio contagio. Il razionale dello studio era verificare se le persone che avevano ricevuto il vaccino, una volta rientrate nella loro routine quotidiana, mostrassero un rischio malattia diverso (sperabilmente inferiore) da quelli trattati con il placebo (il cui rischio era per definizione identico a chiunque non avesse partecipato allo studio)
Detto in parole semplici se il vaccino non avesse funzionato, dei 94 positivi, 47 (con un delta di variabilità) avrebbero dovuto appartenere al gruppo test.
Tabella riassuntiva sulla capacità protettiva dei vaccini disponibili
- l'endpoint è lo stato di positività che qui viene fatto coincidere con la sintomaticità e non la presenza del virus in soggetti altrimenti asintomatici. Una scelta (obbligata per ragioni pratiche) che fa perdere gli asintomatici il che determina un certo bias nell'analisi. Se perdi i positivi non sintomatici c'è il rischio teorico di avere in giro super-diffusori vaccinati il cui rischio ricadrebbe sulla popolazione non vaccinata e sul 10% di vaccinati destinati ad ammalarsi (Nota, il punto 8.1 del protocollo indica che si procede alla sola conta dei sintomatici). Anche Moderna ha seguito la stessa via, per cui i due risultati sono tra loro comparabili.
- La non positività implica infezione sotto il livello di soglia oppure protezione assoluta? Parte della risposta viene anche dalla conta del numero di soggetti che sono diventati positivi poco tempo prima di ricevere la seconda dose e che (per protocollo) sono stati esclusi dallo studio.
- Dal momento della seconda dose al settimo giorno in cui sono comparsi i sintomi, quale è la finestra di protezione? Sarebbe stato interessante avere un gruppo di controllo che aveva ricevuto solo la prima dose per vedere se esisteva un differenziale di protezione tra le due coorti nella prima settimana dopo la seconda dose.
- Quanto dura la protezione? Domanda non peregrina se si pensa che il raffreddore da coronavirus (responsabile nell'adulto del 7-26% delle affezioni del tratto superiore dell'apparato respiratorio) non si associa ad una efficace protezione immunitaria post evento. A memoria ricordo un dato per cui nei bambini sono stati verificati fino a 3 episodi successivi nelle stesso mese di raffreddore causato dallo stesso virus (o forse da serotipi diversi dello stesso virus?). Una parziale risposta a tale quesito l'ho fornita nell'introduzione con i tre studi che hanno monitorato la permanenza dell'immunità nei soggetti guariti. Altro esempio quello del vaccino influenzale che fornisce una copertura di circa 4 mesi. Questa è la ragione per cui se (come tanti poco furbamente avevano proposto) si fosse deciso di anticipare a settembre la vaccinazione, si sarebbe creata una finestra di sensibilità già a fine gennaio/inizio febbraio (vedi in proposito uno studio del 2017). Un recente articolo di ricercatori di Oxford (fatto monitorando migliaia di operatori sanitari) sembra andare contro alcuni precedenti report mostrando che gli anticorpi anti-SARSCoV2 (indice di precedente esposizione al virus) rimangono in circolo per almeno 6 mesi.
- Ad oggi non sono state segnalate criticità legate alla ADE.
Nota 1. Gli stabilimenti produttivi di Pfizer e BioNTech in USA e Europa saranno in grado di preparare 1,35 miliardi di dosi entro la fine del 2021 (ovviamente se il vaccino verrà approvato) con un costo di circa 19 $ a dose. In questi casi non reputo corretto indignarsi per un prezzo intrinseco accusando Pharma di speculare. Sia perché la stessa cifra viene spesa per il gadget inutile di turno (e dove non possibile paga lo stato) che per una ragione ovvia: se una azienda perde oggi i soldi immessi nel processo di R&D, domani non parteciperà più allo sviluppo di farmaci che la mandano in perdita.
Nota 2. La scelta di usare come induttore immunitario la proteina S invece della N viene dalla maggiore specificità della S in quanto meno simile alla analoga proteina del virus SARS: 90% omologia nel caso della N, 77% nel caso della S (valore che scende al 66% nel caso della subunità S1, la porzione di Spike che contiene il sito di legame ad ACE2 e che viene "liberata" dopo azione proteasica subito dopo il legame). Gli anticorpi "naturali" con maggiore efficacia neutralizzante sono quelli contro la proteina S e sono sufficienti ad impedire l'aggancio del virus alla cellula.
- Il vaccino inizia a funzionare 14 giorni dopo la prima dose
- Tra la 1a e 2a dose la protezione è 52.4%
- Nei primi 6 giorni dopo la seconda dose è 90%
- 7 giorni dopo la seconda dose è 95.1%
- bambini fino a 11 anni
- donne in gravidanza o in allattamento
- persone con sistema immunitario deficitario
- persone con allergie medie o di grave entità
Se i dati saranno ritenuti statisticamente validi dalla autorità regolatorie, le vaccinazioni potrebbero iniziare nella seconda metà di dicembre, con la precedenza data ai gruppi ad alto rischio (operatori sanitari, anziani e persone con patologie pregresse) mentre il resto della popolazione dovrebbe riceverlo entro la primavera.
- I partecipanti allo studio di Moderna sono stati divisi in due gruppi, 15 mila ciascuno, uno trattato con il placebo e l'altro con il vaccino, due dosi a 28 giorni di distanza. Il monitoraggio della comparsa dei sintomatici è iniziato dopo la somministrazione della seconda dose.
- Nel gruppo placebo 185 hanno sviluppato Covid-19 (30 di questi nella forma grave e 1 decesso) una volta tornate nella loro vita quotidiana (ovvero, esposti al virus come ogni individuo della popolazione di appartenenza).
- Il gruppo vaccinato ha visto invece 11 casi, nessuno dei quali nella forma grave.
- Quindi il 94,1% dei contagiati aveva ricevuto il placebo.
- Nessuno dei partecipanti ha riportato effetti collaterali gravi (ricordo che grave negli studi clinici si riferisce a "necessità di essere ricoverato"). Una piccola percentuale di coloro che hanno ricevuto il vaccino ha manifestato sintomi come dolori muscolari e mal di testa.
Dato non secondario, Moderna ha ottenuto fonti federali per 955 milioni di dollari di impegni all'acquisto da parte della Biomedical Advanced Research and Development Authority (BARDA).Un finanziamento che i contribuenti americani, diversi da quelli europei abituati a vedere i soldi statali scomparire sotto voci di bilancio tra le più fantasiose, tengono sotto attento monitoraggio e per il quale si aspettano un "dividendo" (vaccino pronto all'uso) o in subordine la totale restituzione dei fondi allocati.
I dati finali del COVE study di Moderna sono stati pubblicati il 30/11 e nello stesso giorno è iniziata la procedura per ottenere l'autorizzazione all'uso del vaccino dalla FDA secondo le regole del "Emergency Use Authorization"
Quando le terapie a base di mRNA sono apparse per la prima volta sulla scena nel 2010, c'è stato un enorme sforzo per migliorare i sistemi di rilascio delle nanoparticelle esistenti. Ogni azienda che usa RNA ha la propria piattaforma LNP e ognuna è adattata alle esigenze e agli obiettivi dell'azienda. Onpattro di Alnylam ha prodotto il primo sistema di delivery siRNA-LNP approvato dalla FDA.
- Il vaccino di Moderna permette una conservazione a lungo termine a -20 °C ed è stabile per 30 giorni tra 2-8 °C.
- Il vaccino di Pfizer/BioNTech necessita -70 °C. Pfizer ha affermato in merito di avere già la soluzione grazie allo sviluppo di contenitori termici progettati appositamente, basati sul ghiaccio secco, in grado di mantenere le condizioni di temperatura raccomandate per un massimo di 10 giorni. Ciascun contenitore è in grado di trasportare fino a 5 mila dosi.
In prospettiva dell'enorme sforzo logistico richiesto per la distribuzione del vaccino, la produzione su larga scala è già iniziata. L'idea è che una volta ottenuto il via libera, le dosi dovranno essere pronte "ad uscire dagli stabilimenti". Sebbene lo stoccaggio nelle strutture principali (cioè i magazzini regionali prima e i grandi ospedali poi) non presenti grosse criticità nella gestione della temperatura, ogni successivo passaggio nella fase distributiva (dai magazzini alle strutture periferiche) è un fattore di rischio aggiunto: il maltempo può ritardare i voli; i congelatori sui camion refrigerati possono guastarsi; i camion possono trovarsi bloccati in ingorghi imprevisti; i contenitori possono non essere perfetti; anche solo aprire ripetutamente i congelatori per spostare i prodotti in arrivo e in uscita può danneggiare i vaccini.
Ulteriore complicazione è che entrambi i vaccini richiedono due dosi, distanziate di alcune settimane tra loro. Tradotto, vuol dire raddoppiare la capacità gestionale.
Ogni violazione del controllo della temperatura degrada il vaccino e ogni volta che il vaccino si sposta, le possibilità che ciò accada aumentano, quindi i funzionari sanitari devono pianificare il tutto in modo preventivo e tenere traccia di ogni anomalia.
Prevenire i problemi attraverso analisi dei punti critici non è un optional ma un obbligo che ogni responsabile della logistica deve pianificare in anticipo. Il "non era prevedibile" è difficilmente accettato come scusa sia dalle autorità di vigilanza che dal tuo stesso board.
È oramai un decennio che Moderna Therapeutics (sotto la guida di Stephane Bancel, il CEO) lavora sulla tecnologia mRNA con il fine di riuscire a rendere le cellule stesse dell'organismo da curare, le produttrici del farmaco. Affinché l'approccio funzioni, il carrier deve trasportare in modo sicuro l'mRNA alle cellule del corpo senza che il carico utile si liberi inutilmente nel flusso sanguigno.A giugno, i ricercatori del NIH e di Moderna hanno depositato sulla piattaforma bioRxiv un manoscritto con i dati preclinici ottenuti dai test con mRNA-1273. Nel preprint viene descritto il vaccino anti-covid19 in cui si sfrutta come veicolo la tecnologia nanosomica di proprietà del brevetto Arbutus (ma secondo Moderna il claim del brevetto non copre questo particolare utilizzo e in ogni caso loro "sono andati oltre"). Ovviamente quanto scritto nell'articolo e quanto poi usato nello studio clinico potrebbero riguardare veicoli diversi. In verità il precedente non è l'unico articolo da loro pubblicato sul tema. Già nel 2019 si trova uno studio simile (pubblicato sulla prestigiosa rivista NEJM) finalizzato al trattamento della SARS, il cui virus è strettamente imparentato con l'attuale responsabile del covid19. Già allora si parlava di un veicolo di tipo LNP.
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| Moderna (mRNA) vs Pfizer (PFE). Ricordo che il valore "in questo momento"(01/12/2020) non rispecchia o predice il trend futuro. Per cui è sempre sconsigliato "seguire il gregge" comprando azioni sulle performance passate. Per avere le quotazioni aggiornate vi rimando alla pagina su finance.yahoo |
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Nota. Anche il vaccino CureVac è stabile a 5°C. I risultati tuttavia non sono all'altezza degli altri vaccini.
- 2 dosi del vaccino Oxford / AstraZeneca a 28 giorni di distanza
- 2 dosi del vaccino Oxford / AstraZeneca a 12 settimane di distanza - come gruppo di controllo
- 2 dosi del vaccino Pfizer / BioNTech a 28 giorni di distanza
- 2 dosi del vaccino Pfizer / BioNTech a 12 settimane di distanza - come gruppo di controllo
- il vaccino Oxford / AstraZeneca per la prima dose, seguito dal vaccino Pfizer / BioNTech per la seconda, a 28 giorni di distanza
- il vaccino Oxford / AstraZeneca per la prima dose, seguito dal vaccino Pfizer / BioNTech per la seconda, a 12 settimane di distanza
- il vaccino Pfizer / BioNTech per la prima dose, seguito dal vaccino Oxford / AstraZeneca per la seconda, a 28 giorni di distanza
- il vaccino Pfizer / BioNTech per la prima dose, seguito dal vaccino Oxford / AstraZeneca per la seconda, a 12 settimane di distanza
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| Tabella riassuntiva dei vaccini approvati nei diversi paesi insieme a dosi previste e condizioni di conservazione (credit: Wellcome Trust, BBC research) |
Moderna: 80.2%Johnson & Johnson: 66% (malattia moderata) e 85% (forme gravi) dopo 28 giorni. I numeri tuttavia variano a seconda del continente ad indicare diversa efficacia con diverse varianti. Riferendoci alla protezione da forme moderate di Covid i numeri sono 72% (USA), 66% (Sudamerica) e 57% (Sudafrica). Nessuna differenza regionale invece per la forma severa.CoronaVac: 65.3% o 91.25% a seconda che i dati vengano da Indonesia o Turchia (!?)Oxf-AZ: 64.1%Pfizer/BioNtech: 52%
FDA authorizes phase 1 trial expansion to test a novel combination of T-cell-based hAd5 subcutaneous prime vaccine with a room-temperature oral boost.The goal is to induce CD4+ and CD8+ Tc protection agsinst to both S and N proteins#vaccine #SARSCoV2 https://t.co/RqMBy5cVj9— Science above the clouds (@pillolescienza) February 12, 2021
| credit: Bloomberg |
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"Il concetto di probabilità è il più importante della scienza moderna, soprattutto perché nessuno ha la più pallida idea del suo significato"
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"La nostra conoscenza può essere solo finita, mentre la nostra ignoranza deve essere necessariamente infinita"
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