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Ragionare sugli OGM è utile, se la discussione è scientifica e non ideologica

(Continua da qui)

Nel precedente articolo ho voluto evidenziare i limiti intrinseci di una discussione sugli OGM basata su una asimmetria informativa. Dannosa in quanto impedisce ai non addetti ai lavori di comprendere sia le potenzialità che ovviamente i limiti di questo approccio. E' chiaro che la tematica è complessa e non può essere troppo semplificata per non banalizzarla; tuttavia affrontare l'argomento con presupposti tipo "OGM = creatura di Frankenstein = pericolo = potere delle multinazionali" è dannoso soprattutto per "l'uomo della strada" in quanto è l'anello debole della catena informativa e quindi il bersaglio privilegiato della lobby anti-OGM.

Al contrario, gli addetti ai lavori hanno tutti gli strumenti per analizzare e soprattutto soppesare i dati disponibili dalla letteratura scientifica. Per questo motivo si trovano spesso spiazzati quando devono fronteggiare assalti puramente ideologici che per definizione non sono contrastabili con i dati. Pensate che stia esagerando? Avete mai provato a spiegare ad una persona imbevuta di un credo religioso o politico un concetto assolutamente oggettivo e chiaro per voi ma estraneo o contrapposto alle conoscenze dell'interlocutore? 
Nella migliore delle ipotesi vi guarderà sorridendo ironico; molto più spesso vi considererà una persona in malafede o peggio un provocatore che vuole cancellare ciò che per lui è ovvio con numeri e parole, per lui, chiaramente false.

Molte possono essere le obiezioni sensate all'uso indiscriminato degli OGM, in nessun caso tuttavia sono riferibili a rischi reali (cioè basate su evidenze) per la salute. 
Una obiezione fondata è quella relativa alla dipendenza dal fornitore di sementi, l'unico in grado di fornire ad ogni stagione dei semi attivi. Se da un punto di vista economico questa obiezione è sensata va però ricordato che la stragrande maggioranza dei coltivatori già oggi non usa semi derivanti dal precedente raccolto ma li acquista periodicamente. In genere il motivo è da ricercare nella maggiore qualità della semenza acquistata (selezionata dal produttore quindi a maggiore resa) mentre quella ottenuta dal raccolto ha, per motivi naturali, una resa "funzionale" estremamente variabile. In altre parole per avere la stessa resa di una identica pianta il coltivatore dovrebbe usare quantitativi almeno (se va bene) doppi della propria semenza rispetto a quella acquistata.
Altro punto importante da considerare è che la sterilità delle piante OGM non è unicamente legata alla logica di profitto di multinazionali come la Monsanto (anche se chiaramente è un motivo). Una pianta sterile ha anche l'indubbio vantaggio di cancellare proprio il pericolo paventato dagli anti-OGM di una diffusione incontrollata delle piante OGM grazie al loro vantaggio competitivo (ad esempio la resistenza agli insetti).
Una pianta OGM sterile al contrario non potrà mai "invadere" diffondere i propri semi nemmeno su un terreno adiacente, a soli 10 metri di distanza, lasciato incolto o magari coltivato con piante diverse e "normali".
 
L'esempio fatto non vuole né potrebbe essere esaustivo in quanto molte sarebbero le obiezioni e le contro-obiezioni da discutere. Serve soltanto a dimostrare come affrontando un argomento complesso in modo a-ideologico le possibilità di approfondimento, e sicuramente di miglioramento, sono reali e non sterili comizi. Purchè ovviamente la discussione sia sempre e solo basata su dati reali e non su preconcetti.

Avevo anticipato la volta scorsa che avrei usato molti degli argomenti esposti da Raymond St. Ledger in un suo recente seminario e così sarà. I successivi paragrafi ricalcheranno molti degli esempi da lui fatti. Prima di tutto però faccio alcune considerazioni su cui ognuno dovrebbe, in totale autonomia e libertà, riflettere.
  • L'espansione umana del neolitico fu possibile solo e soltanto grazie alla nascita dell'agricoltura e dell'allevamento stanziale
  • Queste pratiche hanno necessariamente portato alla selezione di animali e piante con caratteristiche talmente diverse da quelle originarie da risultare "innaturali": i bovini selezionati per il latte (la Frisona, etc) oppure il grano moderno ben diverso dall'antenato teosinte, sono gli esempi più ovvi.
    Il pomodoro selvatico a destra vs. quello selezionato dall'uomo e completamente innaturale (nel senso che in natura non potrebbe mai sopravvivere essendo privo delle difese antiparassitarie)
    Sicuri di preferire il grano selvatico da quello "mutato" moderno?
  • L'innovazione alimentare che permise di sconfiggere la fame cronica nella sovrappopolata Europa venne dall'importazione della patata.
  • Questo stesso evento fornisce anche l'esempio dei pericoli insiti nella monocoltura. La malattia delle patate nell'Irlanda della metà '800 (aggravata dalla politica protezionistica inglese) fu causa di una spaventosa carestia che ridusse di quasi un terzo la popolazione locale.
  • La popolazione mondiale ha raggiunto i 7 miliardi nel 2011 e punta decisamente ai 10 miliardi. La sola popolazione europea (assolutamente minoritaria) non avrebbe di che sfamarsi (anche se attualmente iperalimentata) se le tecniche agricole fossero rimaste all'era pre-DDT. E' sufficiente comparare due terreni di pari dimensioni e localizzazione coltivati in modo "biologico" (vero però, non con qualche aiutino chimico) e "moderno" (disinfestanti di nuova generazione) per osservare la differenza di resa e di edibilità dei prodotti ottenuti. Non esiste paragone.
  • Ora bisogna decidersi. Soddisfare il fabbisogno alimentare mondiale senza agire sul controllo delle nascite nei paesi che per definizione non possono sfamare più persone di quanto le risorse locali permettano vuol dire fare un atto umanitario ipocrita; l'unico risultato è quello di generare popolazioni ancora più povere e disperate di quelle in cui il controllo delle nascite era legato alle condizioni ambientali. Pensate alla popolazione delle baraccopoli kenyote e confrontate con la qualità di vita dei loro bisnonni all'inizio del '900. Chi viveva meglio? Vogliamo alimentare la spirale negativa di "maggiore popolazione-minore cibo-continui aiuti-emigrazioni di massa-nuova povertà" o vogliamo utilizzare piante modificate in grado di crescere in un clima arido e senza troppi disinfestanti chimici?
  • Le popolazioni che si stanno emancipando dalla povertà non vogliono cibo "biologico" come i nostri grassi e viziati cultori dello "slow food". Vogliono proteine e in genere proteine animali (a loro prima precluse). Gli allevamenti "biologici" tipo il bovino da pascolo al più soddisfa una regione a bassa densità di popolazione, non una megalopoli. L'attività di pesca industriale già ora, con una domanda bassa rispetto al potenziale, ha depauperato i mari imponendo dei limiti per assicurare il necessario ripopolamento. Solo l'acquacoltura (cioè l'allevamento di pesce) può scongiurare un imminente disastro ecologico. Ricordate che non parliamo qui della vecchia Europa e della consapevolezza ambientale. Parliamo di paesi tipo la Cina le cui flotte hanno di fatto preso possesso di molti porti africani o dei giapponesi che si spingono nel mediterraneo alla ricerca del tonno (per non parlare della caccia alla balena). Due paesi di fatto non autonomi da un punto di vista alimentare. Contrastare questi paesi è alquanto improbabile, anche se non è chic ricordarlo visto che gli strali sono guarda caso sempre indirizzati contro le multinazionali USA.
  • Impedire l'OGM in Europa quando le decisioni sono prese altrove ha poco senso. Molto meglio essere parte del processo per scegliere il meglio. Soprattutto quando ad essere coinvolti sono paesi come la Cina che (vedi il disastro ambientale locale) sembrano non avere un equivalente linguistico per il termine "equilibrio ecologico".
  • Vogliamo sfamare il pianeta? Non ci sono molte vie di uscita: miglioriamo la resa alimentare o andremo incontro a disastri ambientali e a carestie globali.
  • Non è vero che un prodotto "biologico" è per definizione innocuo. Pensate alle aflatossine. Meglio del DDT? A dire il vero non vorrei dovere mangiare cibo contaminato con nessuna di esse.
  • Minimizzare l'utilizzo dei prodotti chimici è un obbligo per la tutela dell'ambiente. L'OGM nasce appunto per questo motivo. Parlate di lobby? Certo ma in questo caso sarebbe corretto ricordare che la lobby dell'OGM è contrastata dalla lobby dell'industria chimica. Se una va su l'altra ci perde. Quindi attenzione da dove vengono le soffiate ai media sugli svantaggi di una tecnologia rispetto all'altra.
  • Una pianta/animale trangenico non è un Frankestein derivato da una carota con le corna di una mucca. Nella stragrande maggioranza dei casi esprime un gene "alieno" in mezzo agli oltre 20 mila del suo corredo genetico. Anzi in molti casi non si tratta neppure di un gene esogeno ma di un promotore diverso, un elemento genetico che regola quanta proteina viene prodotta.
  • Un OGM è anche il batterio che negli anni '80 permise di ottenere l'insulina da dare ai diabetici mentre prima doveva essere estratta dai cadaveri! Avreste voluto bandire anche quello?

Ora alcune delle considerazioni fatte da St Ledger
Raymond St. Leger
  • La paura di creature Frankenstein con effetti imprevedibili sull'ecosistema mondiale sono in Europa spesso alimentate da un anti-americanismo latente (come s e gli OGM fossero sconosciuti in Cina) e dalla paura di aziende come la Monsanto. In un recente sondaggio YouGov solo il 21 % dei britannici sostiene decisamente la tecnologia GM, mentre il 35 % si è detto contrario. I restanti non esprimono opinioni definitive. Particolarmente interessante il fatto che il risultato si ribalta quando ad essere intervistate sono le persone direttamente coinvolte nella produzione agro-alimentare (il settore primario vero NON le grandi corporation), qui largamente favorevoli: un sondaggio rivela che il 61 % degli agricoltori userebbe prodotti OGM se solo potesse. 
  • I timori europei riguardo ai pericoli degli OGM sono datati e non basati su prove. Spesso la resistenza a nuove tecnologie è puramente ideologica. Come scrisse Jonathan Swift circa quattro secoli fa "non è possibile ragionare con qualcuno di qualcosa su cui non ha mai voluto ragionare" ("It is useless to attempt to reason a man out of a thing he was never reasoned into").  
  • Una indagine della Commissione Europea del 2010, condotta analizzando centinaia di studi scientifici, ha mostrato che non esiste alcuna prova oggettiva che gli OGM possano mettere a rischio la salute umana o l'ambiente.
  • La stragrande maggioranza di altre indagini indipendenti mostrano la stessa cosa. Secondo una stima recente nel biennio terminato con il 2011 sono stati consumati due miliardi di pasti contenenti alimenti geneticamente modificati; un campione statistico non irrilevante. Soprattutto perchè molti si dimenticano che il cibo dato agli animali è da anni trangenico.
  • La continua "fame" di nuovi territori da coltivare (spesso malamente sfruttati per poche stagioni) sta portando alla depauperazione di territori naturali come foreste e savane. Ad oggi il 40 % della superficie del pianeta è utilizzato per l'agricoltura. E non è sufficiente con le tecniche attuali per sostenere la crescita del terzo mondo iniziata quasi mezzo secolo fa. Aumentare l'efficienza mantenendo stabili le aree coltivate è fondamentale. Maggiore efficienza uguale minore costo per il consumatore. E non parlo dei consumatori dei paesi ricchi.
  • Ridurre lo sfruttamento del suolo significa anche un minor impatto dei costi indiretti dell'agricoltura: meno serbatoi e deviazioni dei fiumi per l'irrigazione. Attualmente il 70 % del nostro consumo di acqua fresca viene usato per l'agricoltura.
  • Le piante in natura non hanno tutte la stessa efficienza fotosintetica nel fissare il carbonio. Senza entrare in troppi dettagli tecnici possiamo dire che la maggior parte delle piante usa la cosiddetta modalità C3 (ad ogni ciclo sono fissati tre atomi di carbonio, cioè tre molecole di CO2). Una minoranza di piante (grano, sorgo, miglio, canna da zucchero) usa invece la via C4. Alcuni numeri serviranno a chiarire quanto siano più efficienti: le piante C4 rappresentano solo il 5% dei vegetali in natura eppure fissano il 30% della CO2. Una maggiore efficienza che si accoppia ad un minor bisogno di fertilizzanti e ad un minor consumo di acqua. L'idea è quella di convertire piante importanti in agricoltura da C3 a C4. L'impatto sul consumo di risorse scarse (acqua) sarebbe incredibilmente positivo e avvantaggerebbe in primis le aree più disagiate non quelle già ricche e fertili.
  • Gli attivisti anti-biotech sono molto attivi nel condurre una campagna accuratamente orchestrata di opposizione mirante a spaventare la gente e, a catena, i troppi politici più attenti alle prossime elezioni che a fare piani basati su dati reali.
  • Uno degli esempi dei ritardi che questo scontro ideologico comporta è riassunto dal caso AquaBounty, una società biotech americana, che propose già da metà anni '90  di introdurre un salmone modificato variando il promotore (NON la proteina) dell'ormone della crescita. I salmoni, siano essi cresciuti in acquacoltura o liberi in natura, crescono di massa durante i caldi mesi estivi. Risultato, sono necessari circa tre anni per ottenere un adulto. Il salmone modificato raggiunge dimensioni tre volte superiori in un anno e mezzo! Risultato ovvio: molto più prodotto finale con la metà degli inquinanti prodotti (e del cibo fornito che ricordo è di origine animale in quanto il salmone è carnivoro). Gli scienziati che si sono occupati di studiare questo animale, compresa la FDA, la iper-pignola agenzia regolatoria americana, hanno concluso il pesce è altrettanto sicuro da mangiare rispetto al salmone convenzionale. Eppure niente si è mosso a causa della campagna orchestrata dalla Atlantic Salmon Federation (un chiaro conflitto di interessi) che ha sollevato la preoccupazione che il pesce potrebbe alterare l'ecosistema se raggiungesse l'oceano. Una critica curiosa dato che i salmoni modificati sono allevati in apposite cisterne, sono solo femmine e per di più sterili (no! non è possibile che revertano di sesso come avvenuto con i dinosauri di Jurassic Park).
    Il confronto tra il salmone naturale e quello modificato (® ilfattoalimentare)
Fortunatamente migliore fortuna hanno avuto progetti simili condotti su carpe e tilapie e che hanno permesso di risollevare l'economia di molti paesi del terzo mondo.

Il riso modificato (Golden rice) per produrre vitamina A è un altro esempio di un prodotto in grado di fornire un valore aggiunto a popolazioni in cui la carenza vitaminica non è, come da  noi, un elemento di discussione dei fanatici degli integratori vitaminici. E' un problema reale e paesi come Filippine, Bangladesh e Indonesia ne saranno i primi beneficiari.
Un altro esempio di riso modificato per scopi di profilassi è il cosiddetto MucoRice-ARP1, che produce un anticorpo contro il rotavirus, responsabile delle devastanti malattie diarroiche a bassa presenza medica (leggi l'articolo su Journal of Clinical Investigation).
Fondazioni in prima linea per gli aiuti come la Helen Keller International e la Bill and Melinda Gates Foundation hanno sostenuto assiduamente questi progetti.
Vale forse la pena ricordare che le aziende detentrici del brevetto hanno ceduto i diritti dello sfruttamento gratuitamente e a tempo indefinito. Nessun obolo verrà quindi dato ai produttori.

Vogliamo allora pensarci seriamente oppure preferiamo pontificare seduti nei nostri comodi divani e sempre ragionando con la pancia piena?

Qualcosa sta cambiando fortunatamente (anche se l'Italia come al solito sarà ultima). Questo il commento di Mark Lynas (uno dei fondatori del movimento anti-OGM e critico di alcune azioni di Green Peace da lui definite immorali) nel porre le sue scuse su alcune campagne condotte in Gran Bretagna contro gli OGM:
The first generation of GM crops were suspect, I believed then, but the case for continued opposition to new generations – which provide life-saving vitamins for starving people – is no longer justifiable. You cannot call yourself a humanitarian and be opposed to GM crops today (link qui).
Oppure l'ex presidente USA Jimmy Carter da sempre in prima linea nelle iniziative umanitarie
Responsible biotechnology is not the enemy; starvation is. Without adequate food supplies at affordable prices, we cannot expect world health or peace (link qui).

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