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Science from the Cloud (dicembre)

Direttamente dal Cloud, alcune tra le tante notizie scientifiche ignorate dai media generalisti
(qui le precedenti sul tema "Science from the Cloud")



Grazie al ghiacciaio il Monte Bianco non si consuma

(The Bossons glacier protects Europe's summit from erosion)
A cavallo tra le Alpi italiane e francesi il familiare profilo innevato del Monte Bianco ha sfidato gli scalatori (più per l'altezza che per l'oggettiva difficoltà) e gli scienziati, interessati a capire come la montagna venga modellata dal ghiacciaio.
Ghiacciaio del Bossons
L'erosione della superficie su cui poggia (o meglio scorre) un ghiacciaio contribuisce sia a trasportare a  valle sedimenti che a modellare nel corso di centinaia di migliaia di anni le profonde valli che noi vediamo oggi incunearsi tra le catene montuose. Questa l'azione classicamente attribuita ad un ghiacciaio.
Negli ultimi anni tuttavia, i geologi hanno ipotizzato nuovi "ruoli" tra cui quello, apparentemente opposto ai due precedenti, di protezione delle vette, in modo particolare di quelle poste a latitudini lontano dall'equatore. Sebbene questa ipotesi venne formulata inizialmente per le montagne a latitudini elevate, oggi si ritiene che essa via valida anche per montagne a medie latitudini come il Monte Bianco, e forse perfino più a sud (o a nord nell'altro emisfero). Questo almeno è quanto sostiene Jean-François Buoncristiani, uno degli autori dello studio apparso qualche settimana fa su Earth and Planetary Science Letters. Alla base dell'ipotesi vi è l'osservazione che il Monte Bianco cresce di 1 millimetro all'anno, in virtù della pressione tettonica (la placca africana che preme quella europea), apparentemente indifferente all'azione erosiva ambientale. Una azione in grado di annullare facilmente questa modesta crescita. Il calcolo è stato fatto confrontando la velocità dell'erosione del ghiacciaio del Bossons con le zone adiacenti prive di ghiaccio. Nelle zone prossime alla vetta, coperte dagli strati più freddi (e stabili) del ghiacciaio, la velocità dell'erosione è 16 volte inferiore rispetto alle zone ghiacciate più a valle e ancora più ampia rispetto alle zone adiacenti scoperte.
Da questo emerge che un ghiacciaio stabile ha una azione molto importante nel ridurre le conseguenze dell'erosione, e quindi i problemi a valle. Un dato cruciale in un paese dissestato geologicamente come il nostro aggravata dalla ben documentata riduzione dei ghiacciai causata dal cambiamento climatico globale.
Alcuni sono però di parere opposto come Mark Brandon, un geofisico presso la Yale University, il quale afferma che i ghiacciai con una base bagnata sono in realtà altamente erosivi. "Rimane da vedere come i ghiacciai perenni agiscano sulle montagne più alte al mondo", ha sostenuto Brandon.
C. Godon et al, Earth and Planetary Science Letters.  2013, 375 pp135–147

Il clima cambia e così gli equilibri naturali e ...
(The one that got away - higher temperatures change predator-prey relations)
Le variazioni climatiche hanno effetti non solo sul comportamento animale ma, cosa più problematica, alterano il rapporto preda-predatore.  Un effetto che può avere ripercussioni su ampia scala e non facilmente prevedibili.
L'articolo dell'università di Sidney indaga il fenomeno analizzando il mosquitofish (Gambusia affinis) e la sua aumentata capacità di sfuggire i predatori.
The University of Sydney, news

... anche il bioritmo annuale dello scoiattolo americano
(Climate impacts on hibernating squirrels)
Un altro esempio della conseguenza delle variazioni climatiche è osservabile nello scoiattolo. Lo studio condotto su una specie delle montagne rocciose, in cui l'intensità delle nevicate è aumentata negli ultimi anni, evidenzia un aumento nel tempo di letargo invernale e a cascata un minor tempo per la riproduzione e la preparazione al successivo inverno.
The University of Edinburgh, news

L'inquinamento sonoro negli oceani
(Noise cuts whale communications in Northeast sanctuary)
L'inquinamento acustico riguarda anche gli oceani soprattutto considerando che alcune frequenze basse, tipo quelle usate dalle balene, sono trasmesse "intatte" a grande distanza. L'aumentato traffico nel nord-Atlantico ha ridotto, in particolare nella baia del Massachusetts, la capacità comunicativa delle balene di almeno il 60 per cento. Un evento tutt'altro che marginale data la correlazione (ipotizzata) tra inquinamento sonoro e il fenomeno dello spiaggiamento dei cetacei.
National Oceanic and Atmospheric Organization, news

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