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Imparare mentre si dorme: cosa c'è di vero scientificamente

Imparare nel sonno

Il sogno di ogni studente (imparare mentre si dorme) ma anche la bufala di alcuni venditori che nel passato offrivano dei corsi di lingua straniera da ascoltare durante il sonno con la promessa di apprendere "senza fatica".
Image: Robert Stickgold, Nature (2012)
Nel 2009 Tristan Bekinschtein, un neuroscienziato della Brain Sciences Unit a Cambridge (UK) aveva dimostrato come fosse possibile insegnare ad alcuni pazienti in stato vegetativo o di coscienza minima, a battere le palpebre in risposta ad un leggero soffio d'aria negli occhi. Uno strumento considerato potenzialmente utile per prevedere quali pazienti in stato di coscienza minima avessero maggiori probabilità di recupero.

Ma forse qualcosa di vero c'è se su Nature Neuroscience (-> qui) viene pubblicato un articolo di Anat Arzi (Weizmann Institute, Israele) che affronta la possibilità di acquisire informazioni completamente nuove mentre si dorme.
Non una cosa del tutto nuova. Da un certo numero di anni sta sedimentando fra i neuroscienziati l'idea che una delle funzioni del sonno sia quella di riorganizzare e rielaborare le informazioni acquisite durante il giorno potando i circuiti neurali delle connessioni più deboli. Questo permetterebbe al cervello di evitare gli inutili "rumori di fondo" o usando una similitudine informatica, eliminare l'effetto "frammentazione" tipico degli hard-disk. A chi del resto non è capitato di svegliarsi al mattino con la soluzione di un problema che appariva contorto la sera prima?
Arzi  e collaboratori hanno usato una forma semplice di apprendimento, chiamata condizionamento classico, per istruire 55 volontari ad associare odori e suoni mentre dormivano. Durante le "lezioni" i partecipanti vennero esposti in modo ripetuto a odori piacevoli (deodoranti o shampoo) e fastidiosi (pesce e carne rancidi) associando un suono specifico a ciascun odore. Una volta ripetuta presentazione sonora ai soggetti svegli, questi reagirono in maniera automatica con una profonda inalazione (nel caso di un suono associato ad un profumo) o trattenendo il respiro (nel caso di suono associato ad un odore sgradevole). Il condizionamento acquisito durante il sonno era stato trasferito al periodo di veglia. Il cervello aveva fatto delle associazioni.

Afferma in proposito Anat Anzi: "questo non vuol dire che sia possibile mettere sotto il cuscino l'audio di una lezione e svegliarsi la mattina istruiti. Ci sono chiari limiti su cosa sia possibile imparare (…) tuttavia ritengo sia possibile andare ancora oltre quello che ho dimostrato con questo esperimento. Il nostro obiettivo finale è studiare le capacità di elaborazione del cervello negli stati di alterata coscienza come il coma o lo stato vegetativo."
Lo studio di Anzi è potenzialmente utile per sviluppare terapie comportamentali collegate a fobie, minimizzando l'impatto a livello conscio sui pazienti. Facilitando così il recupero dei pazienti.


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