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Psoriasi. Un nuovo farmaco della Novartis per i pazienti con complicanze

Psoriasi. Un nuovo farmaco della Novartis per i pazienti con complicanze artritiche

La Psoriasi è una patologia cronica recidivante di cui soffrono circa due milioni e mezzo di italiani.
La malattia non comporta solo un danno estetico caratterizzato da lesioni cutanee facilmente distinguibili dal medico da quelle dovute ad  altre cause, ma ha il problema di essere associata ad un aumentato rischio di malattie cardiovascolari. La malattia psoriasi comprende diverse forme e complicanze che evito qui di ripetere essendo ben descritte altrove (vedi referenze a fondo pagina).
Menziono qui solo l'artrite da psoriasi in quanto è proprio questa complicanza (presente nel 30% dei pazienti) il bersaglio del trattamento sviluppato da Novartis, di cui tratto oggi.

L'artrite da psoriasi (AP) è una complicanza infiammatoria delle articolazioni, di tipo cronico e debilitante, che si accompagna a grave disabilità, scarsa qualità della vita e ridotta aspettativa di vita. Tra i sintomi associati dolore e rigidità, psoriasi  su pelle e unghie, dita gonfie e persistente tendinite dolorosa. Il danno provocato da questa infiammazione è irreversibile. Su scala generale si stima che tra lo 0,3% e l'1% della popolazione è a rischio di AP e ben uno su quattro persone affette da psoriasi può avere una AP non diagnosticata.

Sebbene le cause principali della psoriasi non siano del tutto comprese, è indubbio che la componente autoimmunitaria giochi un ruolo fondamentale, come si evince dal miglioramento del quadro clinico successivamente al trattamento con immunodepressivi. Un ruolo importante è sicuramente giocato anche dalla genetica e da cause ambientali.

Al momento non si dispone di terapie risolutive ma di trattamenti che possono fornire un sollievo temporaneo. Tra i farmaci in uso abbiamo la classe di inibitori del Tumor Necrosis Factor-alfa (TNF-a) che perdono tuttavia di efficacia dopo un trattamento prolungato, condizione purtroppo ineludibile per una patologia cronica.
Il risultato è una vasta categoria di pazienti psoriasici non dispone di farmaci dotati d una qualche efficacia duratura.

La buona notizia arriva da Novartis che pubblica sul sito dell'azienda una nota in cui si annuncia il buon esito di due studi clinici (FUTURE 1 e 2) avanzati di una molecola, la AIN457 (secukinumab). Il farmaco è un anticorpo monoclonale interamente umano che blocca selettivamente l'azione della interleuchina 17A (IL-17A), una proteina chiave nel processo infiammatorio.
Nel rapporto si cita con soddisfazione il raggiungimento di quelli che tecnicamente si chiamano endpoint (obiettivi) primari e secondari.
Nota. Come descritto altrove in questo blog (QUI), prima di iniziare la sperimentazione clinica l'azienda farmaceutica deve dichiarare quali sono gli obiettivi che vuole raggiungere con i test. E' su questa dichiarazione che si basa l'analisi dei risultati ottenuti. Gli endpoint si distinguono in primari (ineludibili) e secondari (forniscono valore aggiunto) e possono riguardare aspetti molti diversi della malattia o dello stato fisiologico in generale: si va dalla normalizzazione di parametri metabolici alla scomparsa di marcatori legati alla malattia fino (nel caso di un trattamento contro la caduta dei capelli) a stabilizzazioni o addirittura a ricrescita. Questa precisazione è importante in quanto spesso si ritiene che un farmaco approvato debba avere proprietà taumaturgiche in realtà non previste durante la sua progettazione. Se il farmaco X nasce ed entra in sperimentazione come (ad esempio) normalizzatore della funzionalità renale, misurabile attraverso marcatori specifici, in pazienti sottoposti a chemioterapia, questa è l'unica funzione per cui quel farmaco verrà giudicato (oltre ovviamente a non essere dannoso). Non sul fatto che sia una terapia per quel tumore o che sia utilizzabile in soggetti non trattati con chemioterapici.
Una volta iniziata la sperimentazione se il farmaco non si dimostrerà in grado di raggiungere l'endpoint primario, non verrà approvato anche se durante la sperimentazione si scoprisse per puro caso che è un ottimo cardiotonico. Per ottenere una validazione in tal senso è necessario ripartire con uno studio dedicato al rilevare effetti cardiotonici.
Nel concreto l'endpoint primario dei due studi clinici di fase III, in cui sono stati coinvolti più di 1000 pazienti) era dimostrare tollerabilità ed eefficacia del trattamento con secukinumab  rispetto ad un placebo su pazienti con AP.
Il risultato è stato raggiunto, quindi il trattamento è superiore rispetto al placebo.
Nota. L'utilizzo del placebo per provare l'efficacia di un farmaco potrà sorprendere molti non addetti ai lavori ma è un controllo chiave in molte malattie ad eziologia complessa. Potrebbe sembrare ovvio che un farmaco funzioni sempre meglio (o non funzioni affatto) di un placebo. In realtà la situazione è molto più complessa dato il cosiddetto 'effetto placebo è ben noto e può arrivare in alcune patologie a spiegare miglioramenti nel 30% dei pazienti; addirittura si arrivano a punte del 90% nei casi in cui la componente psicologica giochi un ruolo chiave. Il confronto con il placebo viene usato quindi in quei casi in cui la componente "psicosomatica" giochi un ruolo non secondario purché la malattia non ponga a rischio immediato la vita del soggetto e non esista un trattamento alternativo di comprovata efficacia.
I risultati dettagliati non sono stati ancora resi disponibili e verranno presentati nei prossimi mesi alla comunità medica nell'ambito di un congresso.
La conclusione positiva degli studi di fase III, condotti negli USA e in UE, precede solitamente l'approvazione del farmaco.


Aggiornamento ottobre 2015. I dati conclusivi della sperimentazione clinica sono stati presentati da Novartis e descritti in un successivo articolo sul blog (vedi QUI).



Fonti
- Novartis AIN457 (secukinumab) is the first ever IL-17A inhibitor to meet primary endpoint in two Phase III studies in psoriatic arthritis
- Novartis, news (25 settembre, 2014)
- psoriasionline.it
- Psoriasi (wikipedia)


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