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La Biochimica dell'Amore - parte 3/5

(CONTINUA DA parte 2 )

L'evoluzione non butta via nulla. Prova, riprova, scarta e seleziona, alla fine ogni organismo è un riassunto dei tentativi riusciti dei suoi antenati.
Questo per dire che il comportamento sociale dei mammiferi è supportato da componenti biologiche non inventate appositamente, ma già utilizzate ripercorrendo a ritroso l'albero evolutivo.
E la biochimica fornisce le basi per comprendere il comportamento sociale nei diversi animali. Fare un elenco di tutto quello che si conosce diventerebbe noioso e poco pratico per i non addetti ai lavori. Limitiamoci allora agli attori principali.
Un elemento importante nella biochimica dell'amore è l'ossitocina, un neuropeptide ben conosciuto dalle donne in travaglio essendo l'ormone somministrato per indurre il parto. Ma questa sua azione fisiologica è solo uno degli aspetti per cui questa molecola è di fondamentale importanza. Un aspetto molto più interessante per la nostra discussione è che la produzione di questo ormone durante il parto condiziona i circuiti neurali della madre favorendo l'instaurarsi di un legame duraturo con la prole. Un legame assolutamente necessario (quindi selezionato) dato che la sopravvivenza dei piccoli (e quindi il successo riproduttivo) dipende totalmente dalla presenza e proattività materna; ogni atto e "pensiero" della madre deve essere unicamente volto alla prole almeno fino allo svezzamento. Indipendentemente dal fatto che si tratti di un mammifero "sociale" (che vive in branchi) o principalmente solitario (ad esempio la volpe).
Un legame ancora più necessario nei mammiferi a "grosso cervello" la cui prole nasce per motivi tecnici più immatura e quindi necessita di cure totalizzanti, rispetto ad altri mammiferi i cui "pargoli" sono meno bisognosi di cure totali.
Se partiamo dal dato scientifico che l'ossitocina prodotta naturalmente durante il travaglio predispone "mentalmente" la madre al suo ruolo, allora l'obiezione ovvia è che le donne che partoriscono con il taglio cesareo (o che non allattano) dovrebbero essere meno legate ai figli. E che dire del legame del padre o dei nonni? Loro mica sono soggetti al travaglio!!
La scienza deve prendere atto di tutti i dati e assemblarli in un contesto meccanicisticamente valido. Così anche gli "esterni" al parto sono stati analizzati e dati preliminari suggeriscono che la semplice presenza di un neonato causa il rilascio di ossitocina negli adulti. Quindi è come se il neonato "inducesse" l'amore in chi gli sta attorno. Un chiaro prodotto della selezione; l'assenza di questo legame abbassa notevolmente la probabilità di sopravvivenza e con essa la trasmissione del patrimonio genetico del soggetto insensibile.
Altri dati ancora indicano che l'ossitocina è rilasciata in risposta a esperienze altamente stressanti; favorisce in questo caso una maggiore coesione fra i soggetti "stressati" aumentando la loro probabilità di sopravvivenza.
Il ruolo dell'ossitocina nel generare sentimenti "amorosi" è oramai ampiamente accettato e rappresenta un progresso significativo nella comprensione del fenomeno. Fino a pochi anni fa studiare scientificamente questi aspetti voleva dire limitarsi all'aspetto comportamentale compendiandolo con il monitoraggio dell'attività cerebrale. Molto importante ma troppo vago per capirne i meccanismi. Ora il legame molecola-effetto è dimostrabile attraverso la somministrazione intranasale (con spray o gocce) di ossitocina e la conseguente modifica del comportamento sociale: il soggetto trattato si integra più facilmente in un gruppo nuovo attraverso l'attivazione di atteggiamenti pro-attivi quali il contatto visivo.

Il contatto visivo è fondamentale nella richiesta di attenzione (© 2012 Jessie Williams e EMBO-Reports).
il circuito che auto-alimenta il comportamento materno
Ovviamente l'ossitocina non è l'equivalente molecolare dell'amore. E' solo una importante componente di un sistema neurochimico complesso che permette al corpo di adattarsi a situazioni ad alto contenuto emotivo. I sistemi necessari per instaurare reciproche interazioni sociali necessitano della interconnessione di reti neurali che collegano il cervello al sistema nervoso autonomo; reti dinamiche e in costante evoluzione durante tutta la vita di un individuo.
Del resto anche le proprietà della ossitocina non sono fisse. I recettori cellulari dell'ossitocina sono regolati da altri ormoni e, guarda caso, l'epigenetica ha anche qui un ruolo fondamentale agendo sulla sintesi di tali recettori. In altre parole le esperienze di vita agiscono direttamente sulla "disponibilità" di questi recettori.
I livelli di ossitocina così come le esperienze emotive cambiano nel tempo.

Credit: wikipedia
Lo studio del linguaggio molecolare delle emozioni si avvale comunemente di modelli animali. Particolarmente utili per la comprensione della neurobiologia "della fedeltà" sono stati alcuni roditori come le arvicole che nei due ceppi di montagna e di prateria (foto a lato) mostrano un grado di fedeltà innato diverso. Quelle di prateria sono monogame (un singolo partner per tutta la vita) quelle di montagna sono poligame. La differenza è nel maggior numero di recettori per la vasopressina e ossitocina in quelle di prateria. Vale la pena accennare che esistono alleli simili anche  in uomo che sono fortemente correlati con l'infedeltà coniugale (quindi non biasimate troppo i fedifraghi!!).
Questa importante differenza non toglie che siano coinvolti anche altri neurotrasmettitori. Tra questi gli oppioidi endogeni e la dopamina, non a caso sostanze alla base del circuito di ricompensa (rewarding) cioè quello stimolo che ci spinge a cercare il "piacere" e le esperienze in grado di generarlo (oltre ad essere uno dei cardini della dipendenza da agenti psicotropi).
L'ossitocina e la vasopressina  svolgono un ruolo simile, ma non identico, nei processi che favoriscono i legami sociali ed in particolare la risposta cementificatrice indotta dalla visione della prole. Alterando la funzionalità dei loro recettori (ad esempio mediante l'uso di antagonisti) i comportamenti coesivi vengono meno pur in quadro di assoluta normalità fisiologica e di "salute" generale.
La vasopressina induce una mobilitazione fisico-emotiva, aumenta la vigilanza riguardo al partner e del territorio (e quindi l'autodifesa). Si ritiene che agisca anche contrastando l'innato immobilizzarsi di fronte al pericolo (per passare inosservati) innescando invece azioni volte a richiamare l'attenzione allontanando così il pericolo dai piccoli. Ne è esempio evidente sia nelle arvicole che nei cani, il cambiamento di comportamento che passa da estremamente socievole prima dell'accoppiamento ad un aumento di aggressività e protezione del territorio nel periodo che va dall'accoppiamento allo svezzamento della prole. Un fenomeno che nelle arvicole (a differenza dei cani che non sono monogami) è accentuato anche nei maschi.

La ossitocina al contrario è responsabile della immobilità senza paura e induce uno stato fisiologico rilassato ed una postura che facilita la nascita, l'allattamento e la disponibilità sessuale. Anche se non essenziale per la genitorialità, si ritiene che l'aumento di ossitocina successivo alla nascita e all'allattamento rende la donna meno ansiosa con il neonato facilitando, grazie alla sensazione di relax, il legame di amore per il suo bambino.
Il complicato valzer dei livelli di ossitocina e vasopressina potrebbe quindi essere necessario per la coesistenza di atteggiamenti apparentemente opposti come l'aumentata aggressività e difesa del territorio con l'attaccamento alla prole.

(Continua qui)

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