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La sonda Juno è entrata nella magnetosfera di Giove. La vera missione inizia ora

Mancano solo poche ore al momento in cui la sonda Juno raggiungerà l'orbita di Giove.
25 osservatori astronomici sulla Terra coopereranno con la NASA per fornire una copertura h24 alla missione raccogliendo nei prossimi 20 mesi la prevedibile enorme mole di dati sull'atmosfera gioviana.

Dopo quasi cinque anni dal lancio della sonda e circa 2 anni e mezzo dopo la "spintarella" gravitazionale fornita dalla Terra durante il rendez-vous con Juno (vedi grafico sotto), venerdì scorso gli operatori del centro di controllo della NASA hanno registrato il suo ingresso nella magnetosfera del pianeta gigante. La magnetosfera è l'area che circonda un qualunque corpo celeste entro la quale il campo magnetico da esso generato domina sul moto delle particelle cariche di origine stellare (in altri termini "l'ombrello" che protegge dal vento solare).
Dall'alto in basso. La traiettoria della sonda dal momento del lancio all'arrivo nell'orbita di Giove. Le prime due orbite di assestamento e le orbite definitive. L'orbita di Juno permetterà di scansionare perfettamente tutta la "superficie" (per quanto questo termine abbia poco senso in un pianeta gassoso) atmosferica di Giove. (Image credit: infografica del New York Times). Clicca sul link di seguito per il video riassuntivo della missione --> http://nyti.ms/290cAsE

L'ingresso nella magnetosfera è stato registrato grazie ai rilevatori montati su Juno in grado di misurare le emissioni radio delle particelle cariche. Il segnale registrato, convertito poi in onde sonore per facilitarne la comprensione anche al pubblico generale (vedi sotto), evidenzia un brusco cambio di tono nel momento in cui attraversa questo confine, invisibile all'occhio ma molto reale.

In contemporanea all'avvicinamento al pianeta, i tecnici hanno inviato alla sonda le ultime istruzioni riguardanti l'accensione dei razzi per posizionare Juno in orbita (ci vogliono circa 40 minuti tra invio e ricezione del segnale). Una volta inviato l'ultimo "pacchetto" di dati la sonda agirà autonomamente fino al completamento della missione. Ovvia quindi la trepidazione con cui i tecnici hanno atteso "il segnale di OK" di Juno e l'hanno vista iniziare la sua traiettoria di avvicinamento; salvo problemi di collisioni con oggetti non previsti, non ci sarà bisogno di nuovi interventi.

Una volta percorse le prime due orbite di assestamento, Juno inizierà delle orbite regolari in modo da coprire l'intera superficie del pianeta; una scansione dell'alta atmosfera gioviana senza precedenti per il grado di copertura (vedi figura precedente).

Tra le ultime immagini ad essere state ricevute prima dell'attivazione dei propulsori vi quella a infrarossi affiancata all'immagine catturata da Hubble. I falsi colori della foto a sinistra servono ad indicare le aree a diversa temperatura; le parti più scure sono le "nuvole più fredde" che assorbendo nell'IR danno la sensazione di "assenza di luce".

A sinistra una immagine con falsi colori di Giove visto agli infrarossi. A destra una immagine al telescopio. (Leigh Fletcher/European Southern Observatory)
Due sono gli obbiettivi principali della missione: 1) confrontare i dati sui valori di ammoniaca e acqua (componenti principali delle nuvole di Giove) con le immagini catturate dai telescopi a Terra (formanti il sistema Very Large Telescope) in modo da elaborare dettagliati modelli climatici su Giove; 2) analizzare nel dettaglio le aurore gioviane in modo da valutare similitudini e differenze con quelle terrestri.
Per quest'ultimo scopo il telescopio spaziale Hubble si è preparato per tempo puntando l'obbiettivo su Giove per 45 minuti ogni giorno negli ultimi 30 giorni.  Il dubbio teorico sulla genesi delle aurore tra Terra e Giove si basa sul fatto che mentre sulla Terra le aurore sono la conseguenza dell'impatto delle particelle solari cariche con la nostra magnetosfera, nel caso di Giove gran parte delle particelle cariche non è di origine solare ma dei vulcani presenti su una delle sue lune, Io; i potenti campi magnetici di Giove catturano e accelerano poi le particelle emesse nello spazio generando così (forse) le sue spettacolari aurore.

Video in time-lapse di una aurora gioviana (ESA)

La domanda quindi è se le aurore di Giove siano "soltanto" la versione mega di quelle terrestri o se siano causalmente diversi.

Se saremo fortunati magari potremo assistere ad eventi simili a quelli dell'impatto della cometa Shoemaker-Levy (vedi articolo precedente --> qui).

Il 2016 si preannuncia interessante sotto il profilo astronomico anche se è ben difficile che si raggiunga il volume di notizie dell'ultimo biennio: dalla conferma dell'esistenza del bosone di Higgs all'atterraggio sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko dai fermioni di Weyl all'osservazione ravvicinata di Plutone, fino alla prova dell'esistenza delle onde gravitazionali possiamo dire di non esserci annoiati.

Fonte
- pagina web della NASA dedicata alla missione Juno --> QUI

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