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Il ferro è essenziale. Ma con moderazione

Chissà in quanti si ricordano (o hanno anche solo sentito parlare) di Braccio di Ferro e della forza erculea che ricavava dall'ingurgitare gli spinaci. 

Certo erano altri tempi e il cartone animato nacque con un preciso intento educativo-alimentare per indurre i bambini a mangiare gli spinaci ricchi di ferro. Oggi si sa che sebbene l'alimento sia un ottimo complemento alimentare, da solo è poco utile per compensare eventuali carenze organiche. Il ferro viene infatti assorbito dagli enterociti duodenali solo se libero e in forma ridotta (Fe2+), per ottenere la quale è bene combinare il pasto con vitamina C e acido citrico (insomma la classica spruzzata di limone come condimento).

Il ferro è un elemento essenziale della nostra dieta essendo, tra le altre cose, necessario per la funzionalità dell'emoglobina (--> gruppo eme). Da qui l'importanza del ferro come complemento nutritivo in caso di anemia (cronica o successiva ad eventi emorragici anche fisiologici come quelli associati al ciclo nelle donne). Una carenza di ferro comporta una minore capacità del sangue di trasportare ossigeno e a cascata la sensazione di stanchezza e letargia.

Per gli uomini la dose giornaliera di ferro da assumere con la dieta è di poco inferiore ai 9 mg, mentre nelle donne mestruate è circa 15 mg. Tra gli alimenti che contengono cito il pane, i cereali della prima colazione, pesce, carne rossa, uova, fagioli e lenticchie. Una alimentazione classica e bilanciata fornisce in media 10 mg al giorno di ferro, per cui sono il problema di carenza è sostanzialmente limitato alle donne e per uno spazio temporale (in assenza di integratori o alimenti ricchi di ferro) limitato a 3-4 giorni al mese. 
Ovviamente la necessità di uno stimolo "subliminale" ad arricchire la dieta con spinaci ha perso di importanza rispetto a quando il cartone di Braccio di Ferro venne ideato (circa 1930); tuttavia è innegabile che l'alimentazione odierna, per quanto caloricamente più che sufficiente ai bisogni reali, è spesso sbilanciata; il problema quindi si ripresenta seppure per cause diverse da quelle di un tempo.

Si diceva che è il ferro è essenziale per la nostra vita ma è anche vero che un eccesso di ferro è dannoso essendo difficilmente smaltibile e con una forte propensione ad accumularsi nel fegato dove può esercitare i suoi effetti tossici.
Gli integratori prescritti dal medico in caso di anemia forniscono in media 65 mg di ferro per ogni compressa, sotto forma di solfato ferroso o fumarato ferroso. Meglio optare tuttavia per dosaggi inferiori dati gli effetti collaterali (diarrea o stitichezza e dolori addominali) presenti in circa il 30% dei soggetti. Meno "invasivi" (se presi con moderazione) sono gli integratori alimentari da supermercato, il cui livello di ferro è circa pari alla dose minima giornaliera. Il tè inibisce l'assimilazione del ferro, ragione per cui è consigliato berlo ad almeno 1 ora di distanza.
Un articolo recentemente pubblicato sulla rivista PLoS One ha fatto scattare un ulteriore campanello d'allarme: il ferro è in grado di danneggiare il DNA di cellule endoteliali in coltura dopo soli 10 minuti di trattamento. 
Una scoperta che dovrebbe indurre ad una maggiore cautela quando si assumono integratori alimentari a base di ferro senza che vi sia un reale bisogno medico.

Potrebbe interessarvi la serie di articoli centrati sulle vitamine (--> QUI)


Fonte
- Low Dose Iron Treatments Induce a DNA Damage Response in Human Endothelial Cells within Minutes
Ines G Mollet et al, PLoS One. 2016 Feb 11;11(2)


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