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Oxia Planum è il sito prescelto per la missione ExoMars

Marte (Credit: NASA)
Sono passati quasi due anni da quando avevo raccontato della ricerca da parte dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) del luogo ideale in cui fare atterrare il rover della missione EXOMARS. La scelta è stata infine fatta con la designazione del sito principale, Oxia Planum, e di quelli "di riserva".
Oxia Planum (nome non ufficiale) è una ampia superficie argillosa sita tra Mawrth Vallis e Ares Vallis (coordinate 18,2 ° N 336 ° E). Due i motivi principali che hanno portato alla sua scelta: essere il fondale di un antico oceano e la sua natura piatta, condizione base per fare muovere agevolmente il rover (credit:NASA)
Nello specifico il rover atterrerà su Marte nella seconda fase della missione, nota come ExoMars-2018, che nel suo insieme rappresenta lo sforzo congiunto tra la ESA e la russa Roscosmos. Nella prima fase, prevista per il 2016, partiranno alla volta del pianeta rosso e all'interno di un unico modulo di lancio, il Trace Gas Orbiter e la sonda Schiapparelli; il primo fungerà da stazione orbitante mentre la seconda si sgancerà dall'Orbiter 3 giorni prima del contatto con l'atmosfera marziana. Una volta atterrato in un'area nota come Meridiani Planum, lo Schiapparelli rimarrà in comunicazione con l'Orbiter, posizionato nel contempo su un'orbita a 400 km di altezza.
Il rover della missione ExoMars-2018 (credit: ESA)
L'Orbiter fungerà da relè di trasmissione sia con la sonda sulla superficie che con la sonda successiva, fornendo informazioni sulle condizioni atmosferiche. Di fatto il modulo Schiapparelli funzionerà da cavia per testare l'affidabilità delle comunicazioni e condurrà alcuni esperimenti base; la sua limitata autonomia energetica e la ridotta strumentazione, permettono una operatività sul pianeta molto limitata, ma sufficiente per identificare i problemi a cui potrebbe andare incontro la molto più complessa (e costosa) sonda che verrà lanciata nella seconda fase della missione. Quest'ultima sarà costituita da un rover e da una piattaforma dotati di strumenti analitici sofisticati e ad alta autonomia energetica; il lancio è previsto per maggio 2018 con arrivo a destinazione nel gennaio 2019.
La ricerca di un sito di atterraggio adatto per EXOMARS-2018 è iniziata nel dicembre 2013, quando è stato chiesto alla comunità scientifica di proporre siti ideali sia per la fattibilità e sicurezza dell'atterraggio che per i dati potenzialmente ottenibili. Ad ottobre 2014 la lista si era ristretta a quattro siti (Aram dorsum, Hypanis Vallis, Mawrth Vallis e Oxia Planum).
I siti candidati per l'atterrraggio della sonda (credit: ESA). Consiglio vivamente di inserire le aree ricercate su Google-Mars o meglio ancora scaricando la app Google Earth e poi visualizzando Marte. Una alternativa  è lo "stradario marziano" della NASA (-->qui) oppure l'estensione Mars-map per Chrome (--> qui). Ricordo che il nome Oxia Planum non è ancora ufficiale quindi usate come riferimento le coodinate o i nomi dei siti "ufficiali" nelle vicinanze.
Lo missione principale che il rover dovrà condurre è la ricerca di indizi di vita marziana, passata o presente, e questo spiega il motivo per cui si sia scelta un'area in cui i dati geochimici indicano che l'acqua era una volta abbondante; la traccia più ovvia è la presenza di perclorato, un sale che si forma dopo una esposizione prolungata dei sali a base cloruro a raggi ultravioletti e alla radiazione "dura" cosmica (vedi anche B. L. Carrier et al, Geophys. Res. Lett. 2015). I dati disponibili indicano che l'oceano primordiale evaporò più di 3 miliardi di anni fa per una serie di concause tra cui la minore forza gravitazionale (incapace di trattenere i gas più leggeri), l'assenza di un campo magnetico rilevante (il nucleo ferroso, e similmente il mantello, del pianeta non si muove e quindi vengono meno le condizioni minime necessarie per l'esistenza di un campo magnetico planetario) e il vento solare che in assenza dello schermo fornito dal campo magnetico ha spazzato via gli strati più esterni dell'atmosfera (oltre a non proteggere la superficie del pianeta da una irradiazione verosimilmente non compatibile con la vita). Evaporata l'acqua, sulla superficie sono rimasti  i sali che hanno avuto tutto il tempo per essere trasformati in perclorati.

Credit: ESA artist's concept (by spacenews.com)
A differenza dei precedenti rover le cui capacità analitiche erano limitate alla esplorazione della superficie del pianeta, il prossimo rover sarà dotato di un trapano in grado di prelevare campioni fino a 2 m sotto la superficie, in corrispondenza del permafrost, e quindi in una zona in cui l'acqua può essersi mantenuta (così come potenzialmente forme microbiche di vita) sostanzialmente inalterata nel corso degli eoni.
Nota. Tra i dati più recenti che confermano la presenza di acqua nel sottosuolo marziano (e le problematiche associate nel rilevare l'acqua che evapora nel momento stesso in cui emerge sulla superficie) vi è lo studio pubblicato dalla NASA su Nature Geoscience (QUI un riassunto), frutto del lavoro certosino di comparazione dati di un dottorando.
Chissà che sorprese ci riserverà il guardare "sotto i sassi" marziani. Di sicuro impareremo qualcosa di più sulla planetogenesi, almeno nell'ambito del sistema solare.

Altri articoli tematicamente correlati: Marte, ultima frontiera; Selezionati i candidati a siti di atterraggio su Marte; I problemi dei viaggi spaziali; Quale il futuro delle missioni marziane; Un robot sul suolo lunare?; Missione Rosetta; Missione Ceres; Luna.
Vedi anche i tag "Esopianeti" e "Astronomia" per altri articoli

Fonti
- Landing site recommended for Exomars 2018
ESA, news
- ExoMars Trace Gas Orbiter and Schiaparelli Mission (2016)
ESA, news
- EXOMARS
Agenzia spaziale Italiana
- Geologia marziana
space.com

*** aggiornamento marzo 2016 ***
Partita la missione europea ExoMars. Nella foto il razzo Proton che trasporta la sonda e il modulo di atterraggio lanciato dalla base russa di Baikonur. L'Italia è tra i principali finanziatori della missione insieme ad Esa e alla russa Roscosmos. La durata del viaggio sarà di circa 9 mesi.
image credit: ESA via ansa.it




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