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Un polimero antiemorragico pensato per i campi di battaglia e nella medicina di emergenza

La maggior parte dei feriti sul campo di battaglia muore prima di riuscire a raggiungere l'ospedale da campo. Tra le ferite che impongono un immediato trattamento quelle caratterizzate da emorragie rappresentano da sempre la principale causa di fatalità, anche nel caso di ferite "facilmente" trattabili in un centro attrezzato. Sebbene le tecniche di primo soccorso (e i kit in dotazione) abbiano raggiunto parametri di efficienza incredibili grazie all'esperienza maturata negli ultmi 50 anni, ci sono casi in cui i trattamenti disponibili sono inefficienti. Una ferita al petto ad esempio non può essere bloccata con un laccio emostatico e i pur importanti emoderivati insieme ai trattamenti coagulanti necessitano di temperature di conservazione particolari, difficilmente disponibili negli ambienti operativi.
Non si tratta di problemi limitati al campo militare dato che gran parte delle tecniche e procedure sviluppate in tutti questi anni ha trovato un vasto impiego anche nella vita civile (incidenti, terremoti, etc).

Ecco perché la University of Washington ha investito tempo e denaro nello sviluppo di un polimero iniettabile (Polystat) capace di rafforzare l'interazione tra i coaguli di sangue. Una singola somministrazione è sufficiente affinché il polimero scovi lesioni invisibili ad una indagine esterna e inizi "a lavorare" immediatamente bloccando l'emorragia.

L'azione del Polystat (credit: University of Washington)
In seguito ad una lesione vascolare le piastrine si raggruppano intorno alla ferita cercando di formare una barriera per dare il tempo a proteine come la fibrina di formare una tessitura stabile intorno al coagulo. Se la pressione del sangue è troppo forte, la fibrina non ha il tempo di agire e il coagulo viene spazzato via.
Il Polystat agisce in modo simile al fattore XIII stabilizzando i coaguli mediante legami crociati con la fibrina. Tra i suoi vantaggi la maggiore resistenza resistente all'azione degli enzimi coinvolti nello smantellamento del coagulo, fondamentali nel processo di guarigione ma controproducenti quando i medici cercano di salvare il paziente dal dissanguamento. Il Polystat inoltre non dipende dalla presenza di una proteina precursore della fibrina, presente nel sangue ma la cui concentrazione cala drasticamente durante emorragie sostenute o recidive. Corollario importante di questa caratteristica è non presenta rischi di aggregazioni spontanee in sedi non volute, cioè in ogni altro punto del corpo (problema invece tipico dei coagulanti) e quindi il rischio di trombosi sistemiche è pressoché nullo.
Altro enorme vantaggio il basso costo di sviluppo e la stabilità a temperatura ambiente.

Lo studio descritto su Science Translational Medicine è stato valutato così importante da meritarsi la copertina del giornale. I test, tutti positivi (100% di sopravvivenza contro il 20% della terapia standard), sono stati condotti su ratti e si spera di passare alla validazione clinica nel giro di pochi anni.

Fonte
- A synthetic fibrin cross-linking polymer for modulating clot properties and inducing hemostasis
Leslie W. Chan et al, Science Translational Medicine  (2015) Vol. 7, 277, pp. 277




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