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Il cuore spezzato è come la dipendenza da cocaina

(articolo precedente sul tema --> "La sindrome del Cuore Spezzato") 

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Il patema d'amore appare ad un adolescente (ma non solo) come uno stato irrimediabile a cui è preclusa ogni speranza (o desiderio) di sfuggire a tale morsa. Eppure, la grandissima parte delle persone alla fine ne esce senza conseguenze e guardandosi indietro fatica a capacitarsi del livello di obnubilamento provato. 
Se il fenomeno è così totalizzante da mettere in secondo piano le attività primarie per la propria sopravvivenza (mangiare, alzarsi la mattina, etc) è lecito domandarsi come sia possibile uscire da questa fase e come mai alcune persone giungano invece a gesti estremi per situazioni che, viste dall'esterno, sono meno che irrilevanti. 
Il merito va, come ovvio, ai meccanismi di difesa del nostro cervello che, quando lo stress raggiunge livelli di allarme si aiuta ... dopandosi. 
Il nucleus accumbens attivato
nella fase di reward
(S. Mackey and J. Younger)
Esempio classico di autodoping fisiologico è quello che si sperimenta con la sensazione di benessere alla fine della sessione quotidiana di jogging. Una sensazione che ci "vizia", se svolta con frequenza regolare, a tal punto da indurre stati simili all'astinenza quando si saltano sessioni di allenamento: il nervosismo di chi non è riuscito a fare la corsa quotidiana non è altro che la manifestazione del calo dei livelli degli endocannabinoidi (e in misura inferiore delle endorfine), entrambe molecole che il corpo rilascia per attenuare lo stress legato all'attività fisica (J. Fuss et al, PNAS, 2015).
Nei precedenti articoli sulla biochimica dell'amore (vedi link a fondo pagina) avevo già introdotto due ormoni chiave:
  • ossitocina, essenziale per il "bonding" (la creazione di un legame emotivo tipo quello madre-neonato);
  • dopamina, prodotta nella parte basale/posteriore dell’encefalo e trasportata all’occorrenza verso i lobi frontali della corteccia. Trasporto che avviene dopo una grossa soddisfazione (premio) o quando il cervello vuole limitare l'entità di uno stato negativo.
Non si tratta di un meccanismo tipicamente umano ma è comune a tutti i mammiferi superiori. Il che è comprensibile sia per le necessità di legare la madre alla prole, che da lei dipende in tutto per sopravvivere (alimentazione in primis), che per situazioni più tipiche dell'animale adulto: lo sconforto di avere perso una preda (o un boccone particolarmente ambito o avere perso la gara chiave per conquistare il comando, etc) non possono in natura essere affrontati con l'aiuto di uno psicologo. L'animale (quindi anche noi) deve essere pronto il prima possibile a riprendere le sue attività … pena l'estinzione immediata.
Nel caso degli esseri umani la situazione è ovviamente più complicata (si sa che noi siamo specializzati nell'inventarci problemi) ma la soluzione fisiologica è sostanzialmente simile: una bella scarica di dopamina e siamo pronti a ricominciare anche semplicemente minimizzando quando avvenuto.
E se la secrezione di dopamina prodotta dai circuiti classici non è sufficiente per "riattivare" il comportamento normale, esistono meccanismi per stimolarne la produzione. Se i meccanismi di compensazione sono inefficienti si casca nella situazione descritta in apertura di articolo.
Molte specie di mammiferi superiori evitano in toto questo problema limitando gli incontri al solo momento dell'accoppiamento.
Nelle specie in cui la presenza di entrambi i genitori è fondamentale per la sopravvivenza della progenie la natura ha dovuto implementare meccanismi in grado "incentivare" la convivenza dei partner.
Ma gli ormoni non fanno miracoli e infatti la gran parte dei rapporti con il partner, anche le storie vissute come totalizzanti per anni possono avere termine; una evidenza che da un punto di vista neurobiologico è sostanziata dal titolo di un articolo che riassume il lavoro condotto da un team di psicologi della università di Saint Louis. Il titolo "wired to break" (programmati per rompere) sostanzia in tre parole le cause del "collasso" dello stato di innamoramento, diverse nei due sessi:
  • l’uomo non ama essere tradito;
  • la donna detesta essere imbrogliata. 
Il che ha perfettamente senso da un vista biologico. Il maschio deve evitare il rischio di far crescere cuccioli suoi e la femmina necessità di un maschio che dia affidamento per la crescita dei cuccioli stessi. Il maschio vuole fedeltà, la femmina lealtà e affidabilità. 
Che poi nella realtà queste aspettative vengano sempre soddisfatte, è un altro discorso.
Il doping neuronale ha proprio il fine di minimizzare ogni motivo di attrito, anche a costo di negare l'evidenza, nelle fasi in cui la coppia deve essere solida. Se qualcosa va storto in questa fase, la sensazione provata sarà quella di un malessere profondo.
Helen Fisher
Un tradimento o la perdita della sensazione di "tutela e assistenza" possono avere effetti dirompenti e di diversa durata.
Il grado di tolleranza varia nelle diverse coppie le cui cause sono identificabili nell'attività cerebrale. Helen Fisher (già autrice di un buon libro divulgativo dal titolo "Perché amiamo") ha analizzato mediante risonanza magnetica l'attività cerebrale delle coppie che affermavano di essere profondamente innamorate, proprio per valutare le basi della "resistenza" ai fattori di rottura, presenti in ogni coppia. I dati ottenuti mostrano che queste coppie hanno una aumentata attività delle aree del cervello associate al piacere, le stesse che vengono attivate dall'uso di cocaina.

Brian Boutwell
Questo il commento di Brian Boutwell "Il lavoro di Helen Fisher ha rivelato che questo circuito nel cervello, profondamente associato ai fenomeni di dipendenza, è anche implicato nell'attrazione romantica e può aiutare a spiegare l'attaccamento che segue alle classiche fasi di infatuazione fisica". 
Rompere questo circuito equivale, funzionalmente, a togliere ad un cocainomane la possibilità di accedere alla sua droga (ricordo per inciso che l'astinenza da cocaina ha caratteristiche molto diverse da quelle associate agli oppiacei, molto "mentale" la prima e molto "fisica" la seconda).
Chiedere a chi si trova improvvisamente privato del legame amoroso di "guardare avanti" equivale sotto molti aspetti a chiedere a qualcuno di "non pensare alla mancanza della dose quotidiana".

Gli studi di Boutwell si sono concentrati sull'attività cerebrale di ex cocainomani proprio per cercare di capire come il cervello si sia adeguato allo stato di deprivazione; i dati indicano un aumento della materia grigia (vale a dire l'area ricca di corpi cellulari) in specifiche aree. Non mi stupirebbe quindi scoprire simili modificazioni nelle persone uscite dal tunnel di una relazione troncata e passati attraverso un periodo forte depressione.
Tra gli studi attuali di Boutwell di particolare interesse sono i test per valutare l'effetto di una particolare classe di farmaci antidepressivi, noti come inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI). Questi farmaci, grazie all'abbassamento dei livelli di dopamina, noradrenalina e testosterone, dovrebbero "raffreddare" le pulsioni romantiche (il bisogno di stare vicini alla persona oggetto dei propri pensieri) e l'interesse sessuale. 
Trattandosi di farmaci, è ovviamente necessario un costante monitoraggio medico per evitare o controllare la comparsa di effetti collaterali imprevisti. Potrebbe tuttavia essere un utile rimedio per trattare i troppi casi di amati respinti che degenerano in stalking quando non peggio.

Articoli sul tema --> "La biochimica dell'amore"

Fonti
- 'Just Slip Out the Back, Jack' We're Wired to Get Over Romantic Break Ups
University of Saint Louis, news
- When love dies: Further elucidating the existence of a mate ejection module.
BB Boutwell et al. (2015) Review of General Psychology, 19(1)pp10-38

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