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Quando troppa igiene fa male. L'impennata degli allergici ne è la prova

Eccessiva igiene e allergie. Una certezza più che una ipotesi
L'incremento esponenziale negli ultimi anni di persone con allergie alimentari e/o ambientali è impressionante. Dopo esserci lasciati alle spalle, almeno nei paesi evoluti, le problematiche associate alle malattie legate a doppio filo alle carenze igieniche (scabbia, colera, etc) ci troviamo a dovere affrontare una casistica di "malanni" non causati dalla presenza di agenti microbici quanto da una loro assenza.
 Perchè oramai è chiaro che non va cercato solo nell'inquinamento la spiegazione del fenomeno. Se fosse vero le terribili condizioni ambientali della Londra dalla metà '800 fino ai primi anni '50 (per non parlare delle città industriali come Liverpool e Manchester) avrebbero dovuto indurre una vera e propria epidemia di allergie. E' invece storicamente noto che la minaccia più seria per gli abitanti del tempo erano le epidemie di colera legate alla contaminazione delle acque da prodotti fecali.
In modo simile ai giorni nostri le allergie sono pressoché sconosciute nelle popolazioni che vivono in aree a rischio sia da un punto di vista igienico che per lo stato di inquinamento ambientale. Tra queste possiamo citare la Cina, l'India e alcune aree del Sudamerica e dell'Africa.

Queste considerazioni hanno spinto diversi gruppi di ricerca ad indagare le cause dell'incremento delle allergie nella società occidentale. Una delle ipotesi da valutare era se tra le cause possibili vi fosse la progressiva sanitizzazione ambientale (intesa in senso stretto come dell'area in cui dormiamo e lavoriamo). Una ipotesi strettamente legata all'idea che gli agenti microbici "standard" svolgono un ruolo fondamentale sia nel rafforzare il sistema immunitario che nel rimodularlo; una azione che avrebbe il merito di evitare la eccessiva (e spesso impropria) risposta contro allergeni del tutto naturali come il polline e il glutine.
©MOISES VELASQUEZ-MANOFF -
NYTimes
Perché l'allergia è proprio questo: risposta immunitaria ad un allergene, eccessiva e non prontamente rimodulata.
I nostri ricordi ci possono aiutare ad inquadrare il fenomeno dato che tutti noi abbiamo conosciuto bambini (sia che fossero nostri compagni di classe che figli di conoscenti) immancabilmente addobbati in stile "omino Michelin" in presenza di una semplice brezza primaverile e redarguiti per il solo avere giocato in un prato. Bambini tra l'altro maggiormente predisposti sia alle malattie stagionali che ad episodi asmatici, rispetto a chi cresceva allo stato "brado". Un fenomeno, quello della maggiore cagionevolezza che si autoamplificava dato che la madre vedendo il figlio/a sempre ammalato tendeva a proteggerlo ulteriormente.
Non si tratta di coincidenze ed ora la scienza ne è convinta.
I microorganismi con cui noi veniamo in contatto esercitano su di noi un continuo stimolo che alla lunga ci protegge, dietro il pagamento di un dazio iniziale legato al contatto con elementi patogeni. Per approfondire questo aspetto vi consiglio l'articolo "Il Microbioma e noi: un ecosistema".
Su questo argomento, sanitizzazione e allergie,  è tornato il New York Times qualche settimana fa con un articolo dal titolo emblematico "Le conseguenze di un ambiente iper-pulito". Un articolo di attualità data la tendenza sempre più marcata delle scuole americane di vietare il vecchio pranzo da asporto a base di panini con burro di arachidi e gelatina a causa delle reazioni serie (leggasi "che richiedono ospedalizzazione") a cui possono andare incontro gli studenti allergici. Studenti il cui numero è quasi triplicato nel decennio 1997-2007 rispetto alla frequenza di altre affezioni, ivi compresa l'asma.
Gli scienziati ritengono che l'esposizione dei bambini ai germi in età precoce è essenziale per il corretto sviluppo del loro sistema immunitario
Ecco alcuni degli studi in proposito
  • Uno studio svedese raccomanda ai genitori di leccare i ciucci puliti dei loro bambini. I bambini così esposti, affermano i ricercatori, sviluppano meno allergie rispetto a quelli i cui genitori procedono ad una sterilizzazione accurata dei ciucci. Joel Berg, il presidente della American Academy of Pediatric Dentistry, ha detto che i risultati recenti rinforzano semplicemente quello che lui da sempre consiglia ai suoi pazienti: " la saliva è tua amica". Del resto chi non si ricorda di come le nostre madri curavano le abrasioni in assenza di liquidi disinfettanti; un po' di saliva su un fazzoletto pulito perr per rimuovere la terra dalle ferite. Un comportamento comune negli animali e assolutamente motivato. La saliva contiene infatti enzimi, proteine, elettroliti e altre sostanze benefiche, che possono in alcuni casi essere passate direttamente dall'adulto al bambino.
  • L'esempio degli Amish. Gli Amish sono una comunità religiosa nata in Svizzera nel cinquecento e stabilitasi negli USA intorno al settecento, mantenutasi fedele alle modalità di vita pre-industriali, con attività totalmente indirizzate all'agricoltura e all'allevamento. Il loro stile di vita rustico li ha preservati dalle malattie di tipo allergico imperanti invece nelle comunità agricole adiacenti ma maggiormente "sanitizzate". Mark Holbreich, un allergologo dello stato dell'Indiana (insieme a Pennsylvania e Ohio gli stati con le principali comunità Amish) ha scoperto che solo il 7,2 per cento dei 138 bambini Amish testati sono sensibili ai pollini di alberi e ad altri allergeni; un numero che sale al 50 per cento nei bambini americani non Amish. Andrew Mast, un agricoltore Amish, rircorda come la sua infanzia sia stata da subito associata ai lavori agricoli. "Il mio primo ricordo, intorno ai 5 anni, è quello della mungitura". Sua moglie Laura, ha lavorato nella stalla quando era incinta, e le loro due bambine sono state portate nella stalla fin dal terzo mese di vita. Una esperienza assolutamente normale per i nostri nonni.
L'effetto fattoria
La teoria, proposta nella metà degli anni '90, è che i microbi presenti nell'ambiente rurale (ad esempio nelle stalle), i prodotti vegetali ed il latte crudo stimolano il sistema immunitario dei bambini proteggendoli dalle allergie. Ma dal momento che la maggior parte di noi passa circa il 90 per cento del tempo all'interno di "grotte di cartongesso" (eufemismo per definire gli uffici) alcuni studiosi di ecologia hanno cominciato a studiare come "contaminare" i nostri spazi abitabili. L'idea è quella di rimuovere gli organismi dannosi, favorendo la presenza di specie benefiche per la nostra salute.
A tal proposito uno studio finlandese pubblicato nel 2012 è interessante in quanto ha osservato come la biodiversità vegetale nell'ambiente di prossimità a quello in cui si vive si riflette direttamente in una maggiore varietà di batteri sia all'interno delle abitazioni che sulla pelle umana. Gli adolescenti esposti a tale biodiversità sono anche a basso rischio per le allergie.

Dobbiamo attenderci nel prossimo futuro, edifici progettati per massimizzare questa biodiversità? Probabile se non vogliamo diventare un popolo incapace di stare all'aria aperta. Per il momento potrebbe bastare il mutuare alcune caratteristiche proprie dei nord-europei come minimizzare l'abbigliamento eccessivamente protettivo, favorire il più possibile le attività all'aria aperta dei bambini già da piccoli (tanto le affezioni intestinali sono da noi facilmente controllabili farmacologicamente) e soprattutto non pretendere di considerare gli appartamenti come delle capsule di vetro asettiche in cui isolarci dall'ambiente a cui noi naturalmente apparteniamo.

Articoli su questo blog sul tema qui trattato:
  •  Mens sana in corpo con flora intestinale ottimale (qui)
  • Il Microbioma e noi: un ecosistema (qui)
  • Allergie endemiche in Svezia (qui)

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