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Oliver Sacks. La musica e le neuroscienze

Chi legge un libro di Oliver Sacks rimane di solito affascinato dalla intelligenza e dalle conoscenze a 360 gradi di questo neuroscienziato. Caratteristica peculiare dei suoi libri è che la parte riservata alla note rappresenta spesso una parte ancora più affascinante del libro stesso, fonte di una tale quantità di informazioni che potrebbero originare altrettanti libri.
Se anche non aveste mai letto un suo libro conoscerete probabilmente il personaggio grazie alla bella interpretazione che Robin Williams ne fece nel film "Risvegli" una ventina di anni fa (ispirato al libro omonimo).
Per capire il personaggio in realtà non c'è niente di meglio che leggere "Zio Tungsteno", il libro autobiografico che in modo aneddotico ci fa conoscere non solo l'Oliver bambino sempre più attratto dai misteri della materia ma anche la chimica degli elementi in modo semplice ma affascinante. Si capisce allora come un ambiente familiare stimolante associato ad una intelligenza vivace sia l'elemento nutritivo cardine per lo sviluppo di intelligenze rigorose seppur non omologate.
Oliver Sacks deve gran parte della sua fama al suo lavoro di neurologo che lo ha portato in contatto con persone che soffrono di disturbi cerebrali inconsueti. Un medico riluttante visto che all'inizio della sua carriera medica nel 1960 ambiva a lavorare in laboratorio come ricercatore.
"Ma ero eccezionalmente maldestro. Rompevo sempre apparecchi e causavo incidenti" - racconta Sacks al World Science Festival tenutosi a New York lo scorso anno 2012 - "così alla fine, nel '66, mi dissero 'Fuori!  Vai a vedere i pazienti. Farai di sicuro meno danni". E in effetti di danni ne ha fatti pochi ed il suo stile ha sempre tradito la curiosità innata di chi voleva capire e non solo curare.

R. Williams in "Risvegli"
Nel film di cui sopra viene descritto il lavoro "fuori dalle righe" con pazienti particolari, congelati in un mondo interiore inaccessibile, come conseguenza di una malattia (encefalite letargica) contratta diversi decenni prima. Malattia di origine virale che nei primi anni '20 ebbe caratteristiche di vera pandemia (in Italia era nota come la Nona); dopo una apparente guarigione una certa percentuale di pazienti mostrava ricadute di gravità variabile i cui sintomi spaziavano da una sintomatologia di tipo parkinsoniano allo spegnimento della loro capacità di comunicare con il mondo esterno. Una condizione che in molti casi aveva comportato la ospedalizzazione definitiva dei pazienti (all'epoca non ci si poneva il problema del budget degli ospedali).
 L'intuizione geniale di Sacks fu di testare il farmaco allora sperimentale pensato per il Parkinson, la L-dopa. Un trattamento che ebbe successo, anche se temporaneo, risvegliando i pazienti. Un risveglio purtroppo associato ad effetti collaterali che ne impedirono l'uso continuativo del farmaco ma nondimeno fondamentale per sviluppare nuove terapie.
La caratteristica distintiva di Sacks è il mix fra l'approccio umano e la curiosità scientifica che lo hanno spinto, nel suo ruolo di neurologo, a interagire con i pazienti in modo così intenso da portare alla luce non solo gli aspetti puramente medici delle malattie ma in primis la parte umana.
Libri come "L'Isola dei Senza Colore" e "Musicofilia" sono alcuni degli esempi tratti dalla sua letteratura "divulgativa" che descrivono l'intreccio fra l'aspetto umano delle percezioni sensoriali legate alla vista e alla musica con le neuroscienze. 
Musicofilia
E proprio in riferimento alla musica, o meglio al risveglio del cervello attraverso la musica, che Sacks ha tenuto una conferenza presso la Columbia University. Il tema della conferenza era la capacità della musica di guarire i pazienti affetti da gravi problemi neurologici e fisici e le basi biologiche del processo.
Un potere quello della musica scoperto da Sacks proprio nel 1966, quando lavorava come consulente neurologo al Beth Abraham Hospital nel Bronx, l'ospedale in cui assistiva i pazienti "letargici".
Sacks scoprì in modo assolutamente casuale che alcuni pazienti che avevano perso la capacità del linguaggio espressivo improssivamente cominciavano a cantare se qualcuno ne iniziava la strofa. "Mi fu detto che era il compleanno di uno loro, così iniziai a cantare Happy Birthday e … il paziente continuò!!".
In un video mostrato alla conferenza si vede un uomo anziano di nome Henry che soffriva di demenza, risvegliarsi dal suo stato catatonico al suono della sua musica preferita. Al termine dell'ascolto il paziente era in grado di rispondere alle domande sulla canzone suonata. Una capacità interattiva che permaneva nel paziente per un certo tempo dopo l'ascolto. Come se avesse ricevuto una ricarica a molla sufficiente per "attivarlo" per un certo periodo di tempo.
Sotto il video di Henry che risorge grazie ad un semplice iPod e il racconto di Sacks e dell'infermeria che lo aveva visto per anni in stato vegetativo.


La musica del resto ha avuto un ruolo importante nella vita del Sacks ragazzino, grazie all'amore del padre per la musica classica. A sei anni scoprì così Bach, una passione che dura tuttora.
Nel mostrare il risultato di una risonanza magnetica fatta sul suo cervello subito dopo avere ascoltato Bach si osserva che una attivazione cerebrale diffusa (vedi il video qui). Come afferma Petr Janata, un neuroscienziato cognitivo che lavora alla Università della California-Davis "la nostra risposta alla musica non si trova (come può essere per la semplice percezione di un suono) in una sola regione ma è ampiamente distribuita in tutto il cervello".

Insomma una conferenza (video del Festival della scienza) che consiglio di vedere (per chi capisce l'inglese) per assorbire quanto più possibile da uno scienziato come se ne trovano pochi.


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