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Il serpente che si mangia la Florida

Il serpente che si mangia la Florida.
Mai titolo è stato più azzeccato di quello apparso sul New York Times di domenica scorsa, per descrivere il disastro ecologico in atto in Florida, causato da un solo animale, il pitone.
Credit: Mike Rochford (University of Florida) / "The Atlantic"
Un problema noto da tempo ma le cui conseguenze assumono ora i connotati di una catastrofe, ancora più grave se si considera che la causa di questo fenomeno è non solo umana, e di questo oramai non ci stupiamo più, ma è figlia di una sconsiderata attitudine di molti nel definire "di affezione" animali che di domestico nulla hanno a che vedere. Non perché siano degli orribili mostri ma perché, semplicemente, non solo animali domestici.
Fanno parte della amena categoria di pseudo-amanti della natura non solo coloro che si circondano di animali esotici ma anche chi si pone come obbiettivo quello di "educare" gli animali a comportarsi secondo scuole di pensiero umane basate su "etico e non etico" (la cui definizione peraltro varia in  base al momento storico e alla cultura locale). Se pensate che io stia esagerando provate a parlare con alcuni possessori di gatti che cercano di forzare il proprio animale, fisiologicamente carnivoro, ad una dieta "cruelty-free" (che non vuol dire non mangiare i topi ma non mangiare proprio carne) che poi inevitabilmente causa disfunzioni anche gravi tali da necessitare l'intervento del veterinario (evento molto comune a sentire i miei amici veterinari). Un atteggiamento questo tra i meno rispettosi dell'identità e delle caratteristiche di un animale; non solo da un punto di vista "filosofico" ma fisiologico dato l'impatto negativo sulla salute dell'animale.
Un atteggiamento che ha inevitabilmente conseguenze che trascendono la sfera privata ricadendo sul pubblico fino a colpire, come nel caso oggi descritto, l'intero ecosistema locale.

Cosa è successo di così grave da imporre al NYT di occuparsene? 
I discendenti dei serpenti appartenenti alla tipologia dei costrittori, importati dai collezionisti come animali "da compagnia", hanno trovato nelle paludi dello stato della Florida un terreno favorevole alla proliferazione, complice la decisione di alcuni proprietari di sbarazzarsi di animali ingombranti e le ottimali condizioni locali (abbondanza di cibo e competizione pressoché nulla per i serpenti adulti).
Risultato? Un disastro ecologico con numerose specie animali locali praticamente scomparse.
Prima di entrare nel merito del fenomeno vale la pena ricordare che di disastri simili, causati da politiche umane sconsiderate, è piena la storia recente. Solo prendendo in considerazione le azioni legate all'importazione volontaria di specie non autoctone (quindi tralascio le specie inavvertitamente importate) cito tra tutte i casi più eclatanti:
  • importazione dei conigli in Australia nel diciannovesimo secolo. L'assenza di predatori naturali fu alla base dell'esplosione demografica di questi animaletti con un impatto gravissimo e duraturo sulla economia agricola locale. Ancora oggi citare il coniglio come piatto preferito (come lo è in molte parti del nord Italia) induce una smorfia di disgusto in un australiano. che associa il roditore a niente più che alla summa di calamità e ratto.
  • Nel ventennio fascista alcuni imprenditori del nord Italia pensarono bene di iniziare un allevamento finalizzato ad ottenere pellicce nostrane importando dal sud America le nutrie (Myocastor coypus). Data la scarsa economicità dell'operazione, gli allevamenti ebbero vita breve e gli animali liberati. Gli animali sopravvissuti rappresentano oggi una delle specie più invasive qui al nord responsabili del cedimento degli argini, di danni all'agricoltura e fonte di pericolo costante per i mezzi motorizzati che transitano sulle strade a ridosso dei fossati (come testimoniano ogni mattina 365 giorni all'anno le carcasse di roditori lungo la statale che collega Milano a Pavia). Se consideriamo che alcune di queste bestie superano tranquillamente i 20 chilogrammi si può ben immaginare le conseguenze dell'impatto notturno per un motociclista.
  • Lo scoiattolo grigio americano ha messo a dura prova l'esistenza dell'autoctono scoiattolo rosso con l'Italia come epicentro diffusivo e fonte di tensioni con Svizzera e Francia (--> la Stampa). Anche qui il responsabile è un privato cittadino, anzi una sciura ligure, che ne importò una coppia a Genova negli anni '70.
  • e altri esempi ancora (--> QUI per un approfondimento sulle specie invasive in Italia). Il fenomeno in è ancora più preoccupante se consideriamo che il progressivo diffondersi del politicamente corretto anche in ecologia con, udite udite, il negazionismo della minaccia ecologica rappresentata dalle specie "aliene", un problema affrontato in un articolo dello University College di Londra (--> qui). Purtroppo come ben diceva Umberto Eco, internet ha aperto le porte a chi altrimenti avrebbe limitato le proprie esternazioni (su temi per cui sono impreparati) alla osteria sotto casa ... .

Torniamo ora al caso Florida
Il sud della Florida è da sempre, per le condizioni climatiche e strutturali, un'oasi che ospita un ecosistema ricco e complesso date le decine di migliaia di specie che la popolano. Visitare le Everglades è una esperienza memorabile che ti proietta in un ambiente selvaggio acquitrinoso.
Everglades National Park by SPOT Satellite (by wikipedia)
Il problema è che tale fascinazione sembra avere catturato un ospite indesiderato e ingombrante come il pitone birmano, che come dice il nome, ben poco ha a che fare con la Florida (vedi anche l'articolo sul --> National Geographic). Il rettile raggiunge tranquillamente alla piena maturità i 4 metri di lunghezza, ed i 6 metri per 100 kg di peso non sono una eccezione. I pitoni sono procreatori efficienti ed hanno un appetito vorace da saziare. Il risultato di questi connubio è che alcuni mammiferi nativi delle paludi, come volpi e conigli, sembrano essere scomparsi. E di sicuro non sono migrati altrove. Stesso problema con procioni, cervi, opossum e linci, il cui numero è drasticamente calato, complice il loro non riconoscere i pitoni come predatori pericolosi (le specie di serpenti locali possono al massimo cacciare piccoli conigli) rispetto ai temibili alligatori e coccodrilli americani.
Everglades National Park (wikimedia commons)
Dalle Everglades i pitoni hanno cominciato a spostarsi verso l'arcipelago delle Florida Keys a sud, dove alcuni roditori hanno cominciato improvvisamente a scomparire. Verso nord la diffusione è limitata (ma non impossibile) a causa della diversa natura del territorio.
Questo avviene in un paese come gli Stati Uniti che pure ha mantenuto negli anni una discreta politica restrittiva sugli animali da importazione. Ma come spesso accade il colpo è venuto dai trafficanti di specie esotiche complice la domanda costante di alcune persone verso specie animali che tutto possono essere considerate tranne animali domestici. Quando, come è naturale, l'animale diventa difficile (o troppo costoso) da gestire, la soluzione è quella di scaricarlo nelle paludi.
Oltre ai serpenti, altri animali di importazione per uso "domestico" sono entrati alla ribalta per i problemi causati negli USA: i tego argentini, grandi lucertole che hanno falcidiato le uova di tartaruga di mare; lo pterois (pesce leone) un pesce velenoso che apprezza particolarmente la varietà di pesce autoctona; i varani del Nilo che si nutrono di rane e uova di coccodrillo; la cozza zebra dalla Russia, il cui impatto è particolarmente grave per i corsi d'acqua e gli impianti di trattamento delle acque; la carpa asiatica, che minaccia l'equilibrio ambientale nella zona dei Grandi Laghi.
La Florida è in effetti uno splendido rifugio per tutti i tipi di creature "aliene" cioè non locali. Alcuni ricercatori definiscono la regione come una sorta di Ellis Island biologica in cui transitano "obbligatoriamente" tutte le specie straniere prima di decidere in che territorio stabilirsi.

Tra gli indesiderati serpenti costrittori che hanno trovato casa in USA, il pitone birmano è solo uno dei tanti (si stima siano due milioni) tra boa, anaconda e pitoni, importati a partire dal 1970, nell'ambito di un mercato lucrativo per le specie esotiche. Miami è un hub importante per questa tratta e non a caso le Everglades sono poco più a ovest della città. Le stime recenti da parte del National Park Service ipotizzano in 100 mila la popolazione di rettili costrittori libera nel parco.

Una delle scuse spesso addotte dagli amanti di animali del genere è che non sono un problema per gli esseri umani e usano come prova il tenerli tranquillamente sulle spalle. Curiosamente con il tempo (e le dimensioni) questi animaletti diventano scomodi e si preferisce comprarne di nuovi.
Se il pitone rappresenta di fatto più una minaccia diretta per gli uccelli e alcuni roditori, gli attacchi contro gli esseri umani non sono sconosciuti. Uno dei casi più orribili si è verificato nel nord della Florida nel 2009, quando una bambina di 2 anni venne strangolata da un pitone birmano che apparteneva al fidanzato di sua madre (--> ABCnews). Il serpente di due metri di lunghezza, che si scoprì poi essere gravemente malnutrito, dopo essere fuggito dal suo spazio si avvolse sulla bimba stritolandola a morte. Sia la madre che il fidanzato sono stati ritenuti responsabili di omicidio colposo e condannati a 12 anni di carcere.
Nota. Come tutti gli animali "a sangue freddo" i serpenti sono molto resistenti alla mancanza di cibo prolungata. Parliamo anche di mesi come testimoniano i serpenti che abitano un isola del mar della Cina il cui cibo "arriva" solo quando atterrano gli uccelli migratori una/due volte all'anno. Non avendo la necessità, come noi mammiferi, di mantenere il metabolismo a livelli tali da tenere costante la temperatura interna al variare delle condizioni esterne, questi animali possono permettersi il lusso di "spegnere" molte funzioni e risparmiare così il carburante di riserva.
Ancora più preoccupante un evento avvenuto nel 2013 addirittura in Canada (luogo che di tropicale ha ben poco) quando due bambini vennero strangolati da un pitone fuggito da un negozio posto a fianco della loro casa (--> The Guardian).

Le autorità della Florida, tardivamente, hanno cercato di correre ai ripari ma con scarsi risultati. Un paio di anni fa, hanno anche inaugurato la Python Challenge, una sorta di caccia autorizzata al pitone su base annuale da tenersi nel Parco Nazionale delle Everglades. L'impatto sulla popolazione dei pitoni è stata irrilevante, sia a causa del numero di animali presenti che alla loro proverbiale abilità di mimetizzazione nei territori acquitrinosi. 
L'aspetto imbarazzante è che subito si sollevarono le grida di ipotetici difensori degli animali, assolutamente indifferenti però alla strage di tutte le altre specie animali sul territorio... .
Gli esperti dello United States Fish and Wildlife Service hanno ammesso, in un comunicato del mese scorso, di non avere a disposizione mezzi specifici (e idonei) in grado di agire su questi serpenti. L'unico evento in grado di ridurne considerevolmente il numero sarebbe un cambiamento climatico radicale con un abbassamento della temperatura sostanziale per molti mesi. Improbabile tuttavia che si verifichino delle nevicate nelle Everglades … .

Tra le altre misure prese in esame da menzionare quella decisa tre anni fa dall'amministrazione Obama che ha di fatto vietato l'import di quasi tutte le specie di serpenti costrittori. Tardi, sebbene sarebbe illogico attribuire le colpe al governo quando il tutto nasce da pratiche domestiche fuori da ogni senso logico.
Una soluzione potrebbe arrivare dalla scoperta che alcuni farmaci di uso comune come il paracetamolo sono letali per alcuni serpenti. La soluzione è oggi in fase di sperimentazione nell'isola di Guam (letteralmente invasa oggi dai discendenti da una coppia di serpenti arrivati "clandestinamente" in un container negli anni '50 e da allora piaga assoluta) in cui sono stati utilizzati con discreto successo cadaveri di roditori contenenti paracetamolo come esche per i serpenti (--> Wired).

Se pensate, come purtroppo troppo spesso avviene da noi e al netto degli esempi fatti in apertura, che questo non sia un problema che ci riguarda, è sufficiente citare i numerosi recuperi (non semplici avvistamenti) da parte delle autorità di pitoni nelle campagne del nord Italia, spesso nelle adiacenze dei centri abitati.
Video disponibile su Retro Report dal titolo "Pets gone wild".

Fonte
- The Snake That’s Eating Florida
New York Times, 5 aprile 2015




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