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Il gene del matrimonio. Quando la genetica predice la stabilità di un rapporto

Perché alcune persone sembrano nate per la vita di coppia, riuscendo a trarne vigore per alimentare una vita serena, mentre altre, pur partendo da uguale entusiasmo, naufragano nella disaffezione in pochi anni, se non in pochi mesi?
La natura umana, la voglia di fare funzionare le cose e un pizzico di fortuna risponderanno in molti.

Sarà, ma chi mi conosce sa bene che le spiegazioni a-biologiche e/o umanistiche non mi soddisfano. La fisica e la biologia sono alla base di ogni meccanismo, e il comportamento non può sfuggire a tale condizionamento (vedi articoli precedenti "Biochimica dell'Amore", "Geni e Comportamento" e "Biologia e Creatività"). Una visione sostanziata dalle scoperte scientifiche degli ultimi decenni e che ha permesso di sollevare il velo su parte dei meccanismi neurobiologici alla base del comportamento.
credit:ericlbachcpa

La domanda nel paragrafo iniziale non è casuale, ma è la stessa a cui ha cercato di dare una risposta lo studio pubblicato dai ricercatori della University of California Berkeley e della Northwestern University di Chicago.
Il lavoro, pubblicato sulla rivista della American Psychological Association, Emotion, mostra che l'allele di uno dei geni coinvolti nella regolazione del neurotrasmettitore serotonina, fornisce la chiave (meglio dire una delle chiavi) anticipatoria per capire se la vita coniugale del soggetto sarà serena e duratura.
In ultima analisi permette di associare la "genetica delle emozioni" con la vita di coppia.

Voglio anticipare eventuali obiezioni.
No, la scoperta non mi stupisce. Per una serie di motivi:
  • in primis i rapporti di coppia non hanno nulla di trascendentale; la loro stabilità sul lungo periodo è direttamente legata alla stabilità emotiva delle persone che la compongono;
  • il gene coinvolto è ben noto ai neurobiologi in quanto alcune sue varianti sono associate a disturbi della sfera emozionale e alla depressione
  • bassi livelli del neutrosmettitore serotonina, sono tipici in disturbi dell'umore e nella patologia ossessivo compulsiva.
Il trasportatore (in verde) rimuove la serotonina
inutilizzata dallo spazio intersinaptico
Analizziamo i risultati illustrando i geni protagonisti. L'allele indiziato è la variante del gene codificante per SLC6A4 (la cui zona polimorfica è nota come 5-HTTLPR) che codifica per una proteina la cui funzione è "catturare" la serotonina libera nel canale sinaptico, una proteina quindi fondamentale per controllare i livelli del neurotrasmettitore.
La variante allelica qui studiata codifica per la forma "corta" della proteina, caratterizzata da una minore attività rispetto alla forma lunga (sia come attività specifica che per la minore quantità di proteina prodotta). Meno trasportatore della serotonina equivale a minore rimozione del neutrotrasmettitore dal canale sinaptico e quindi un aumentato tempo di funzionalità della serotonina.


Il "ciclo vitale" della serotonina (®knowmental.com)
Poiché la serotonina è centrale nella comunicazione tra amigdala (la parte primitiva emozionale) e corteccia cingolata (responsabile dell'autoriconoscimento e della "parte razionale"), ogni alterazione del circuito emozione-razionalità porta ad una risposta "di pancia" agli stimoli esterni.

In termini semplici è nella dominanza della amigdala la chiave per capire se e quanto bravi siamo ad affrontare le situazioni stressogene. Tanto minore il controllo esercitato dalla parte corticale sulla amigdala tanto maggiore la risposta emotiva guidata dal nostro cervello primitivo.

Riassumendo il contenuto dell'articolo in una frase, individui il cui corredo genetico consiste di questo allele in duplice copia (ereditato cioè sia dalla madre che dal padre) sembra essere la peggior dote nuziale per una relazione soddisfacente.

Nei successivi paragrafi ho inserito alcune note per sottolineare alcuni concetti di genetica di base utili, ma non essenziali, per la comprensione del tema oggi affrontato.
Nota. Da quanto scritto sopra potrebbe sembrare che l'allele corto è un allele "cattivo". No. Non è corretto, in questo caso specifico, parlare di alleli "cattivi" vs alleli "buoni"è errato. Non si tratta infatti di mutazioni che alterano la fitness riproduttiva dell'individuo. E la fitness riproduttiva è l'unico elemento con cui si esercita la pressione evolutiva. Per un allele essere selezionato positivamente o "non essere contro-selezionato" è indice di vantaggi associati o la non dannosità (uguale neutralità), rispettivamente. In entrambi i casi è assente la pressione selettiva che rimuove l'allele dalla popolazione. Rimozione tanto piu' veloce quanto più negativo è l'effetto sulla fitness. Senza pressione selettiva l'allele permane nella popolazione a livelli bassi, salvo fenomeni legati alla segregazione casuale che possono determinare l'improvvisa scomparsa o arricchimento dell'allele nella popolazione. Fenomeni tanto piu' probabili tanto più piccola è la popolazione. Può anche capitare che un allele neutro o moderatamente negativo diventi vantaggioso in determinate condizioni ambientali (ad esempio l'allele della talassemia). In questi casi la frequenza dell'allele potrà variare tra due popolazioni originariamente identiche ma che hanno colonizzato, e si sono adattate, ad ambienti diversi.
Uno dei modelli più interessanti per spiegare il permanere nella popolazione dell'allele corto è l'esempio dell''orchidea e del dente di leone: l'orchidea prospera se le condizioni sono ottimali mentre il dente di leone è in grado di adattarsi ad ogni ambiente. 
L'orchidea corrisponde alle persone molto sensibili (ansietà uguale aumentata attenzione al mondo esterno), il dente di leone ai soggetti che si curano solo dell'essenziale.
Nota. La genetica ci dice che la forma corta della proteina nella popolazione umana primordiale (prima di 80 mila anni fa) era assolutamente trascurabile; eppure oggi il 25-30% della popolazione ne è portatrice. Un fatto che non si spiega con fenomeni di deriva genica, bottleneck e/o founder effect. L'ipotesi corrente è che prima della accelerazione evolutiva iniziata 100 mila anni fa, la presenza di individui più sensibili (ma anche curiosi, etc) non fornisse alcun vantaggio evidente alla popolazione, tra l'altro numericamente assai esigua. I numeri erano troppo piccoli per permettere di tollerare comportamenti "varianti". L'allele non era tuttavia "dannoso" se presente in un numero ristretto di individui in quanto forniva l'elemento innovatore legato alla maggiore curiosita' verso il mondo circostante. E' probabile, data l'attuale frequenza dell'allele, che con l'incremento demografico (e la pressione selettiva dell'ambiente minore grazie alle innovazioni umane come la cottura del cibo) queste pecularità caratteriali siano diventate sempre più importanti. Tornando al paragone tra orchidee e dente di leone, la composizione ottimale di piccoli gruppi di individui immersi in un ambiente ostile è quella costituita da "denti di leone" (efficienti e facilmente adattabili) con solo una certa percentuale di orchidee (meno resistenti ma innovatori). Curiosamente (o no?) nelle diverse popolazioni umane la percentuale di "orchidee" varia. Ma questa è un'altra storia ... .

Fatta la panoramica generale passiamo al lavoro appena pubblicato, risultato di uno studio ventennale che ha coinvolto 156 coppie sposate da più di 20 anni, seguite dai ricercatori dal 1989.
Ogni cinque anni, le coppie andavano a Berkeley per rispondere a domande sulla loro soddisfazione coniugale ed essere sottoposti a test sul loro grado di interazione. Le varie tecniche usate nei test erano finalizzate a decodificare le emozioni dei coniugi in modo da "carpirne" le vere sensazioni e le aspettative future di ciascun membro della coppia. Tra queste tecniche, test basati sull'analisi delle espressioni facciali, linguaggio del corpo, tono della voce e dall'analisi degli argomenti di discussione. 125 dei partecipanti acconsentirono a fornire campioni di DNA per integrare i dati del profilo psicologico con quelli genetici.
Risultato. Le persone omozigoti per la forma corta, corrispondenti al 17 per cento del campione, mostravano una forte correlazione tra il tono emotivo delle loro conversazioni e la percezione del loro matrimonio. Nel restante 83 per cento dei casi la qualità emozionale nelle loro discussioni mostrava un legame scarso o nullo con le aspettative di soddisfazione coniugale per il decennio successivo.

Riassumendo il tutto, il successo matrimoniale (quindi l'equilibrio emotivo necessario) è direttamente correlato con i tratti genetici della coppia. Particolare indicativa è la presenza dell'allele per la forma corta del trasportatore.
Perchè?
"Ottovolante emotivo"
Abbiamo visto prima che la caratteristica comune dei portatori della forma corta della proteina è quella di "esasperare" l'intensità delle sensazioni provate. Siano esse negative (legate ai normali screzi) o quelle positive vissute nei momenti di tenerezza e di allegria. L'insieme di queste emozioni inducono, in soggetti predisposti, un ottovolante emotivo. Una situazione, a ben guardare, comune a molte coppie con evidente "rischio durata".
Al contrario, la presenza di almeno un'allele "lungo" (quindi sia negli eterozigoti che negli omozigoti) si associa a risposte emotive nella norma, caratterizzati da un maggior equilibrio nelle diverse fasi estreme (crisi vs felicità). L'allele lungo rimuove è più efficiente nel rimuovere gli eccessi di serotonina e quindi a ridurre nel tempo la durata dell'allarme emotivo "sparato" dalla amigdala.
Attenzione, questo non vuol dire che le coppie con diverse varianti siano tra loro incompatibili, ma suggerisce che la presenza nella coppia di almeno un individuo omozigote per l'allele corto introdurrà un elemento di stress ulteriore oltre a quello tipico della vita di coppia. Queste persone avranno cioè maggiori probabilità di arrivare ad una rottura del matrimonio in presenza di fattori di stress ma anche di essere molto più felici se i casi della vita li avranno preservati da tali fattori.
Un modo tecnico per dire che queste persone prosperano nella tranquillità domestica e mal sopportato il verificarsi di crisi
Chiaro che se il "guastatore emotivo" è uno solo, è più facile che vi sia una compensazione basata sull'amore reciproco rispetto al caso in cui entrambi i membri della coppia siano soggetti a ottovolanti emotivi. Non mi sorprenderebbe troppo scoprire che questi ultimi sono anche quelli con un rapporto più intenso nei primi mesi di convivenza che poi deflagra al termine del periodo della "luna di miele".

Quanto affermato da uno dei ricercatori coinvolti è molto importante: "nessuna di queste varianti genetiche è intrinsecamente migliore [Evolutivamente - NdB]. Ognuna ha i suoi vantaggi e svantaggi".

Un dato ancora più interessante è che il legame tra i geni, l'emozione e la soddisfazione coniugale è particolarmente pronunciato negli individui più anziani. Dato non casuale visto che in tarda età - proprio come nella prima infanzia - siamo massimamente sensibili alle influenze dei nostri geni.


Fonti
- The 5-HTTLPR Polymorphism in the Serotonin Transporter Gene Moderates the Association Between Emotional Behavior and Changes in Marital Satisfaction Over Time.
Haase CM et al, Emotion. 2013 Oct 7

- Wedded bliss or blues? Scientists link DNA to marital satisfaction
 University of California Berkeley, news

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