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Neuroscienze e filosofia: necessarie per comprendere il libero arbitrio?

 Neuroscienze: alcune interessanti riflessioni prese da un articolo di Mario De Caro e pubblicate sul Il Sole 24 Ore (6/5/2012). Qui l'articolo completo.
Pur non concordando sulla commistione filosofia-neuroscienze, alcune delle riflessioni che De Caro riporta sono interessanti spunti di riflessione.
  
"Poche settimane fa una notizia apparsa sul sito «Practical Ethics» dell'Università di Oxford (...) anticipava il contenuto di un articolo (...) su rivoluzionario esperimento neuroscientifico: usando un nuovo tipo di scanner cerebrale è stato infatti possibile localizzare con precisione, nella corteccia prefrontale, la sede del libero arbitrio, e ciò permetterà di determinare con chiarezza i processi causali che conducono alle azioni libere (...)"

wow, peccato che 

"(...) La notizia è infatti apparsa il primo di aprile: era insomma un "pesce". Pochi giorni dopo, sullo stesso sito l'autore della burla, Simon Rippon, ha chiarito che la sua era una provocazione contro autori come Sam Harris e Jerry Coyne secondo cui le neuroscienze possono provare l'esistenza, o la non esistenza, del libero arbitrio. Un progetto, scrive Rippon «ridicolo e confuso», perché il libero arbitrio è un profondo problema filosofico ed essenzialmente filosofico. Ma ha ragione lui o hanno ragione i neuro-entusiasti come Harris e Coyne?"

Io da buon positivista tendo a concordare con Harris e Coyne, sebbene reputi molto difficile, per il momento, arrivare ad ottenere dati esaustivi a tal riguardo. 

" In realtà, hanno torto tutti. Da una parte è vero che il problema del libero arbitrio non può essere risolto dalle sole neuroscienze; ma le neuroscienze possono comunque portare un contributo molto importante alla chiarificazione del problema. (...). È molto controverso quale sia il modo corretto di concepire il libero arbitrio: c'è chi ritiene che esso riguardi in primo luogo la capacità di scegliere, chi soltanto il nostro agire; chi pensa che presupponga la causalità deterministica, chi quella indeterministica; chi lo ritiene condizione necessaria della responsabilità morale e chi lo nega; e così via. Soltanto l'analisi concettuale può sciogliere questi dilemmi, chiarendo la natura del libero arbitrio: e un tale chiarimento è ovviamente presupposto di ogni (presunta) «soluzione empirica» del problema. Inoltre non pochi neuro-entusiasti argomentano che il libero arbitrio è un'illusione in quanto tutte le nostre azioni sono causalmente determinate da eventi cerebrali. Peccato che moltissimi filosofi "compatibilisti" (...) abbiano argomentato che la causalità deterministica non impedisce affatto il libero arbitrio, anzi ne è condizione di possibilità. Per questi filosofi un'azione è libera se discende da una volontà libera da costrizioni esterne e da compulsioni interne: ma se tale volontà è invece determinata non è affatto un problema (quando voglio mangiare una mela, e lo faccio, la mia azione è libera anche se la mia volontà è determinata). Per mostrare che il libero arbitrio non esiste, allora, non basta provare che le nostre azioni sono determinate neurofisiologicamente; bisogna anche confutare la concezione compatibilistica del libero arbitrio.
Ma non è vero solo che, per indagare il libero arbitrio, la scienza ha bisogno della filosofia; è vero anche il contrario. Ad esempio, quando i compatibilisti sostengono che le nostre azioni libere sono causalmente determinate, contraggono un particolare impegno empirico che solo la scienza può confermare; e lo stesso fa, in modo speculare, chi pensa che il libero arbitrio presupponga l'indeterminismo (...)
 Insomma: si può star certi che per molto tempo ancora il problema del libero arbitrio si presterà ai pesci d'aprile."


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