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La pressione negativa riduce i tempi di guarigione delle ferite

Minor tempo di guarigione, riduzione della frequenza nel cambio dei bendaggi e ridotto tempo di ospedalizzazione sono alcuni dei vantaggi dimostrati dalla terapia a pressione negativa nel trattamento delle infezioni associate alla chirurgia vascolare nelle zone inguinali.

L'approccio non è nuovo ma sta diventando sempre più "conveniente" (nel rapporto costi-benefici) ed efficace come si evince dalla lettura dello studio pubblicato nella tesi di dottorato svolta presso l'università di Lund (Svezia).
La terapia a pressione negativa di una ferita è una procedura medica in cui l'area interessata viene esposta a condizioni di vuoto (da -125 a -75 mmHg) su ferite suturate. E' utilizzata sia per lesioni acute che croniche, ed ha mostrato un discreto successo nel trattamento delle ustioni di secondo e terzo grado. Lo scopo è quello di aumentare l'irrorazione sanguigna della sede lesionata facilitando allo stesso momento la dispersione dei fluidi in eccesso. Per mantenere la pressione nella sede della ferita si utilizzano materiali di medicazione con funzione di riempimento come la schiuma di poliuretano o una garza antimicrobica che agiscono come filtri per tenere in sede macroparticelle come coaguli di sangue o pezzi di tessuto, evitando così di intasare il sistema a vuoto. La ferita viene quindi ricoperta in modo ermetico con poliuretano e il vuoto applicato. La pressione può essere continua o a intermittenza e il trattamento ha una durata variabile (giorni o settimane) a seconda dei casi. Non si tratta di una procedura indolore, specie nel momento in cui viene variata la pressione esercitata ma questo è in linea con la gravità delle lesioni (ad esempio le ustioni) e viene compensata mediante antidolorifici.
Image credit:  woundeducators.com
Lo studio clinico svedese, molto specifico nei suoi obiettivi, mirava a dimostrare e a quantificare l'effetto della pressione negativa, rispetto alle sole terapie tradizionali, nella guarigione di infezioni associate a lesioni profonde nella zona inguinale, successive ad interventi di chirurgia vascolare. Ricordo che l'inguine è la zona di accesso preferenziale usata dai chirurghi vascolari per accedere a diversi organi senza bisogno di "aprire" il paziente. Si tratta in ogni caso di approcci che per loro natura (data la sede peri-intestinale e l'invasività) necessitano di particolare attenzione per minimizzare il rischio (alto) di infezione; per tale ragione i pazienti sono sottoposti a terapia antibiotica pre- e post-operatoria. Tale "precauzione" si scontra oggi con la preoccupante diffusione di ceppi batterici multi-resistenti (vedi articoli precedenti --> qui) imponendo misure ulteriori tali da facilitare la guarigione della ferita nel minor tempo possibile.


La tesi si è basata sulla analisi retrospettiva dei pazienti trattati tra il 2004 e il 2006, e su  uno studio randomizzato, condotto tra il 2007 e il 2011, in cui il decorso dei pazienti sottoposti a "medicazioni in pressione negativa", è stato confrontato con quello di pazienti trattati con la classica medicazione basata su alginato. I dati così ottenuti sono stati poi incrociati con interviste ai pazienti trattati, a distanza di 10 giorni dalla dimissione, per avere un riscontro qualitativo sull'efficacia dei diversi trattamenti.
In estrema sintesi i risultati provano che l'aggiunta alle terapie standard del trattamento a pressione negativa dimezzano il tempo di guarigione dei pazienti, passando da 104 a 57 giorni. Se a questo si aggiunge il fatto che l'ospedalizzazione richiesta è passata da una media di 20 giorni a 13, il risparmio di costi (sia in senso stretto che come costo sociale) è indubbio.

Fonte
- Faster and better healing of infected wounds using negative pressure technique
Lund University, news
Effects of Negative Pressure Wound Therapy on Perivascular Groin Infections after Vascular Surgery. Wound Healing, Cost-Effectiveness and Patient-Reported Outcome
Christina Monsen, tesi discussa ad ottobre 2016

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