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Cercare ET nel posto sbagliato

La ricerca di una qualche forma di vita aliena, possibilmente intelligente, è l'impresa (o forse il miraggio) con cui si sono confrontati generazioni di astronomi e di filosofi. Tralascio ogni commento sui secondi essendo ogni loro "elucubrazione" basata su "idee e opinioni" invece che su dati o ipotesi scientificamente ponderate.
Particolarmente interessante è tuttavia il dilemma sollevato tempo fa dal grande Stephen Hawking sul rischio di inviare messaggi nello spazio, del tipo "siamo qui, c'è qualcuno?", qualora ci fosse veramente qualcuno/qualcosa "nelle vicinanze" in grado di comprendere il messaggio e rispondere. Un dilemma legato anche alla ricerca di pianeti potenzialmente in grado di ospitare la vita, non solo nel "cortile di casa" (ad esempio Encelado) ma nel nostro vicinato (la nostra galassia); una possibilità investigativa meramente fantascientifica fino a poco tempo, ma oggi possibile grazie all'affinamento delle tecniche di rilevazione; il numero di esopianeti confermati è di 1962 (dato riferito a marzo 2016).
Nota. Scoprire che su un pianeta potrebbe esserci vita (dato ricavabile dal profilo spettrale dell'atmosfera o magari intercettando segnali radio) è cosa ben diversa dal considerare fattibile non solo inviare in loco delle sonde o anche solo tentare di comunicare con esse (se intelligenti). Pur limitando la ricerca all'interno della nostra galassia (un puntino trascurabile nell'universo), le stelle effettivamente studiabili dalla Terra per la presenza di esopianeti sono solo quelle "del nostro vicinato". Per capirci l'esopianeta più distante identificato nella "nostra" Via Lattea orbita intorno ad una stella distante da noi 13 mila anni luce; dato che il diametro della nostra galassia è di circa 100 mila anni luce e che noi ci troviamo "in periferia", è facile capire quanto poco della nostra galassia possiamo tentare di scansionare (sarebbe come cercare di vedere dalla finestra di un appartamento condominiale sito in un quartiere periferico, un appartamento nella parte opposta della città). Ebbene, pur limitandoci ad una scansione del vicinato, ogni segnale che noi inviassimo ad un pianeta "abitato" impiegherebbe qualche in media un migliaio di anni per arrivare e altrettanti per ricevere una eventuale risposta. Discorso ancora più estremo per ogni comunicazione intergalattica; non solo in questo caso non potremo mai studiare una singola stella (figuriamoci un pianeta) ma un segnale radio captato per puro caso ci metterebbe milioni o miliardi di anni per arrivare a noi; la galassia più vicina è Andromeda e si trova a 2,5 milioni di anni luce ... un intervallo di tempo più che sufficiente perché chi ha inviato il segnale si sia estinto. A sentire gli ufologi (che NULLA hanno a che fare con gli astronomi che si occupano di cercare esopianeti) sembra invece che il nostro pianeta sia una sorta di crocevia per creature spaziali tra le più disparate impegnate in viaggi anche di milioni di anni pur di guardarci ... una visione inconsapevolmente vetusta permeata come è di antropocentrismo.
La visuale del telescopio Keplero copre solo 1/400 della volta celeste (credit: Nature / NASA). Potete trovare una infografica sulla ricerca degli esopianeti nel pdf messo a disposizione da Nature --> qui.
Dove cercare
Negli ultimi anni si sono succeduti con certa frequenza annunci, mediaticamente furbi, tipo "è stato identificato un pianeta gemello della Terra" salvo poi scoprire che il pianeta era una "super Terra" troppo grande o troppo vicina alla stella perché potesse verosimilmente ospitare nulla al di fuori di un ambiente infernale. C'è da dire che l'avere scoperto finora solo pianeti "estremi" è una conseguenza stessa dei metodi di analisi disponibili, non sufficientemente fini per scoprire un pianeta delle dimensioni terrestri e sufficientemente distante dalla stella per essere compatibile con la vita, anche solo microbica. L'unica certezza è che le stelle "ideali" sono le nane rosse a causa della loro lunga vita e sostanziale stabilità radiante.
 Ma, forse, non si è cercato nel posto giusto.
Questa almeno è la considerazione esposta in uno studio recente che indica negli ammassi globulari, la zona galattica "migliore" in cui cercare tracce di vita, in quanto ricca di stelle vecchie. Nella Via Lattea  sono stati contati circa 150 ammassi globulari, che contengono stelle vecchie anche 10 miliardi di anni (quindi per definizione stelle di massa inferiore a quella solare).
Finora gli scienziati avevano riposto poca fiducia nella possibilità di trovare esopianeti in queste regioni ad alta densità stellare; una sfiducia basata sui dati disponibili (solo uno tra il migliaio di esopianeti trovati è sito negli ammassi) e che aveva indotto a pensare che le perturbazioni gravitazionali locali fossero tali da impedire orbite stabili (su scala cosmica) dei pianeti.
Gli autori dell'articolo hanno rielaborato i modelli fisici degli ammassi globulari giungendo alla conclusione che l'alta densità delle stelle potrebbe in realtà essere il luogo ideale in cui cercare tracce di una civiltà evoluta. Se una civiltà riuscisse ad evolversi a sufficienza da riuscire a progettare viaggi spaziali potrebbe sopperire ai limiti intrinsecamente legati alle risorse di un pianeta (o alla vita media della stella) e progettare viaggi interstellari sicuramente più fattibili di quelli "obbligatori" per chiunque volesse partire dalla Terra  per fondare una nuova colonia.
Parliamo nel caso terrestre di viaggi di centinaia di migliaia di anni per trasferire solo qualche migliaio di coloni. Ipotizzando di riuscire a raggiungere velocità pari al 10 per cento della velocità della luce, la durata media del viaggio verso un pianeta "terrestre" distante anche solo 1000 anni luce, renderebbe il trasferimento improponibile (a meno di ipotizzare fantasiosi viaggi attraverso worm-holes). 
Un limite del genere non sussisterebbe all'interno di un ammasso globulare dato che la densità media è circa 0,4 stelle per parsec cubico che equivale a dire 10 stelle all'interno di un volume cubico di un anno luce di lato. Secondo il modello sviluppato da Di Stefano e Ray, in queste regioni esisterebbero dei cosiddetti "sweet spots"  dove la distanza interstellare è tale da consentire l'esistenza di pianeti per miliardi di anni. Ciascun ammasso globulare ha sweet spots specifici ma in media queste aree sono caratterizzate da una distanza interstellare di 100-1000 UA (UA= unità astronomica= distanza Terra-Sole).
Una qualunque civiltà evolutasi in queste zone dovrebbe pianificare viaggi interstellari relativamente brevi per creare nuovi avamposti, superando così i tanti fattori di criticità (la storia terrestre lo insegna) che portano ad estinzioni di massa su un pianeta ogni poche decina di milioni di anni (per fenomeni naturali, al netto quindi di autodistruzioni causate dai senzienti).
In rosso gli ammassi globulari presenti "vicino" a noi (credit: NASA/ESA & A. Feild)


Trovare pianeti in questi ammessi è dunque la prossima sfida.
 Attenzione però. Questo NON vuol dire che in queste zone si trovino veramente degli E.T. ma che da un punto di vista probabilistico è più facile che qui si sia evoluta una civiltà per un tempo sufficientemente lungo da poter essere intercettata durante il nostro insignificante affacciarsi alla finestra del cosmo (meno di 50 anni sui miliardi di anni di esistenza della Via Lattea).
Sempre che ogni forma di vita intelligente non sia condannata ad una inevitabile autodistruzione (10 mila anni la durata media predetta dall'equazione di Drake) il che spiegherebbe il paradosso di Fermi.
Nota. Qualche decennio fa Isaac Asimov ambientò centrato la trama di uno dei suoi racconti ("Nightfall") su pianeti siti in un ammasso globulare.


Vedi qui per ulteriori dettagli sui metodi in uso per cercare pianeti in orbita attorno alle altre stelle della nostra galassia ---> QUI (per la raccolta di articoli tematici in questo blog riguardanti gli esopianeti --> QUI).


Fonte
- Globular Clusters Could Nurture Interstellar Civilizations

- Globular Clusters as Cradles of Life and Advanced Civilizations
R. Di Stefano, A. Ray (2016) arXiv:1601.03455 (http://arxiv.org/pdf/1601.03455v1.pdf)



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