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Pallottole d'argento per i ... batteri

Ogni anno nei paesi avanzati vengono segnalati milioni di casi di intossicazioni alimentari. L'elevato impatto economico che a questo si associa, per cure necessarie e mancata produzione, spinge l'industria farmaceutica a sperimentare soluzioni sempre nuove.
Fra i batteri patogeni i più comuni sono la Salmonella, Escherichia coli (ceppo O157: H7), Staphylococcus aureus, Campylobacter, ecc
Sebbene gli antibiotici svolgano tuttora un ruolo centrale nel contenimento di questi patogeni, il crescente problema della resistenza impone la necessità di altre soluzioni.
Agenti antimicrobici inorganici, come metalli e ossidi metallici depositati all'interno di nanoparticelle, sono sempre più popolari tra i ricercatori del campo in virtù della loro stabilità a temperature e pressioni elevate, condizioni queste spesso usate nelle lavorazioni alimentari. Le nanoparticelle modificate possono agire come antimicrobici direttamente negli alimenti o nei materiali di imballaggio durante la lavorazione, facilitando la conservazione di prodotti freschi e carne.
In uno studio presentato alla AISM- 2012 da Komal Vig della Alabama State University le nanoparticelle "caricate" ad argento (10-20 nanometri di dimensione) sono state testate per la loro capacità antimicrobica sui tre agenti patogeni alimentari più diffusi: Staphylococcus aureus; Escherichia coli; Salmonella typhimurium.

L'argento è usato da secoli come agente per favorire la guarigione delle ferite (quando ancora il concetto di batteri era ben al di la da venire). Poichè tali particelle tendono ad aggregarsi, e quindi la concentrazione a scendere, i ricercatori hanno pensato di rivestirli con polivinilpirrolidone (PVP) in modo da facilitare il processo di dispersione in soluzione, favorendo così il contatto con i batteri.
Nei test i batteri sono stati coltivati in laboratorio in provette di coltura contenenti diverse concentrazioni di nanoparticelle. La crescita nelle diverse condizioni è stata confrontata (mediante banale assorbanza a 600 nm). L'analisi ha mostrato una netta diminuzione della crescita nelle colture contenenti argento. In particolare si è osservata una crescita lenta dei batteri a basse concentrazioni di nanoparticelle e nessuna crescita di batteri a concentrazioni maggiori. Quando campioni di queste colture sono stati piastrati e le colonie formatesi contate si è osservata una diminuzione di circa 100 volte il numero di colonie rispetto ad i batteri non trattati. Tuttavia, quando i batteri sono stati trasferiti in brodi di coltura freschi, la loro crescita è ripresa. Una chiara indicazione questa che l'effetto dell'argento è solo batteriostatico e non batteriotossico.
Un test successivo, detto di Kirby-Bauer, ha permesso di calcolare la dimensione della zona di inibizione (raggio fra il punto in cui è posizionato l'argento e quello in cui crescono i batteri). Dal confronto fra l'area definita dall'argento con quella ottenibile con gli antibiotici si è osservato che l'argento ha una efficienza inibitoria pari al 50-70%. Il vantaggio netto è che la comparsa di resistenza all'argento è improbabile.

Il lavoro svolto suggerisce che l'argento può essere usato come antimicrobico per controllare la crescita batterica. Sebbene l'utilizzo di nanoparticelle di argento negli alimenti (e secondo me anche negli spazzolini) sia discutibile, queste nanoparticelle potrebbero essere integrate nel materiale di imballaggio per il trasporto in modo da minimizzare il rischio di contaminazione batterica. Lo stesso potrebbe essere fatto sulle macchine per la lavorazione degli alimenti (esempio carne) in modo da impedire la crescita batterica durante le fasi della lavorazione.

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