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Bovini senza corna grazie a tecniche genetiche

Bovini senza corna grazie a tecniche genetiche. Come preservare la razza di un bovino (evitando gli incroci) modificando un solo nucleotide.

La recente tendenza che vede nel ritorno ai mestieri della campagna come una boccata d'aria fresca dovrebbe tenere conto degli incovenienti legati all'interazione con i bucolici animali da fattoria. I vantaggi legati al non essere investito da una bicicletta mentre si cammina sul marciapiede, è controbilanciato dalla, comprensibile, reazione della mucca ad una mungitura portati avanti da mani inesperte. Una cornata non è proprio il miglior viatico per una vita rilassata.
Questo devono avere pensato i ricercatori americani quando hanno preso a cuore l'interazione non sempre facile tra le mucche e i cowboy e/o allevatori, e al modo per migliorarla.
C'è da dire che l'importanza della misura di cui parlerò a breve è legata al fatto che i bovini americani sono dotati di protuberarze ossee ben più consistenti rispetto alle varietà da noi comuni (vedi la Frisona italiana rispetto al Longhorn americano).
Frisona italiana
Longhorn texana
Non è per sfizio che l'asportazione delle corna è da secoli un elemento routinario delle pratiche di allevamento di alcune razze di bovini; una precauzione necessaria sia per la salute degli operatori che per limitare la gravità degli scontri all'interno della mandria.

Va da se che il processo, oltre ad essere stressogeno per gli animali, è anche economicamente rilevante.
In alternativa all'asportazione fisica l'uomo ha usato l'incrocio tra le razze bovine per selezionare le varianti prive di corna. Un processo fattibile ma che porta inevitabilmente alla perdita delle caratteristiche specifiche (organolettiche in primis) della razza.
La nuova opzione, possibile oggi grazie alle tecniche di biologia molecolare, è quella di modificare geneticamente la razza di interesse in modo da privarla delle corna. Tutto il resto rimane identico. Un approccio genetico molecolare portato avanti dai ricercatori della università del Minnesota.
"Questa è la prima volta in cui si è trasferita una caratteristica genetica da un razza all'altra senza passare attraverso gli incroci e/o un gene esogeno" afferma Scott Fahrenkrug, professore associato di veterinaria e autore dell'articolo pubblicato su PNAS.
Nel lavoro viene descritto il trasferimento della variante genetica riferita alle corna dalla razza Red Angus alla Holstein.
Il genoma dei bovini è costituito da circa 3 miliardi di basi, quindi praticamente identico come dimensioni a quello umano. E' stato sufficiente modificare uno solo di questi nucleotidi per ottenere la variante priva di corna. Sfido qualunque avversario degli OGM in senso ampio (troppo spesso usato come bandiera ideologica da persone prive di competenze scientifiche… il che è un vero problema perchè impedisce di affrontare seriamente una tematica importante per tutti) a considerare questo approccio come peggiore rispetto all'incrocio tra le razze bovine.
La tecnica sviluppata, basata sull'editing genetico, ha il pregio di essere veloce e di potere essere applicata su larga scala. Considerando che le procedure "naturali" basate sull'incrocio necessitano di circa 8 generazioni per "fissare" la variante desiderata (cioè 24 anni considerando il ciclo riproduttivo bovino) si può comprendere l'interesse suscitato da questo approccio.
L'esempio delle corna è solo un esempio delle potenzialità legate a questa tecnica. Modificare i bovini per renderli meno sensibili a patogeni ha ricadute non indifferenti sia etiche (animali meno malati), che economiche (minore costo dei trattamenti sanitari) che di salute alimentare: meno farmaci per loro, vuol dire maggior qualità sul prodotto alimentare finale.

Fonti
- Scientists use gene editing to dehorn dairy cattle
University of Minnesota, news

-Efficient nonmeiotic allele introgression in livestock using custom endonucleases.
 W. Tan et al, Proc Natl Acad Sci U S A. 2013 Sep 6

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