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Terremoti e altre catastrofi. Se vivi in Italia preferisci affidarti ai santi.

Una frase quanto mai profetica scritta in un editoriale del National Geographic quasi 10 anni fa da uno sconsolato responsabile della sicurezza

La Terra è (fortunatamente) un pianeta dinamico e come tale permane in un perenne stato di precario equilibrio fintanto che le forze accumulatesi nel sottosuolo, raggiunti livelli critici, si scaricano tornando così ad un nuovo stato di equilibrio. Ho scritto "fortunatamente" perché in assenza di tale dinamismo tettonico la Terra sarebbe verosimilmente un ambiente non compatibile con la vita in quanto non solo priva di un campo magnetico (scudo essenziale dai raggi solari) ma incapace di fare circolare il "materiale" (ivi compreso il gas che ha permesso la nascita dell'atmosfera e tutti gli elementi chimici che ci costituiscono) dagli strati interni alla superficie e viceversa.
Questo non minimizza in nulla le tragedie umane che scaturiscono da questi movimenti naturali ma i terremoti in un certo senso sono più "benigni" di altri eventi come eruzioni e tsunami in quanto i primi (da soli) non provocano morti e feriti. La stragrande maggioranza delle tragedie associate ad un terremoto "sulla terraferma" (per distinguerlo da quelli che causano gli tsunami) sono quasi sempre riconducibili al crollo di manufatti umani (edifici, ponti, ...).
Non è il terremoto ad ucciderti ma la casa in cui ti trovi che crolla. Se contiamo il numero di feriti causati dagli effetti di un terremoto in campo aperto (frana, albero caduto, fenditura apertasi sotto i nostri piedi, ...) è evidente quanto tali eventi siano meno che rari; di conseguenza si può e si deve agire nella prevenzione agendo direttamente su cosa e come costruiamo (vedi Giappone).
Se il terremoto è una calamità i cui effetti sono sugli edifici sono "controllabili", ben maggiore è il rischio associato ad eventi come uragani, maremoti o eruzioni vulcaniche specie se si ha la sfortuna di abitare nella zona a rischio; la storia di Pompei è nota a tutti ma vi consiglio di approfondire anche quanto avvenuto nel 1980 in USA con il vulcano Sant'Elena (--> link) o nel 1883 nell'isola Krakatoa  (--> link).

Mi riallaccio a Pompei e al tema attuale "responsabilità umane e gestione rischio vulcanico", per riproporre qui un articolo apparso su National Geographic nel 2007, scritto dal generale Fabio Mini, all'epoca responsabile dell'Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze, quindi la persona a cui viene demandato il compito (o meglio su cui si scaricano le responsabilità) di allestire i piani di emergenza.
Prevenzione obbligatoria a qualunque età in Giappone
L'articolo lanciava l'allarme sulla tendenza italica al fatalismo, ad una certa insofferenza della popolazione verso ogni forma di prevenzione e al preferire la comodità della Divina Provvidenza (attraverso l'intercessione di San Gennaro).
A distanza di 10 anni dal grido di allarme sappiamo bene che nulla è stato fatto e possiamo solo immaginare le testate contro il muro che i responsabili hanno sperimentato ogni qual volta cercavano di implementare un piano di sicurezza adeguato (come lo sgombero di alcune aree per creare vie di fuga in un'area ad alta densità abitativa).

Mai avuto dubbi che noi italiani non siamo giapponesi o californiani in quanto ad attitudine alla prevenzione e senso civico, ma forse da oggi bisognerà veramente accendere una candela a San Gennaro per scongiurare quello che di fatto è inevitabile (tra uno, dieci o cento anni).

Il rischio Vesuvio e San Gennaro (Nat. Geo. novembre 2007)
"Se oggi si ha la sensazione che in caso di eruzione del Vesuvio non ci sia molta speranza di scampo è perché, oltre alla fragilità del sistema locale ancora confuso e sconnesso, non si percepisce l'inserimento della dimensione locale dell'emergenza in un quadro d'interventi quanto meno interregionale. Sono necessarie vie di fuga che sbocchino in aree libere e non in aree già congestionate, e tutta l'area napoletana con i suoi tre milioni di persone è di per sé altamente congestionata. Gli interventi di alleggerimento e razionalizzazione del traffico devono arrivare fino ai nodi di Roma, Bari e Reggio Calabria. Oggi si va sul Vesuvio pensando soltanto ad arrivarci in qualsiasi modo. E più il modo è pittoresco e caotico più sollecita la fantasia e il divertimento. Ci sono perciò mille vie e modi per arrivare sul Vesuvio e visitare i paesi dell'intera zona, ma nemmeno uno di essi è adeguato a lasciarli in caso di emergenza. E non c'è dubbio che in caso d'eruzione, l'unico modo per essere salvi è semplicemente quello di non essere lì quando succede. La capacità tecnica di rilevare e interpretare i segni premonitori di un'eruzione ha aumentato il tempo di preavviso: il problema irrisolto riguarda cosa fare durante questo tempo. Molti sperano che non ci sia affatto tempo e quindi non siano costretti a decidere; altri pensano d'impiegare tale tempo discutendo o confutando i termini dei preavvisi. Se viene dato l'allarme e vengono avviate le procedure di evacuazione e poi non succede nulla si è tacciati di allarmismo e si può perfino essere perseguiti penalmente [NdB. una frase premonitrice di quanto avvenuto a l'Aquila nel 2009]: nella migliore delle ipotesi si viene ridicolizzati e presi per fessi. Se non si fa nulla e succede qualcosa si diventa responsabili della morte di migliaia di persone e si è criminali, ma non fessi. A Napoli, dove ho vissuto per qualche anno, ho sentito spesso dire che un cero a san Gennaro fa risparmiare soldi ed evita i disagi e il ridicolo di eventuali falsi allarmi. Si dice anche che le autorità sanno cosa è meglio fare e che la scienza offre nuove possibilità. Autorità e Scienza sarebbero altri San Gennaro ai quali offrire ceri senza passare per fessi e senza darsi la pena di organizzare, addestrare, pianificare e razionalizzare il territorio. Purtroppo, in Italia, e solo in Italia, essere criminali è più onorevole che essere presi per fessi".
Generale FABIO MINI

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