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Internet e il cervello dei giovanissimi. Nessun evidenza di effetti a lungo termine

Una delle attività preferite dai genitori meglio intenzionati è rimbrottare i figli circa il tempo passato al computer (internet, giochi, social, studio, etc) con una frase che nel migliore dei casi suona come "a furia di stare li ti brucerai il cervello". Poco importa che magari i genitori trascorrano il tempo libero davanti al televisore. 
Ho voluto tuttavia sottolineare "genitori meglio intenzionati", dato che è ovviamente molto peggio il caso opposto, quello di genitori che non si curano della qualità delle attività dei loro figli e il loro totale disinteresse per attività ludiche fuori dalle pareti di casa.
Sappiamo bene che tra le problematiche associate al passare troppo tempo davanti al computer (così come sui libri) vi sono difetti visivi, carente socialità nel mondo "reale" (i social non sono un sostituto delle interazioni reali !!) e, indirettamente, obesità, scarsa forma fisica e problemi di postura.
Sappiamo anche che quando spinta all'eccesso, la dipendenza da internet è una vera e propria malattia che impone terapie d'urto, come evidenziato dalla comparsa di corsi di disintossicazione dal web. Una piaga sempre più comune in Asia, tanto da avere spinto i governi a istituire campi in cui la rieducazione alla vita normale dei ragazzi passa attraverso molto sport e divieto assoluto di strumenti elettronici.

Mancavano tuttavia dei dati scientifici sulle paventate, specie dalle persone di una certa età, conseguenze a lungo termine dell'utilizzo quotidiano di una normale attività al computer (e del sempre più precoce incontro con il digitale) sulla plasticità cerebrale. I punti chiave sono riassumibili con:
  • la preoccupazione degli adulti per gli effetti delle nuove tecnologie sullo sviluppo del cervello, specie nelle tarda infanzia e durante l'adolescenza;
  • a seconda della modalità di utilizzo del computer, gli effetti sono anche molto diversi. Uno degli effetti ben noti a chiunque abbia giocato anche in modo moderato a Tetris è appunto l'effetto Tetris. Con questo termine si descrive la tendenza del giocatore, quando non gioca, a usare schemi mentali del gioco anche nel mondo reale: pensare ai modi di "impilare" oggetti reali, come le confezioni che vede sugli scaffali di un supermercato, o osservare gli edifici intorno come se fossero da impilare. C'è da dire che l'effetto Tetris è assolutamente reversibile ed ha trovato applicazioni terapeutiche come mezzo per ridurre i flash back post-traumatici.
  • studi precedenti sull'argomento, condotti con tecniche di neuroimaging, non sono stati risolutivi in quanto condotti su campioni non rappresentativi.
Lo studio ora pubblicato su Trends in Cognitive Sciences mostra che allo stato attuale non si può affermare che l'utilizzo di internet sia in grado di influenzare sensibilmente il normale sviluppo cerebrale. Forse potrà apparire strano che uno studio mostri un dato negativo ma questo è il meccanismo su cui si basa una qualunque indagine statistico-epidemiologicdue eventi si dicono "associati" solo quando sono correlati in modo maggiore di quanto si verifichi per puro caso. Se l'ipotesi "sono associati per puro caso" è falsa allora l'associazione è considerata ragionevolmente possibile.
Ricapitolando quanto qui discusso, non ci sono evidenze che l'esposizione precoce e continuativa (ma non ossessiva) al mondo digitale, alteri negativamente i circuiti cerebrali.

Saranno necessari studi più specifici sui giovani sulla falsariga di studi già condotti sugli adulti, volti ad esempio a monitorare l'apprendimento musicale con internet. Solo così si potrà avere un quadro d'insieme che permetta di massimizzare i vantaggi che questi strumenti oggettivamente forniscono, evitando però di cadere nelle trappole del "troppo e male".
Ricordiamoci infine che il cervello è un organo dotato di notevole plasticità, in grado di adattarsi a condizioni molto diverse pur di mantenere una efficienza ottimale. Se da una parte è importante diffidare di chi proclama la bontà della società pre-digitale (in cui io ricordo esistevano molti di esempi di "idioti analogici") dall'altra parte è sempre fondamentale usare il buon senso.
Siamo del resto solo all'inizio di una nuova era e non a caso è stata coniata per i giovani di oggi la definizione di "nativi digitali".

Fonte
- Effects of Internet use on the adolescent brain: despite popular claims, experimental evidence remains scarce
  Kathryn L. Mills, Trends in Cognitive Sciences (2014), Volume 18, Issue 8, p385–387

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