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Esiste un legame tra soia e crisi convulsive nei bambini autistici?

Soia e crisi convulsive in bambini autistici?

Chiariamo subito un concetto al fine di evitare pericolosi fraintendimenti.
L'articolo di cui tratto oggi NON riguarda la correlazione tra la soia e il rischio di autismo ma verte sulla potenziale associazione tra consumo di soia in bambini GIÀ malati e rischio di crisi convulsive.
Una precisazione assolutamente doverosa date le numerose leggende metropolitane che circolano sulle cause alla base dell'Autism Spectrum Disorder (ASD). Vedi ad esempio il precedente articolo sull'argomento in questo blog, qui.


©alimentipedia.it
Lo studio in questione, condotto presso la University of Wisconsin-Madison dal team di Cara Westmark, è interessante in quanto mostra, in un campione di 1949 bambini, una correlazione statisticamente significativa tra l'aumento nella frequenza di attacchi convulsivi in bambini/neonati autistici (o successivamente diagnosticati come tali) e una alimentazione ricca di proteine vegetali (derivate dalla soia) rispetto a quei bambini la cui alimentazione era arricchita di di proteine di origine animale (caseina del latte vaccino).
Dato ancora più curioso il fatto che le bambine sono risultate maggiormente sensibili al cibo ingerito; interessante perché come è noto le bambine sono una assoluta minoranza dei soggetti autistici (nel campione l'87% dei bambini era di sesso maschile) e questo ha fatto ipotizzare da tempo che l'eziologia nei due sessi sia diversa (sull'argomento vedi qui).
Gli attacchi convulsivi, causati da una anomala attività elettrica nel cervello, non sono associati solo all'epilessia ma sono tipici di malattie tra loro molto diverse come l'Alzheimer, la sindrome di Down e, appunto, l'autismo.
Negli USA circa il 25 % del latte artificiale specifico per neonati è ricavato dalla soia. Non conosco le percentuali italiane ma so che il latte usato nei primi mesi di vita (latte di tipo I) è un latte adattato da cui sono stati eliminati gli elementi non ritenuti idonei per un neonato. E' disponibile sia nel formato "classico" - derivato dal latte vaccino - che in altri formati (ipoallergenico, di soia, etc) indicato per i neonati a rischio di allergie o di intolleranze.
Nota. Vale la pena precisare che il confronto qui non è tra soia OGM e soia normale ma tra proteine derivate dalla soia e proteine del latte. Una precisazione anche in questo caso opportuna dati gli allarmismi (anche qui ingiustificati e senza fondamento scientifico - vedi qui e qui) lanciati dai tanti guru anti-ogm le cui credenziali scientifiche però sono ... lauree in filosofia o in scienze politiche (Mario Capanna, giusto per fare un nome).
Le ragioni che hanno spinto i ricercatori ad iniziare questo studio vanno cercate nei dati raccolti durante uno studio farmacologico sui topi volto a testare un farmaco anticonvulsivo. Per pura casualità si osservò che il mangime standard dato a topi geneticamente predisposti alle convulsioni alterava la frequenza con cui gli attacchi convulsivi si manifestavano spontaneamente. Un problema metodologico non irrilevante che spinse i ricercatori a testare alimenti a composizione rigorosamente definita; in effetti l'utilizzo di cibo uguale per tutti riduceva considerevolmente la variabilità interna degli attacchi.
Dopo lunghe indagini si scoprì che era la componente proteica a fare la differenza ed in particolare l'elemento centrale era l'origine delle proteine, animale o vegetale; cibo arricchito con proteine di origine vegetale (vale a dire soia) erano sconsigliati rispetto a cibi con proteine animali (ad esempio derivanti dalla caseina). Per essere ancora più chiari, eliminando la soia si riduceva di per se la frequenza di attacchi convulsivi nei topi predisposti (nessuna differenza invece nei topi normali).
"Il dato interessante per noi fu che variando la dieta si potevano ottenere risultati equivalenti a quelli ottenibili con alcuni dei farmaci più comuni" ricorda ora la Westmark.
Quale sia il meccanismo alla base del fenomeno è ancora oggi ignoto anche se i ricercatori ipotizzano che un ruolo importante sia giocato dai fitoestrogeni, i cui livelli sono naturalmente elevati in piante come la soia.
Il problema è che anche con questa osservazione era molto difficile fare una correlazione certa tra proteine vegetali e rischio convulsivo dato che le variabili presenti sono molte. Le persone, ad esempio, mangiano, direttamente o indirettamente, molti prodotti derivati dalla soia; trovare un legame causa-effetto (o escluderlo) necessitava di un campione controllato, come soggetti la cui alimentazione fosse principalmente basata su prodotti contenenti o privi di soia.
I neonati erano un campione ideale per l'analisi retrospettiva. Si trattava di usare i database (in questo caso quelli della Simons Foundation Autism Research Initiative) e incrociare i dati tra alimentazione e attacchi convulsivi sia nei soggetti autistici che nel controllo rappresentato dai bambini sani.
Il motivo per cui si scelsero i bambini autistici come popolazione target deriva da quanto scritto sopra; i bambini autistici sono a maggior rischio convulsivo rispetto alla media dei bambini, quindi un eventuale effetto scatenante indotto dalle proteine della soia (di per se basso altrimenti sarebbe stato già osservato) è amplificato e di conseguenza più facile da provare statisticamente.
Proprio grazie a questo approccio (analisi osservazionale retrospettiva e NON sperimentale) si sono potuti raccogliere i dati ora presentati nell'articolo pubblicato sulla rivista PLoS ONE. Qui gli autori concludono che il rischio per un bambino autistico alimentato con prodotti derivati dalla soia è circa 2,6 volte maggiore rispetto ai bambini autistici che non ne hanno fatto uso.
Per contestualizzare meglio i dati bisogna sottolineare che l'impatto effettivo (o la penetranza dell'effetto) è relativamente basso se si considera che solo il 4,2 % dei bambini autistici con dieta arricchita di soia ha sperimentato convulsioni febbrili contro l'1,6 % dei bambini sani. Il che vuol dire che la gran parte dei bambini nei due gruppi NON ha mostrato nel periodo in esame attacchi convulsivi (ivi compresi, ripeto, i bambini autistici nutriti con latte derivato dalla soia).
"Mangiare prodotti contenenti soia NON vuol dire per un bambino autistico andare incontro a convulsioni" sottolineano i ricercatori. E' un fattore di rischio che deve essere ulteriormente indagato data l'ampia diffusione della soia e la preoccupante frequenza di bambini autistici negli USA (1 ogni 88 nati vivi), quindi di soggetti sensibili, soprattutto tra quelli intolleranti al lattosio.

La cautela dei ricercatori è d'obbligo dato che lo studio condotto non è un classico (e rigoroso) studio clinico randomizzato, l'unico modo per provare relazioni di causa-effetto. Si è trattato di uno studio osservazionale retrospettivo, privo quindi della omogeneità necessaria ad ottenere dati chiari.
Per quanto riguarda i bambini sani, non ci sono al momento indicazioni (ne sospetti) sull'esistenza di una correlazione tra attacchi convulsivi e latte derivato da soia.
Studi futuri dovranno indagare quale è il vero agente causale di questo fenomeno. Dire soia di per se non vuol dire nulla in quanto se i responsabili fossero veramente i fitoestrogeni, questi nulla avrebbero a che vedere con la componente proteica della soia. Anzi i fitoestrogeni sono considerati benefici per la loro attività nell'abbassare i livelli di LDL come ampiamente reclamizzato su alcuni yogurt funzionali

Fonte
- Soy Infant Formula and Seizures in Children with Autism: A Retrospective Study
Cara J. Westmark, PLOS ONE (12 Mar 2014)

- Study suggests potential association between soy formula and seizures in children with autism
University of Wisconsin-Madison, news

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