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Gatti e umani. Uno studio per capire se e quanto conta la lingua locale

Capite cosa vi sta dicendo il gatto? E lui vi capisce?

Una domanda non banale in effetti, sia che voi apparteniate alla tribù panteista che vede il mondo biologico pervaso da un'anima cosciente o che siate dei meccanicisti senza se e senza ma come me che vedono nella biologia l'unica chiave di lettura del vivente.
Image: Linköping Univ.
Chi ama gli animali (ma anche la biologia) non dovrebbe prescindere dal rifuggire ogni tentativo di umanizzarli. "Dovrebbe", il condizionale è d'obbligo, visto che siamo circondati da migliaia di poveri animali domestici in piena confusione identitaria essendo stati cresciuti come "umani poco dotati" con cui ci arrabbia quando si comportano da ... cane/gatto.
Ma del resto è più facile attribuire loro caratteristiche che di fatto NON possono avere (per ragioni neuroanatomiche, una su tutte la struttura corticale) rispetto ad accettarli così come sono.
Capire il comportamento di animali con cui condividiamo gli spazi domestici è condizione essenziale per evitare a loro di vivere in condizioni stressanti in quanto innaturali e a noi di comportarci in modo illogico ... come fa la mia vicina che ogni sacrosanta mattina alle 4 intesse una discussione con la sua gatta per convincerla a dormire. Se la gatta potesse parlare le avrebbe risposto stizzita che 1) i felini sono animali notturni e quindi se ne tornasse a dormire con un valium e  2) che è inutile formulare discorsi complessi (inutili in quanto "confusi" nel senso tonale) quando basta un comando di 1-2 parole e tono corretto che l'animale abbia imparato ad associare ad una azione (--> leggi articolo precedente QUI).

Sul tema voglio segnalare la ricerca appena iniziata all'università di Lund in Svezia dal titolo esplicativo "Melodia nella comunicazione umani-gatti". Lo studio condotto da Susanne Schötz si è posto l'obbiettivo di scoprire fino a che punto la risposta dei gatti domestici è influenzata dalla lingua o dialetto che gli esseri umani usano per comunicare con loro e cercare conferme al dato che anche le risposte dei felini sono "dialettali".
Lo studio effettuerà una dettagliata analisi fonetica di gatti provenienti da Lund e Stoccolma, due aree dialettali diverse. Ciascun gruppo utilizzerà i vocalizzi di una cinquantina di gatti captati nelle più diverse situazioni sociali, ad esempio quando vogliono avere accesso alla loro zona, sono amichevoli, felici, affamati, infastiditi o irritati, pesando poi i risultati per la tipologia tonale dei loro coinquilini umani.
Il progetto della durata di cinque anni si concluderà nel 2021.

I gatti sono molto popolari come animali domestici, e sono sempre più utilizzati insieme ai cani come adiuvanti nella terapia dei lungo degenti di tutte le età, sia negli ospedali che nelle case di riposo. Questa la ragione che ha spinto i pragmatici scandinavi a porsi la domanda se non fosse il caso di ottimizzare questa utile interazione facilitando la comprensione reciproca; troppo spesso le reazioni violente di animali da compagnia sono innescate da umani ignari che non riescono a cogliere il disagio di un animale e il suo invito "non provare a toccarmi!"
Un esempio concreto di questa incomprensione è l'abitudine umana di abbracciare i cani, cosa per loro molto fastidiosa visto che nella "socialità canina" la cosa più simile ad un abbraccio è l'attitudine del capo-branco di mettere schiena a terra i sottoposti impedendo loro di muoversi. Capite quindi la sensazione di impotenza che un cane sperimenta quando viene abbracciato.

A differenza dei cani il processo di domesticazione dei gatti è iniziato più tardi (circa 10 mila anni fa) e non ha raggiunto un pari livello di integrazione, anche a causa della differente struttura sociale degli antenati selvatici. Nonostante tutto i gatti hanno imparato a comunicare con gli esseri umani sia mediante interazioni visive che vocali. Alcune razze, come i siamesi e i brimani sono più loquaci rispetto ad altri, ad indicare che nel processo di adattamento e di selezione delle razze si è avuta la sedimentazione di alcuni tratti "utili" per la comunicazione.
Come ben dimostrano gli studi sull'evoluzione genetica dei cani e gli esperimenti di domesticazione accelerata su lupi e volpi (questi ultimi fatti da Dmitry Konstantinovich Belyaev), il processo porta alla selezione di adulti con caratteri infantili, osservabili nella maggiore "dipendenza" dalla figura di riferimento. Di fatto i cani domestici accentuano i comportamenti dei lupi selvatici in posizione gerarchica medio o bassa (omega); se i primi sono soliti leccare il muso dei "superiori" (un comportamento che noi equivochiamo come baci) e tengono testa, coda e orecchie più basse dei capi, il lupo omega è quello che, non avendo alcuna voce in capitolo, promuove il momento del gioco e seda gli animi in caso di conflitti. In pratica il cane domestico.
Il miagolare è di fatto un segno del processo di domesticazione ed adattamento ambientale (non troppo diverso dall'uggiolare dei cani) dato che i gatti selvatici e i felini in genere non miagolano dopo che sono diventati adulti e la loro madre li ha espulsi dalla sua "sfera di influenza". I gatti domestici invece continuano imperterriti a miagolare e questo è il loro modo per comunicare o catturare l'attenzione degli esseri umani dai quali ricevono la fonte di sostentamento anche quando vivono in "semilibertà".
Manca tuttavia una comprensione totale del repertorio vocale dei gatti e delle differenze tonali adattatesi nei diversi contesti linguistici. Come nel caso dei cani, i gatti non "capiscono" il senso di una parola ma imparano ad associarla (in media 160 parole con un record di circa 1000 in un border collie) ad una azione; più che semantica è la prosodia (tono) a comunicare il senso di un richiamo. Questo spiega per quale motivo la lingua (e quindi la tonalità e vocalizzazione) usata dagli umani nel loro interagire con i gatti sia un aspetto che merita di essere meglio compreso.
Lo studio ci permetterà magari anche di capire se i gatti preferiscono più il parlare infantile che usano gli umani con i loro coinquilini o un linguaggio adulto ma conciso.
Tra qualche anno, quando lo studio svedese sarà terminato, avremo forse delle risposte più precise su queste tematiche. 

L'autrice dello studio spiega la sua ricerca


***
Confesso che pur essendo un amante degli animali ho sempre trovato alquanto illogico voler vedere in organismi diversi da noi delle peculiarità tipiche del genere Homo; peculiarità, per inciso, la cui presenza nei nostri cugini Neanderthal è ancora oggi oggetto di discussione pur essendo evolutivamente i nostri parenti più prossimi (e di sicuro più prossimi rispetto ai primati oggi viventi). L'attitudine antropizzante è in effetti "offensiva" nei confronti degli altri animali in quanto frutto di una visione antropocentrica che non ha ragione biologica alcuna. Negare ad un cane/gatto la sua vita (e bisogni) naturali è quanto di più "innaturale" possiamo fare.  Un errore comune è quello di autocollocarci in cima alla piramide evolutiva; una piramide che in biologia non esiste (--> questa immagine mostra come va costruito un albero evolutivo). Non siamo gli organismi evolutivamente migliori in quanto in biologia tale accezione ha senso solo nel contesto di miglior adattamento all'ambiente. Ben più adatti di noi sono gli squali rimasti sostanzialmente identici per centinaia di milioni di anni, capaci di superare "indenni" le ultime due estinzioni di massa mentre noi, in soli 50 mila anni dalla comparsa del sapiens, abbiamo corso il rischio di annientarci con armi di potenza inusitata e stiamo modificando l'ambiente rendendolo sempre più inospitale.


Articoli simili cliccando sul tag --> "animali".
Se invece siete più interessati all'evoluzione umana vi suggerisco la lettura di articoli precedenti su questo blog (ad es -->"Grande cervello= grande potenza?" o cliccando sui tag --> "antropologia evolutva" e "antropologia")


Fonte
- Do you understand what your cat is saying? 
   Lund University, news

- Does your cat speak a dialect?
   Linköping University, news

- Melody in human–cat communication (sito web dello studio)
  http://vr.humlab.lu.se/projects/meowsic/

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