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Preeclampsia. Un vecchio farmaco (anzi due) apre apre nuove prospettive

(Aggiornamento di un precedente articolo scritto nel 2014)

 ***

La preeclampsia è una delle più pericolose tra le complicanze "comuni" della gravidanza negli esseri umani, arrivando ad interessare fino al 5% delle donne gravide (e responsabile della morte di 60 mila di esse a livello globale), in particolare tra le primigravide e in chi è predisposto a ipertensione o ha affezioni vascolari preesistenti.
Le cause della malattia sono da ricercare nel rilascio da parte della placenta  delle molecole sFlt-1 e endoglina, che una volta entrate in circolo causano danni vascolari nella madre e a cascata disturbi pressori.
(©nhs.uk)
Se non trattata, la preeclampsia rimane generalmente stazionaria per un tempo variabile e poi improvvisamente, con frequenza di 1 ogni 200 pazienti preeclamptiche, procede fino all'eclampsia il cui esito è fatale in assenza di intervento medico. Tra le complicanze più importanti della preeclampsia vi è il distacco placentare originato da problemi vascolari.

Il trattamento medico standard varia a seconda della serietà dei sintomi; nei casi più blandi può essere sufficiente, pur sotto costante monitoraggio, un semplice riposo a letto. Qualora questo non sia sufficiente, la soluzione è univoca e consiste nell'affrettare il parto (naturale o per via chirurgica) indipendentemente dallo stadio della gravidanza. Una scelta imposta dal pericolo associato.

Per cercare di capire meglio questa condizione un team di ricerca francese dell'INSERM, ha creato un modello murino di preeclampsia grazie alla sovra-espressione di STOX1, un fattore trascrizionale precedentemente indiziato tra i colpevoli della malattia.
Quando topi femmina normali sono stati fatti accoppiare con maschi transgenici (cioè topi che sovra-esprimevano la proteina), le femmine gravide hanno sviluppato sintomi di preeclampsia, come ipertensione e proteinuria.
Una volta ottenuto un modello adeguato è stato possibile iniziare il test su un un certo numero di farmaci, cosa ovviamente prima impossibile. Si è così potuto scoprire che, tra i trattamenti più efficaci vi era la somministrazione preventiva (all'inizio della gravidanza) di aspirina disciolta in acqua. L'effetto benefico del trattamento è stato osservato anche nella cucciolata; se in assenza di trattamento i topi di madri "preclampsiche" erano alla nascita più piccoli di quelli nati da madri sane, nei topi trattati ogni differenza di peso scompariva.

I dati indicano quindi un potenziale nuovo strumento per prevenire le complicanze nelle donne a rischio. 
E' importante sottolineare che questi dati sono preliminari e che nessun dato conclusivo è disponibile sull'essere umano. Per ottenere la conferma dei dati è necessario attendere che un numero sufficiente di donne venga analizzato. Solo allora, e se non emergeranno controindicazioni importanti, si potrà pensare di usare l'aspirina (o suoi derivati più adatti alla gravidanza) come una efficace e sicura alternativa alle procedure oggi disponibili.

*** Aggiornamento dicembre 2015 ***

Di potenziale rilevanza per terapie future è lo studio pubblicato sull'American Journal of Obstetrics and Gynecology. I ricercatori della università di Melbourne hanno infatti scoperto che la metformina, uno dei farmaci più comunemente usati per il trattamento del diabete adulto, e approvato anche per l'uso durante la gravidanza, non solo è in grado di ridurre il rilascio dalla placenta delle molecole causa della preeclampsia ma è anche in grado di favorire la riparazione dei vasi danneggiati.
Gli studi clinici dovrebbero ora essere fatto per vedere se la metformina potrebbe essere usato per trattare le donne con preeclampsia.

Fonte
- Preeclampsia-like symptoms induced in mice by fetoplacental expression of STOX1 are reversed by aspirin treatment
Doridot L et al, Hypertension (2013) 61(3):662-8
- Metformin as a prevention and treatment for preeclampsia: Effects on soluble fms-like tyrosine kinase 1 (sFlt-1) and soluble endoglin secretion, and endothelial dysfunction
Fiona C. Brownfoot et al, AJOG (2015)

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