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Dopo Rosetta, "l'Alba" su Ceres/Cerere

Dopo Rosetta, Cerere (Ceres per gli anglosassoni)

Il mappaggio di Vesta eseguito da Dawn nel 2011 (©Nasa)
Dopo il memorabile attracco del lander europeo Philae (sganciato dalla sonda Rosetta) sulla cometa 67P/Churyumov- Gerasimenkola, e prima della sua riattivazione prevista in corrispondenza del perielio quest'estate, abbiamo potuto goderci "l'alba" della "risposta americana" (missione NASA). Un gioco di parole che rimanda al nome Dawn (alba) della sonda statunitense che è da poco entrata in orbita di Cerere un planetoide (definirlo pianeta è un po' troppo dati i suoi 950 chilometri - in pratica il Texas - di diametro dato che nemmeno Plutone è più considerato un pianeta) sito oltre l'orbita di Marte.
Il precedente avvicinamento ad uno di questi planetoidi risale al 2011 quando Dawn passò nei pressi di Vesta (530 km di diametro) il tempo sufficiente per mappare in dettaglio la superficie (vedi figura sopra e articolo successivo --> QUI). Dal 6 marzo Dawn ha ufficialmente raggiunto la sua destinazione finale, agganciandosi all'orbita di Cerere.  La missione di Dawn terminerà a giugno del 2016. E poi? Tutto dipenderà dalla disponibilità di carburante, che residuererà dalle manovre correttive dell'orbita che verranno attuate nei prossimi mesi; se sarà sufficiente la sonda potrà lasciare l'orbita e dirigersi verso un nuovo bersaglio, altrimenti rimarrà nell'orbita di Cerere.
Confronto dimensionale tra planetoidi (©Nasa / americaspace.com). Informazioni più dettagliate qui
8 anni è il tempo intercorso tra il lancio della sonda (era il 2007) e il raggiungimento del bersaglio. Un tempo giustificato non tanto dalla distanza lineare che ci separa da Cerere ma dal percorso tortuoso fatto per acquisire la velocità e direzione per intercettarne l'orbita. Come avviene con ogni missione extra-planetaria, la sonda acquisisce velocità e direzione grazie all'effetto fionda gravitazionale fornito dalle traiettorie periplanetarie. Per avere una idea della differenza tra distanza teorica e percorso reale, Dawn ha viaggiato per poco meno di  3 miliardi di chilometri per coprire una distanza di 500 milioni di chilometri.
Il percorso seguito dalla sonda per giungere a Ceres/Cerere (credit: Nasa)

Il planetoide non è nemmeno lontanamente distante come Plutone (che verrà raggiunto dalla sonda New Horizons questa estate), essendo sito nella fascia principale degli asteroidi tra le orbite di Marte e Giove, ma è pur sempre una distanza che impone accurati calcoli dato che la "guida" spaziale è per il 99,9 per cento dipendente dalla deriva orbitale (è impensabile ad oggi una sonda in grado di spostarsi unicamente per propulsione propria ed in grado di funzionare per anni nello spazio); da ricordare che la sonda è dotata di strumenti innovativi come il propulsore ionico, meno potente rispetto ai razzi standard ma molto più energicamente economico (quindi duraturo).
La particolarità di Cerere rispetto ad altri mega-roccioni che fluttuano nel vuoto è la sua forma sferica (ben diversa dalle forme irregolari degli asteroidi in genere, tra cui anche Vesta) e l'ipotesi che vi sia acqua ghiacciata sulla sua superficie e, cosa ancora più importante, un oceano di acqua liquida al suo interno (le stime parlano di 200 milioni di chilometri cubi di acqua, più di tutta l'acqua dolce sulla Terra). Anche questo non è una novità assoluta date le informazioni raccolte su alcune lune come Encelado, ma rappresenterebbe un dato interessante per un planetoide. Altre informazioni su Cerere sono il periodo orbitale di 4,6 anni terrestri ed un tempo di rotazione sul suo asse pari a circa 9 ore.
Lo scopo della sonda Dawn è fare fotografie e misurazioni utili per comprendere la natura e l'origine di Cerere, non tanto temporalmente (l'età stimata è quella del sistema solare) quanto su dove nel disco protoplanetario si sia formato. Rispetto a Vesta infatti Cerere appare molto diverso sia come forma che come albedo (Vesta è molto "luminoso" tanto da potere essere osservato dalla Terra) ad indicare composizione e origine diversa.

Le foto appena giunte sono state scattate a 46000 km di distanza e sebbene ancora a bassa risoluzione (rispetto a quelle ottenute durante il transito vicino a Vesta) miglioreranno con il l'avvicinamento a spirale su Cerere (distanza minima prevista, 370 km).
Clicca QUI per una immagine a maggiore risoluzione
Di seguito la simulazione del percorso di avvicinamento che seguirà Dawn per studiare Cerere.

Già dalle prime immagini quello che emerge è la sostanziale scarsità di crateri da impatto, ad indicare una superficie giovane, quindi soggetta a rimodellamenti. La domanda è: causati da cosa? Più che tettonica è verosimile che questo sia causato dalla pressione sotterranea dell'acqua come dimostrerebbero i puntini luminosi sulla superficie. A meno di non voler pensare a qualche maxi-falò notturno dei cereriani, l'ipotesi più ragionevole è quella di vulcani di ghiaccio come già visto su alcune lune di Giove.

A seguire un eccellente schema riassuntivo tratto dall'ottimo sito space.com
Source SPACE.com: All about our solar system, outer space and exploration


Se Cerere dovesse veramente avere un oceano di acqua sotterraneo la valenza della scoperta sarebbe doppia: studiare la possibile presenza di vita microbica; fare diventare Cerere - in un lontano futuro - una stazione di rifornimento per le missioni interplanetarie. 

La missione Dawn è solo all'inizio!

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(giugno 2015)
Ripresa video dal vivo di Cerere (credit: NASA Jet Propulsion Laboratory)



La presenza di queste macchie luminose hanno suscitato un ampio dibattito tra i ricercatori. L'ipotesi più probabile è che siano costituiti da solfati di magnesio, composti spesso associati alla presenza di acqua (Science, 2016).

Cerere (GIF)

Sullo stesso tema -> Missione New Horizons: Plutone


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Nel frattempo il 13 giugno Philae si è risvegliata ---> articolo



Link utili
- Dawn Mission
  link diretto al sito della NASA




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