I ricercatori hanno scoperto nell'Oceano Pacifico un nuovo virus gigante dotato dell'appendice più lunga mai documentata in un virus.
Denominato PelV-1, questo virus possiede una protuberanza che può estendersi fino a 2,3 micrometri (oltre dieci volte superiore al suo capside e ben 19 volte maggiore rispetto alle dimensioni del coronavirus). Dimensionalmente è invero "piccolo" rispetto ai giganti che infettano le amebe descritti in precedenza in questo blog (VEDI QUI), ma ha varie caratteristiche interessanti anche in relazione alla sua azione sull'ecosistema marino.
I dettagli della scoperta:
- L'habitat e l'ospite, Il virus è stato isolato nel North Pacific Subtropical Gyre (presso la Stazione ALOHA, a nord delle Hawaii) a 25 metri di profondità. Infetta il fitoplancton marino tra cui i dinoflagellati*.
- La funzione della coda. Immagini in time-lapse e microscopia elettronica suggeriscono che la coda serva al virus per agganciarsi alle cellule ospiti nelle prime fasi dell'infezione inducendo nell’ospite una sorta di fagocitosi. La "coda" lunga ne aumenta quindi il raggio di azione, cosa molto importante in mare aperto. Oltre alla coda record (larga circa 30 nm e lunga 2,3 µm), le immagini mostrano che la particella virale può sviluppare un secondo prolungamento più tozzo e spesso (40–70 nm) sul lato opposto del capside.
- Dettaglio curioso. I nuovi virioni prodotti all'interno delle cellule ospiti sono inizialmente privi di coda. Ciò suggerisce che la lunga appendice venga assemblata solo in seguito probabilmente al momento dell’uscita dalla cellula.
- Genoma complesso. PelV-1 vanta un genoma eccezionalmente ampio (459.000 coppie di basi e 467 geni). Sorprendentemente, include geni solitamente presenti solo nei geni cellulari, inclusi quelli per la produzione di energia e proteina per la cattura della luce (come la rodopsina). Non avendo il virus, per definizione, metabolismo è difficile capire a cosa possa servire se non per “energizzare” il processo di contatto con la cellula.
- Presenza del co-virus (co-PelV). Dall'analisi del DNA presente nelle colture, i ricercatori hanno scoperto la presenza di un secondo virus di grandi dimensioni che coesiste con PelV, chiamato co-PelV. Pur appartenendo alla stessa famiglia (Mesomimiviridae), co-PelV è privo di coda. Possiede tuttavia un arsenale genico autonomo, in grado di codificare enzimi capaci di degradare clorofilla e cellulosa, alterando direttamente il metabolismo e l'alimentazione dell'ospite.
* I dinoflagellati svolgono un ruolo cruciale nei cicli dei nutrienti, nell'ossigenazione del pianeta e nella formazione delle fioriture algali. Poiché i dinoflagellati regolano il carbonio oceanico e le fioriture algali tossiche (red tides), queste scoperte aiutano a capire come la mortalità virale influenzi il clima e i cicli biogeochimici globali Il loro studio è quindi importante per comprendere le dinamiche degli ecosistemi marini globali.
Fonte
- A dinoflagellate-infecting giant virus with a micron-length tail
Andrian P. Gajigan et al, (2025) bioRxiv

