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Virus Bundibugyo. Un ceppo (noto ma raro) di Ebola in azione in Congo

Torniamo per forza di cose su Ebola tornata sotto i riflettori mondiali per un nuovo focolaio diffuso che ha imposto all'OMS di dichiarare una allerta internazionale.
Il virus
Precisiamo subito che tale dichiarazione NON ha in alcun modo una valenza di "allarme pandemia" ma è necessaria perché tutti gli stati, in primis quelli confinanti, attivino le procedure di controllo necessarie al contenimento.
Le caratteristiche patologiche di Ebola lo rendono un "pessimo" virus in quanto a capacità pandemica sia per il tasso di mortalità tra il 50-70% che per una infettività possibile solo con sintomi conclamati (e tempi di incubazione poco superiori alla settimana) e mediati unicamente dal contatto con fluidi corporei ravvicinati (non aerosol come nel caso del coronavirus o altri ceppi influenzali). Ecco perché pur essendo un virus che esiste in natura e con serbatoio naturale nei pipistrelli della frutta non ha mai causato epidemie regionali estese o globali come ai tempi della peste bubbonica: i pazienti morivano prima di riuscire a raggiungere anche solo il villaggio vicino nel cuore dell'Africa. Chiaro che oggi con i voli aerei la possibilità esiste (specie quando il veicolo sono gli operatori sanitari di ritorno dalla missione) ma la infettività e il monitoraggio del territorio nei paesi avanzati rende il rischio meno che risibile e di sicuro non come mostrato in film come "virus letale" (tratto dal bestseller di Michael Crichton). 
È importante ricordare che l'Ebola non si trasmette per via aerea (come l'influenza o il Covid-19). Il contagio avviene esclusivamente attraverso il contatto diretto con i fluidi corporei (sangue, vomito, feci) di una persona sintomatica o deceduta. Per questo motivo, sebbene la situazione richieda la massima coordinazione internazionale, gli esperti escludono il rischio di una pandemia globale simile a quelle respiratorie.
Il virus Bundibugyo (BDBV, specie Orthoebolavirus bundibugyoense) è uno dei ceppi che causano la malattia da virus Ebola. Scoperto per la prima volta nel 2007 nell'omonimo distretto in Uganda, è un ceppo raro ma estremamente pericoloso: provoca febbre emorragica e ha un tasso di letalità che storicamente oscilla tra il 30% e il 50%.
Il virus è tornato al centro dell'attenzione globale a causa di un'ondata di contagi tra la Repubblica Democratica del Congo (RDC) e l'Uganda, spingendo l'OMS a dichiarare lo stato di Emergenza Sanitaria Pubblica di Rilevanza Internazionale (PHEIC).
Le ragioni che spiegano come i casi iniziali siano passati sotto traccia sono di natura biologica, tecnologica e geopolitica.
Perché è "sfuggito" ai controlli iniziali?

  1. Sintomi iniziali ingannevoli (La cosiddetta fase "secca"). Nelle prime fasi dell'infezione, il virus Bundibugyo si manifesta con sintomi del tutto aspecifici specie in aree in cui sono endemiche altre malattie tipo la malaria o la febbre tifoide: febbre alta, forte stanchezza, dolori muscolari e mal di testa. Di conseguenza, i primi pazienti (tra cui diversi operatori sanitari) sono stati curati per altre patologie, permettendo al virus di circolare indisturbato prima che comparissero i sintomi "umidi" e drammatici (vomito, diarrea e sanguinamento). 
  2. Angolo cieco dei test rapidi (Il problema del GeneXpert). Questo è l'aspetto tecnico più critico. Molti dei centri medici sul campo utilizzano il macchinario GeneXpert, un test diagnostico rapido tarato specificamente per rilevare il ceppo Zaire (l'Ebola più comune e responsabile della grande epidemia del 2014-2016). Quando i primi pazienti affetti da Bundibugyo furono sottoposti a questo test, il risultato fu negativo. Questo falso senso di sicurezza ha ritardato l'isolamento dei malati, finché i campioni inviati ai laboratori centrali per analisi più approfondite (ad ampio spettro) rilevò il coinvolgimento di questo ceppo. 
  3. A questo aggiungiamo che mentre per il ceppo Zaire esistono ormai vaccini approvati ed efficaci (come l'Ervebo) e terapie a base di anticorpi monoclonali, per il virus Bundibugyo non esiste ancora alcun vaccino o trattamento specifico approvato. Questa totale mancanza di uno "scudo" biologico preventivo rende il contenimento molto più difficile una volta che il virus entra in una comunità.
  4.  Il contesto geopolitico e l'elevata mobilità. L'epicentro dei contagi si trova nella provincia dell'Ituri (RDC), una regione storicamente piagata da conflitti armati, insicurezza cronica e una fitta rete di strutture sanitarie informali e non tracciate. L'instabilità rende difficilissimo il tracciamento dei contatti da parte dei team epidemiologici. Inoltre, l'elevata mobilità della popolazione per ragioni di commercio ha permesso al virus di viaggiare rapidamente e varcare il confine, con i primi casi già confermati a Kampala, la capitale dell'Uganda, dove alcuni malati si erano recati per cercare cure migliori.
Il ritardo nella rilevazione ha fatto che a differenza delle epidemie precedenti (in cui la procedura di contenimento iniziò dopo pochi casi) in questo caso il numero di casi al tempo "zero" superava già i 200, con la conseguenza di un maggior rischio di diffusione.
Credit: Nature
Alcune nozioni sul meccanismo del patogeno (Come attacca l'organismo)
Il virus Bundibugyo condivide lo stesso modus operandi distruttivo degli altri ebolavirus, agendo su più fronti simultaneamente:
  • Cavallo di Troia immunitario: Il virus prende di mira immediatamente le cellule immunitarie di prima linea, come i macrofagi e le cellule dendritiche. Invece di essere distrutto, usa queste cellule per replicarsi e farsi trasportare nei linfonodi, nella milza e nel fegato.

  • Tempesta di citochine: Una volta infettati i macrofagi, il virus li costringe a rilasciare quantità massicce di molecole infiammatorie (citochine). Questa reazione immunitaria esasperata danneggia i vasi sanguigni, provocando febbre e lo stato di shock.

  • Collasso della coagulazione: Il virus attacca le cellule endoteliali (il rivestimento interno dei vasi sanguigni) e distrugge le cellule del fegato responsabili della produzione dei fattori di coagulazione. Il risultato è la coagulazione intravascolare disseminata (CID): si formano piccoli grumi di sangue ovunque che esauriscono le piastrine del corpo, portando a emorragie sia interne che esterne.

  • L'Ebola non può replicarsi in ogni cellula. I linfociti (le cellule T e B responsabili dell'immunità adattativa), ad esempio, sono tra i pochissimi tipi cellulari che il virus non riesce a infettare.
    Tuttavia, anche se non li infetta direttamente, il virus ne provoca la morte di massa (apoptosi) indirettamente attraverso la tempesta infiammatoria.
  •  Per entrare nelle cellule, l'Ebola non usa un recettore super-specifico presente su un solo tessuto. Utilizza una proteina ubiquitaria, presente all'interno dei lisosomi di quasi tutte le cellule dei mammiferi, chiamata NPC1 (Niemann-Pick C1, coinvolta nel trasporto del colesterolo). Una volta agganciatasi alla superficie cellulare tramite un meccanismo generico (macropinocitosi), il virus sfrutta la proteina NPC1 per penetrare definitivamente nel citoplasma.
Il periodo di incubazione (il tempo che passa tra il momento del contagio e la comparsa dei primi sintomi) varia da un minimo di 2 giorni a un massimo di 21 giorni.
Nella maggior parte dei casi legati al ceppo Bundibugyo, i sintomi si manifestano tra l'ottavo e il decimo giorno. Durante tutto il periodo di incubazione, il soggetto non è contagioso.

La contagiosità dell'Ebola segue una curva molto particolare e pericolosa:
  • Inizio dei sintomi = Inizio della contagiosità: Un paziente diventa contagioso solo quando manifesta i primi sintomi (febbre, dolori).

  • Carica virale crescente: Più il paziente sta male, più la carica virale nei suoi fluidi corporei aumenta. Nella fase terminale della malattia, la concentrazione di virus nel sangue, nel vomito e nelle feci è altissima.

  • Il picco di rischio (I funerali): I cadaveri delle persone decedute per Ebola mantengono una carica virale estrema. Il contatto con il corpo durante i rituali di lavaggio e sepoltura tradizionali è storicamente una delle primissime cause di super-diffusione del virus nelle comunità. È di pochi giorni fa l'ennesimo esempio di come il virus diffonde con i parenti delle vittime che hanno trafugato il corpo dagli ospedali da campo per portarlo a casa.

  • Sperma e santuari biologici: Il virus può persistere per molti mesi dopo la guarigione clinica in zone del corpo protette dal sistema immunitario (chiamate "santuari biologici"), in particolare nei testicoli. La trasmissione per via sessuale da parte di sopravvissuti è documentata anche a distanza di oltre un anno dalla guarigione.

L'Ebola è un virus "rivestito" da una membrana lipidica (fatta di grasso). Questo lo rende strutturalmente fragile all'ambiente esterno rispetto ai virus non rivestiti, ma la sua sopravvivenza dipende drasticamente dalla matrice in cui si trova:
Su superfici asciutte e nude: Se esposto alla luce solare diretta o su superfici metalliche o plastiche asciutte a temperatura ambiente, il virus perde la sua infettività nel giro di poche ore (spesso meno di 24 ore).

All'interno di fluidi corporei: Questo è il vero pericolo. Se il virus si trova protetto all'interno di gocce di sangue, vomito o feci liquide presenti su vestiti, lenzuola o pavimenti, può sopravvivere ed rimanere infettivo fino a 6-7 giorni in ambienti freschi e umidi.

Sensibilità ai disinfettanti: Essendo un virus rivestito, viene distrutto facilmente e istantaneamente dai comuni disinfettanti ospedalieri e domestici, tra cui: soluzioni a base di candeggina (ipoclorito di sodio); alcol etilico o isopropilico al 70%; sapone comune (che scioglie lo strato di grasso esterno del virus, disattivandolo).




Negli altri animali: ospite o killer?
La distinzione tra l'ospite naturale (serbatoio) e l'ospite occasionale (come l'uomo) è fondamentale per capire dove il virus è patogeno e dove invece è innocuo.
L'ospite serbatoio. I veri ospiti naturali del virus Bundibugyo e degli altri ebolavirus sono alcune specie di pipistrelli della frutta africani (come Epomops franqueti o Hypsignathus monstrosus).
In questi animali il virus si è co-evoluto per millenni. I pipistrelli ospitano il virus, lo replicano e lo espellono (attraverso saliva, feci o urina), ma non si ammalano e non mostrano alcun sintomo. Il loro sistema immunitario ha trovato un perfetto equilibrio di tolleranza con il patogeno.
Gli ospiti occasionali: primati e antilopi. Quando il virus "esce" dal cerchio dei pipistrelli, diventa un killer spietato.
  • Grandi Scimmie (Scimpanzé, Gorilla): per loro l'Ebola è devastante tanto quanto per l'uomo, se non di più. Le epidemie di Ebola selvaggia hanno decimato intere popolazioni di gorilla e scimpanzé nell'Africa centrale, con tassi di letalità vicini al 90% per il ceppo Zaire.

  • Cercopitechi e Macachi: Sono estremamente suscettibili e manifestano gli stessi identici sintomi emorragici umani.

  • Antilopi della foresta (Cefalofi) e istrici: Sono stati trovati cadaveri di questi animali infetti nelle foreste durante i focolai. L'uomo spesso si infetta proprio cacciando o macellando queste carcasse.
  • Animali domestici. I cani possono infettarsi se mangiano resti di animali infetti, ma sviluppano un'infezione del tutto asintomatica. Non si ammalano, non muoiono e non è mai stato documentato un passaggio del virus da cane a uomo (anche se eliminano il virus per un breve periodo).
I maiali possono infettarsi (in particolare con il ceppo Reston, non letale per l'uomo, ma sperimentalmente anche con il ceppo Zaire) e causa una grave malattia respiratoria altamente trasmissibile tra di loro.

Il virus Bundibugyo è, in sintesi, un intruso biologico: perfetto e invisibile nei pipistrelli, ma distruttivo e caotico in qualsiasi primate, umano o non umano, che incontra sul suo cammino.


[Articolo in aggiornamento]

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Alcuni articoli apparsi in questo blog su zoonosi recenti per capire l'attuale

Ebola  → bit.ly/38NUrMZ
Zika → bit.ly/2tPKwI2
Nipah  → bit.ly/2GsEyzt
Febbre gialla → bit.ly/2GzZjsM
HIV → bit.ly/2U4yO6N
Hantavirus → bit.ly/38LTvZp e QUI
Influenza → bit.ly/37Alr25
Morbillo → bit.ly/312BGCJ
Rabbia → bit.ly/2vwzhVl

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