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La stanchezza primaverile è un mito?

Molti tra noi lamentano un senso di spossatezza che compare ad ogni primavera.
Vero? Un team di ricercatori svizzeri ha cercato di capire quanto ci fosse di fisiologicamente fondato in questa percezione e quanto fosse invece un fenomeno culturale che si autoalimentava.
I risultati dell'indagine, pubblicati sul Journal of Sleep Research, depongono a favore della seconda ipotesi

Lo studio si è basato su un sondaggio online in cui che ha coinvolto 418 persone, contattate ogni sei settimane per un anno (così da coprire tutte le stagioni) a partire da aprile 2024, per indicare quanto si fossero sentite esausti nelle quattro settimane precedenti. Tra le domande anche quelle riguardo la sonnolenza diurna e la qualità del sonno notturno.
Sebbene all'inizio dello studio, circa la metà dei partecipanti avesse affermato di soffrire di stanchezza primaverile, i dati raccolti non confermarono tale affermazione. Discrepanza sufficiente a fare suonare un campanello d'allarme.
In primavera, le giornate si allungano e se la stanchezza primaverile fosse un autentico fenomeno biologico, dovrebbe manifestarsi durante questa fase di transizione perché il corpo deve adattarsi. Nei dati, tuttavia, la velocità con cui cambiava la durata del giorno non influiva sulla stanchezza dichiarata. Stesso discorso nella comparazione tra i singoli mesi o le stagioni.

I ricercatori interpretano la discrepanza tra la percezione soggettiva e i dati misurati come un'indicazione che la stanchezza primaverile sia più un fenomeno influenzato (e rinforzato) dalla percezione collettiva che una vera e propria sindrome stagionale. Il fatto stesso che esista un termine specifico per definirla fa sì che le persone prestino maggiore attenzione alla sensazione di stanchezza in primavera e interpretino di conseguenza i sintomi di spossatezza. In questo modo, il fenomeno si autoalimenta.

In primavera sentiamo il bisogno di essere più attivi e di approfittare del bel tempo e se, per qualunque motivo, non riusciamo a farlo, spieghiamo la discrepanza tra le aspettative e la resa in una minore energia (che magari è frutto di altre contingenze e che in altri periodi non potremmo associare alla primavera). Spiegare o addirittura giustificare questo fenomeno con la stanchezza primaverile risulta quindi utile.

In generale emerge che le persone si sentono più stanche e dormono un po' di più durante i mesi più bui dell'anno il che ha senso ed è supportato da studi di cronobiologia. Una possibile spiegazione è che la notte biologica, controllata dall'orologio biologico interno, dura un po' di più nei mesi invernali, quindi al diminuire delle ore di buio dovremmo semmai percepire un aumento di "vitalità". D'estate le persone dormono generalmente meno in quel periodo, ma questo non aumenta la stanchezza.

Fonte
- No Evidence for Seasonal Variations in Fatigue, Sleepiness, and Insomnia Symptoms: Spring Fatigue is a Cultural Phenomenon rather than a Seasonal Syndrome
C. Blume, Christine & A. Vorster (2026) Journal of Sleep Research (2026)

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